23 maggio 2022
Aggiornato 17:00
Elezioni Quirinale

Enrico Letta evita l'abbraccio M5s-Lega, ma nel centrosinistra il vero vincitore è Luigi Di Maio

Per il PD la rielezione di Mattarella è una vittoria, arrivata quando ormai si cominciava a temere il peggio, cioè l'elezione di un presidente imposto da altri e la fine della legislatura per la rottura della maggioranza di governo

Il Segretario del PD, Enrico Letta
Il Segretario del PD, Enrico Letta Foto: ANSA

Solo 24 ore fa stavano ripartendo le tensioni, le minacce di contarsi, i malumori. Un copione visto tante volte nel Pd. Stavolta, però, il finale è diverso, non è il bis del famosi «101» che affossarono Romano Prodi, le fibrillazioni svaniscono con le prime luci del giorno, dopo una nottata con il timore che il Pd potesse appoggiare il tentativo di blitz M5s-Lega-Fdi sul nome di Elisabetta Belloni. Tutto rientra non appena dal vertice di maggioranza di questa mattina trapela che si sta per concretizzare «uno dei due veri obiettivi di Enrico Letta», cioè la rielezione di Sergio Mattarella dice un parlamentare Pd. Anche se la postilla è: «Erano i suoi due nomi fin dall'inizio: Sergio Mattarella e Mario Draghi. Anche se non abbiamo capito in quale ordine?».

Poco importa, a questo punto. La rielezione di Mattarella è una vittoria, arrivata quando ormai si cominciava a temere il peggio, cioè l'elezione di un presidente imposto da altri e la fine della legislatura per la rottura della maggioranza di governo. Un traguardo raggiunto mentre il centrodestra esplode e Forza Italia avvia un interessante percorso di da Lega di emancipazione da Lega e Fdi e mentre Matteo Salvini incassa, di nuovo, un brutto colpo. Il leader democratico riesce anche a schivare il colpo che Matteo Renzi aveva preparato da mesi, l'elezione di Pierferdinando Casini, «un nome che ci avrebbe creato grosse difficoltà», ammette un parlamentare vicino al leader Pd. «Mezzo partito ha giocato di sponda con Renzi, su Casini?», e il riferimento non è solo all'area di Base riformista, l'ex presidente della Camera era in cima alla lista anche per Dario Franceschini. Ma l'altro «mezzo Pd», cioè quello che viene dai Ds avrebbe digerito davvero a fatica l'ex leader dell'Udc, candidato nel 2018 nelle liste Pd da Renzi.

Il vero vincitore è Luigi Di Maio

Certo, ci sono gli strascichi delle tensioni con Giuseppe Conte. Il leader M5s oggi ha di fatto accreditato la versione di Matteo Renzi, cioè che anche Letta avrebbe dato il via libera alla Belloni, prima di fare marcia indietro per l'opposizione di mezzo Pd, Iv e Leu. «I nomi li abbiamo sempre condivisi. Letta mi ha affiancato nelle trattative», ha rivendicato il leader M5s. Parole che il leader Pd fa finta di non sentire, limitandosi a dire che «ci sono state delle frizioni», ma «oggi tutto è stato chiarito sufficientemente, per quanto mi riguarda». Un dirigente di primo piano sorride quando gli vengono ricordate le parole di Conte: «Oggi è un giorno di festa?».

E la festa si fa davvero, in Transatlantico, dopo la proclamazione di Sergio Mattarella. I grandi elettori presenti accolgono Letta con un lungo applauso, quando esce dall'aula. Lui è persino imbarazzato, un po' arrossisce, poi però si concede ai selfie e agli abbracci. Una celebrazione che qualcuno nota, dentro M5s, tanto che dopo qualche minuto appare anche Conte. I due si abbracciano, si mostrano ai giornalisti insieme, per archiviare gli ultimi giorni di tensioni e dispetti reciproci. Per stasera va bene così, anche se questo voto è destinato a lasciare un segno anche tra gli equilibri nel centrosinistra e dentro M5s, dove «il vero vincitore è Luigi Di Maio», dice un parlamentare democratico.