15 luglio 2019
Aggiornato 22:00
Sensibilità al glutine non celiaca

Sensibilità al glutine non celiaca, arriva il nuovo test ideato da scienziati italiani

Grazie ad alcuni ricercatori dell’Università di Bologna, finalmente anche le persone che soffrono di sensibilità al glutine potrebbero ottenere la conferma da un semplice test

Un nuovo esame per la sensibilità al glutine di origine non celiaca
Un nuovo esame per la sensibilità al glutine di origine non celiaca Shutterstock

Dagli scienziati dell’Università di Bologna, sembrano arrivare nuove speranze diagnostiche per tutte le persone che affermano di essere sensibili al glutine. Purtroppo, la maggior parte di questa trovano scarsa attenzione in ambito medico perché tale patologia non è mai stata confermata del tutto. Il motivo per cui ciò è accaduto è che sono state trovate – durante le indagini scientifiche – molte persone eccessivamente suggestionabili (al solo credere di introdurre glutine, anche se non era vero, già avvertivano i sintomi) e, per tale motivo, difficili da tenere in considerazione. Nel mucchio, tuttavia, sembra anche esserci una piccola percentuale (circa lo 0,6%) di pazienti che davvero soffrono di un’ipersensibilità al glutine. A questa categoria di persone sembrano essere destinate interessanti novità.

Sensibilità al glutine

Si chiama sensibilità al glutine di origine non celiaca o, per essere usare un termine inglese, Non-Celiac Gluten Sensitivity. Si tratta di una condizione medica caratterizzata da sintomi gastrointestinali (e non solo) aspecifici. Un ristretto numero di pazienti sembrano manifestare tali segni senza avere, tuttavia, la celiachia. E pare anche che traggano giovamento da una dieta gluten-free.

Il nuovo metodo diagnostico

Il nuovo metodo diagnostico, ideato dall’Università di Bologna in collaborazione con il Policlinico di Sant’Orsola è stato strutturato in due fasi. La prima – soggettiva – prevede l’utilizzo di un questionario sintomatologico. La seconda – oggettiva – sfrutta alcuni esami sierologici che identificano alcuni marcatori specifici. «Il vantaggio principale del nuovo sistema è la sua capacità di formulare una diagnosi oggettiva, in contrapposizione all’attuale metodologia basata esclusivamente sui sintomi riferiti dai pazienti», spiega Giovanni Barbara, docente dell’Università di Bologna. In sintesi, l’associazione di questi marcatori sierologici e le dichiarazioni del paziente sarebbero sufficienti a diagnosticare la sensibilità al glutine di origine non celiaca. E questo sarebbe perfettamente distinguibile da chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile o celiachia. Insomma, un metodo che aiuterà senz’altro tante persone a chiarire se si tratta – o meno – di una vera intolleranza.