16 luglio 2019
Aggiornato 02:30

Crisi Milan, Inzaghi chiede tempo ma i tifosi dicono basta

Ennesima figuraccia rossonera al cospetto di un ottimo Empoli. Alla fine il Milan rimedia un pareggio che sta stretto agli uomini di Sarri. Dal tecnico toscano una lezione di calcio a un disperato Inzaghi.

MILANO - Analizzare i numeri del Milan (5 punti accumulati dai rossoneri nelle ultime 7 gare e media retrocessione nel 2015) per cercare di dare un voto al lavoro di Filippo Inzaghi sulla panchina del Milan sarebbe impietoso. Stavolta è toccato all’Empoli impugnare la daga e infilzare il povero e derelitto Milan, all’ennesima figuraccia della sua fallimentare annata. Vedere gli azzurri di mister Sarri dominare i rossoneri in lungo e in largo, malgrado un evidente divario tecnico tra le due rose (provate a rileggere le formazioni e i nomi in panchine delle squadre), è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza del popolo rossonero, sempre più disperato, sconfitto, rassegnato, di fronte a questa infinita raffica di umiliazioni. 

MILAN UMILIATO DALL’EMPOLI - Dalla sede di Casa Milan invece nessuna notizia. Nessuno che alzi la voce per ricordare al tecnico quelli che sono i doveri morali di una squadra come il Milan: giocare bene e soprattutto giocare per vincere, sempre. Un obbligo formale al quale sono - da sempre - vincolati tutti gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina rossonera. Eppure, guardando la prestazione dei ragazzi di Inzaghi contro l’Empoli, le impressioni raccolte sono ben altre. Un Milan dominato da Valdifiori, Mario Ruiz, Tonelli (non certo Ronaldo, Bale e Benzema), incapace di opporre la benchè minima resistenza allo strapotere empolese nemmeno dopo aver segnato il gol del vantaggio, l’ennesima invenzione di Jeremy Menez, stavolta supportato da Bonaventura e Destro.

NEPPURE IL GOL DI DESTRO HA DATO CORAGGIO AL MILAN - Una rete che avrebbe dovuto infervorare la squadra messa in campo da Pippo Inzaghi, consentire ai rossoneri di giocare una partita con maggior leggerezza e serenità e magari cercare di mettere a segno la rete del 2-0 per chiudere il match. Invece ancora una volta dopo aver segnato per primi, i prodi e coraggiosi milanisti si sono rintanati dell’area a protezione di Diego Lopez senza nemmeno tentare di superare la metà campo. 

Se a un atteggiamento di squadra tanto timoroso e insicuro si aggiunge una difesa composta da gente totalmente inadatta ad indossare una maglia gloriosa come quella rossonera (Rami e Paletta coppia da 4 in pagella, sommando i voti), è facile immaginare gli sviluppi del match: gol del pareggio empolese e raddoppio sfiorato in diverse circostanze e impedito solo da Diego Lopez che si è immolato per la causa rimediando pure un’espulsione.

INZAGHI: CI VUOLE TEMPO PER CRESCERE - L’allenatore rossonero, nel post gara è apparso più provato del solito, ormai invecchiato di almeno 20 anni da quando ha accettato di guidare il Milan, eppure non ha fatto mancare agli sconcertati cronisti le solite parole di circostanze, ormai sempre più inaccettabili: «Siamo in un periodo un po' così, abbiamo tanti infortuni ed in ogni partite succede di tutto. Noi non riusciamo a dare continuità alle formazioni a causa degli infortuni. Dobbiamo migliorare perché non possiamo prendere certi gol così non si può prendere».

La sensazione però che a Inzaghi la situazione sia sfuggita di mano si evince dalle dichiarazioni successive: «I tifosi sono come me. Noi dobbiamo rimboccarci le maniche e trasformare i fischi in applausi. Capisco che i milanisti siano abituati ad altro, ma questo ciclo va avanti da anni, ci vuole tempo per crescere».

Certo che se sono questi i miracolosi effetti della terapia Inzaghi, per Berlusconi e Galliani sarà il caso di correre immediatamente ai ripari. Prima che sia troppo tardi.