15 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Studio Glutox degli specialisti AIGO

Glutine «colpevole» anche del colon irritabile

Se interrompe l'assunzione di cibi con glutine un paziente su quattro non soffre più dei sintomi e dei disturbi sinora attribuiti alla sindrome del colon irritabile o ad altre alterazioni del funzionamento dell'apparato digerente.

ROMA (askanews) - Se interrompe l'assunzione di cibi con glutine un paziente su quattro non soffre più dei sintomi e dei disturbi sinora attribuiti alla sindrome del colon irritabile o ad altre alterazioni del funzionamento dell'apparato digerente. Lo mostra lo studio «Glutox» dell'Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) che ha come obiettivo verificare la reale diffusione della sensibilità al glutine, patologia diversa dalla celiachia e caratterizzata dagli stessi sintomi.

Per comprendere quale fosse la reale causa dei disturbi lamentati dai pazienti i ricercatori li hanno privati di alimenti con glutine per tre settimane. Dopo questo periodo, l'alimento è stato reintrodotto ed è emerso che il 25% di loro manifestava di nuovo gravi sintomi. Pertanto è possibile ipotizzare che questi pazienti potrebbero essere sottoposti a una terapia esclusivamente basata sulla dieta, simile a quella per la malattia celiaca.

Sottolinea Luca Elli, coordinatore dello studio «Glutox» promosso dall'Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO): «In vista delle festività pasquali e più in generale per la qualità di vita dei pazienti si tratta di una notizia positiva: rispetto alla celiachia, patologia che impone una dieta stretta totalmente priva di glutine, chi soffre di sensibilità a questa sostanza può, a seguito dell'indicazione del suo medico, alternare periodi di astinenza a fasi in cui può assumere glutine. A Pasqua, quindi, se lo specialista è d'accordo, si può fare uno 'strappo alla regola' per una fetta di colomba».

Oltre alla ormai conosciuta celiachia si sta delineando oggi un nuovo disordine, la «sensibilità al glutine», sempre causato dall'ingestione di questo alimento, ma che colpisce pazienti né celiaci né allergici al grano. Si stima che potrebbe interessare tra il 5 e il 10% della popolazione italiana. Questo disturbo provoca sintomi clinici simili a quelli della sindrome dell'intestino irritabile (dolore addominale, gonfiore etc) e manifestazioni extraintestinali aspecifiche (eczemi, prurito, cefalea etc), che solitamente insorgono a breve distanza dall'assunzione di glutine ed altrettanto rapidamente regrediscono in seguito a una dieta ad esclusione. Nonostante si tratti di una condizione verosimilmente comune nella popolazione, i suoi meccanismi risultano ad oggi solo parzialmente chiariti e da ciò deriva una gestione non soddisfacente dei pazienti.