29 settembre 2020
Aggiornato 17:30
MoVimento 5 Stelle

Referendum, Luigi Di Maio accusa: «Chi sta nei Palazzi vota No, ma i cittadini sono per il Sì»

Il ministro grillino degli Esteri: «Mai come in questo è necessario far sentire la voce degli italiani. Il taglio dei parlamentari renderà le Camere più efficienti»

Video Agenzia Vista

A sostenere il No nel referendum confermativo della riforma costituzionale che taglia i parlamentari di Camera e Senato c'è «un fronte molto di establishment, molto interno ai partiti». Lo ha affermato, in una diretta video su Facebook, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

«Iniziamo questa campagna referendaria nei prossimi giorni, io - ha annunciato l'ex capo politico del Movimento 5 stelle - sarò nei territori insieme agli altri portavoce». Secondo l'esponente stellato «una vittoria quella del sì ci dà di nuovo la ragione, ci restituisce un briciolo di normalità nelle istituzioni della Repubblica: io sostengo che con un numero minore di parlamentari la qualità delle leggi si innalzerà. Commissioni più ristrette, un parlamento che avrà possibilità di dibattere più tempo con meno parlamentari», questa, ha ricordato Di Maio, «è una battaglia del Movimento 5 stelle e di tutti i cittadini italiani».

«Bisogna far sentire la voce dei cittadini per il sì perché ci sarà una voce dei palazzi per il no», ha concluso Di Maio.

Modena: «Di Maio dal palazzo parla contro il palazzo»

«Gli appelli via Facebook del ministro degli Esteri relativi al Referendum fotografano il 'cul de sac' in cui si è messo con la manfrina del taglio dei parlamentari. Un ministro degli Esteri, che sta nel 'palazzo', e chiama i cittadini contro il 'palazzo' deve fare pace con se stesso». Lo ha dichiarato in una nota Fiammetta Modena, senatrice di Forza Italia.

A giudizio dell'esponente azzurra l'episodio «disgraziatamente fotografa anche il degrado nel quale questo Governo, a trazione grillina, ha portato il Paese. Il fronte del No si palesa per questo: uno strumento per esprimere il dissenso democraticamente. Accadde nel 2005 e nel 2016».

«E' però inaccettabile - ha detto ancora Modena - la paternale di Di Maio alla luce di come ha svolto e svolge il suo mandato. C'è l'emergenza sbarchi: il ministro degli Esteri è andato in Tunisia, ha lasciato circa 11 milioni e l'Italia paga due volte: una per non far partire i barchini, l'altra per accogliere chi arriva dai barchini».

«Ci sono le elezioni regionali e l'alleanza con il Pd e anche su quelle Di Maio si arrampica sugli specchi. Del resto si è rimangiato la regola dei due mandati e delle alleanze, poi non ha fatto le alleanze... c'è poco da dire... Però... il referendum lo appassiona. E invoca: 'la parola d'ordine è e deve essere normalità. Un Paese normale, con una classe politica normale'. La domanda è d'obbligo: il ministro degli Esteri, già vicepremier e capo dei 5 stelle pensa di rappresentare questa normalità? Vogliamo la 'normalità di Di Maio'? Pensare a un parlamento ridotto a un ruolo di controllo? In uno Stato liberale e di diritto? No, gli italiani devono mandare un messaggio chiaro. La parola d'ordine è competenza e dedizione e non abitano in casa Di Maio».