19 novembre 2019
Aggiornato 00:30

In Polonia e Ucraina rischio torneo «a due velocità»

Lo spettacolo quindi può cominciare, con il rischio che lo standard degli Europei del 2008 in Austria e Svizzera non possa essere soddisfatto in Polonia e Ucraina. I dubbi nascono non tanto sul versante polacco, quanto su quello ucraino

KIEV - Euro 2012 parte con Polonia-Grecia e i presidenti dei due Paesi organizzatori, il polacco Bronislaw Komorowski e l'ucraino Victor Yanukovich, saranno presenti nella tribuna d'onore dello Stadio nazionale di Varsavia, il nuovo gioiello costruito sulla Vistola inaugurato lo scorso gennaio. Come ha confermato il capo di Stato polacco in un'intervista radiofonica alla vigilia del fischio d'inizio, anche alla finale prevista a Kiev il primo luglio, la coppia si ricomporrà di nuovo per chiudere simbolicamente la manifestazione. Una decisione in realtà prevista, ma che getta acqua sul fuoco dopo le polemiche del boicottaggio diplomatico a causa del caso Tymoshenko.

Anche Angela Merkel, che dopo la crociata delle scorse settimane a difesa dell'eroina della rivoluzione arancione, ha lasciato aperto uno spiraglio su una possibile visita in Ucraina: «non ha ancora deciso a quali match assisterà», ha detto mercoledì il suo portavoce Steffen Seibert, senza prendere posizione su un'eventuale trasferta in Ucraina. Rimane in ogni caso da un lato la ferma posizione dell'Unione Europea, che non invierà a Kiev nessun rappresentante, dall'altro il silenzio di Yanukovich, che di fronte al pressing di Bruxelles non si è scomposto più di tanto, soprattutto dopo che l'Uefa aveva confermato che in Ucraina si sarebbe giocato comunque.

Lo spettacolo quindi può cominciare, con il rischio che lo standard degli Europei del 2008 in Austria e Svizzera non possa essere soddisfatto in Polonia e Ucraina. I dubbi nascono non tanto sul versante polacco, quanto su quello ucraino, nonostante Yanukovich e il primo ministro Mykola Azarov continuino a ripetere che è tutto pronto e lo stesso presidente dell'Uefa Michel Platini si sia detto assolutamente convinto che la manifestazione sarà un successo.

In Polonia sono stati investiti oltre 20 miliardi di euro, tra stadi e infrastrutture, mentre le spese ucraine sono state circa sei volte di meno. E se dal punto di vista calcistico Varsavia e Kiev sono alla pari, con gli stadi in perfetto stato, le differenze si sentiranno in altri settori, dall'accoglienza ai trasporti, dove parte delle nuove infrastrutture non è stata portata a termine e quelle vecchie non solo all'altezza.

RaRagione del gap, tra ritardi organizzativi e cattiva gestione dei fondi, è il fatto che la Polonia ha potuto sfruttare tutte le potenzialità del suo ancoraggio all'Unione Europea e relativi fondi, mentre l'Ucraina ha patito non tanto l'isolamento politico della presidenza Yanukovich, arrivato solo negli ultimi mesi, quanto la cronica instabilità economica di un Paese ancora in piena transizione postcomunista.

L'economia polacca, che durante la crisi del 2009 ha continuato a crescere di quasi il 2% mentre quella ucraina sprofondava di oltre il 15%, conferma i ritmi di crescita maggiori in Ue: +4,3% nel 2011, 2,5% previsto per quest'anno. Ma anche solo il fatto che Kiev sia secondo Trasparency International al 152esimo posto nella classifica della corruzione e Varsavia al 41esimo (l'Italia è 69esima) la dice lunga su quanto la cattiva amministrazione abbia potuto influenzare nei rispettivi Paesi la preparazione all'evento.

Differenze simili esistevano d'altra parte già nel 2007 (Polonia al 61, Ucraina al 118) quando gli Europei sono stati assegnati. Ciò che riavvicina Polonia e Ucraina è invece l'entusiasmo con cui ci si appresta a ospitare gli Europei. Mentre a Varsavia e dintorni l'onda è partita da tempo, dalle parti di Kiev il periodo di carburazione è durato più a lungo ed ora, nonostante il timore di fare una figura meno bella dei vicini polacchi, la febbre è salita davvero, unita alle speranze di un rilancio del Paese. Yanukovich ieri ha ammesso che «i preparativi per Euro 2012, per usare un eufemismo, non sono stati facili», aggiungendo però che il terreno perduto è stato recuperato e che tutto quello che è stato fatto «creerà nuove opportunità per il Paese e le generazioni future». Per le prossime tre settimane sarà comunque il pallone a dettare legge, poi ritorneranno i problemi di sempre e con essi il primo banco di prova per la tenuta del presidente, le elezioni parlamentari di ottobre.