18 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Alimenti a rischio

Parmigiano, prosciutto e olio extravergine: fanno male come le sigarette. Coldiretti: «posizione priva di basi scientifiche»

La proposta dell’ONU: mettere etichette sui prodotti tipici italiani – da sempre considerati benefici – che ne scoraggino il consumo. Esattamente come le sigarette.

Parmigiano, prosciutto e olio extravergine: fanno male come le sigarette?
Parmigiano, prosciutto e olio extravergine: fanno male come le sigarette? Shutterstock

A forza di studi scientifici, di indagini e di presunti effetti collaterali derivanti da cibo e bevande di uso comune, arriveremo – con molta probabilità – al punto di non mangiare più niente. Eh sì, perché, a quanto pare, vi è nuova battaglia in corso, promossa dall’Onu e spalleggiata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale sembra andare contro alimenti da sempre considerati salubri e facenti parte della dieta mediterranea. Stiamo parlando di vino, olio extravergine di oliva, prosciutto e persino parmigiano. Insomma, se saremo fortunati un giorno potremo ancora mangiare verdure e cereali, ma non è detto (se continuiamo di questo passo).

Nocivi come le sigarette
La proposta dell’Onu sarebbe quella di «eliminare» molte delle eccellenze agroalimentari italiani perché ritenute nocive per al nostra salute. Ma non preoccupatevi più di tanto, perché questi alimenti saranno comunque disponibili sul mercato italiano – esattamente come accade con le sigarette – ma verranno, probabilmente, dotati di un’etichetta che ne scoraggia l’utilizzo. Del genere: «nuoce gravemente alla salute». In pratica potrete mangiare quello che vorrete ma con molta probabilità vi rovinerete la digestione al sol pensiero della loro presunta pericolosità.

Cosa si rischia?
La vera battaglia non è, quindi, nei confronti del cibo in sé ma con la presunta nocività degli acidi grassi contenuti in questi alimenti. Grassi associati – da alcuni scienziati ma non da tutti – alla comparsa di diabete, patologie cardiovascolari, tumori e cancro. Stiamo parlando di malattie che, a detta degli esperti, potrebbero diminuire di un terzo tra poco più di dieci anni solo grazie alle etichette presenti negli alimenti.

Un grave danno all’economia del paese
In realtà nessuno sa se mettendo le etichette nel parmigiano e nel prosciutto la gente davvero assisterà a una riduzione delle malattie. Ricordiamo che studi recenti hanno messo in evidenza esattamente l’opposto: alcuni grassi contenuti nel formaggio proteggerebbero le persone da malattie metaboliche e cardiovascolari. La manovra, quindi, potrebbe solo danneggiare l’economia italiana e non ottenere i benefici attesi.

Poche basi scientifiche
«Una posizione priva di solide basi scientifiche che va contro gli stessi principi della dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari che ha consentito agli italiani di conquistare valori record nella longevità a livello mondiale, con una speranza di vita di 82,8 anni (85 per le donne e 80,6 per gli uomini)», spiega Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Firenze-Prato e Pistoia. «In questo modo si mette in pericolo non solo la salute dei cittadini italiani ed europei, ma anche un sistema produttivo di qualità che si è affermato pure grazie ai riconoscimenti dell’Unione Europea. In gioco per l’Italia c’è la leadership in Europa nelle produzioni di qualità con 293 riconoscimenti di prodotti a denominazione (Dop/Igp)».

Chi c’è dietro questa azione?
«Alle Nazioni Unite, sotto il pressing di poche multinazionali, si cerca di affermare un modello alimentare fuorviante, discriminatorio e incompleto, che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle nostre tavole, per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Le distorsioni provocate dal sistema di informazione visiva adottato con formule diverse in Gran Bretagna e Francia è solo il punto di partenza dell’iniziativa dell’Onu, che sta addirittura teorizzando appositi sistemi di tassazione per colpire i prodotti della dieta mediterranea, garanzia di benessere e longevità», conclude Roberto Moncalvo. E’, infatti, importante sottolineare che i prodotti realmente nocivi, come quelli iper-trasformati, pieni di additivi, già pronti (tra questi prodotti da forno, dolci, ma anche piatti pronti da scaldare), non viene fatta alcuna menzione. Quindi avremmo etichette su prodotti da sempre considerati salutari e parte integrante della dieta mediterranea, ma non su quelli che davvero nuocciono alla salute. Nel frattempo vi consigliamo di dare uno sguardo alle ultime ricerche (elencate qui sotto) che hanno evidenziato i benfici di vino, formaggio e olio extravergine di oliva.

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