25 luglio 2021
Aggiornato 08:00
Il Governo e le riforme

Riforma della Giustizia, «proficuo» l'incontro Draghi-Conte ma M5s ribolle

Come questo si tradurrà nella battaglia parlamentare sulla riforma del processo penale che si apre questa settimana in commissione alla Camera non è ancora chiaro

Giuseppe Conte con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Giuseppe Conte con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi ANSA

Giuseppe Conte assicura «pieno sostegno» di M5s al governo Draghi per il completamento del piano vaccinale, «unico vero antidoto alla diffusione della pandemia». Sulla riforma della giustizia, invece, garantisce «un contributo attento e costruttivo» e avverte che i pentastellati in Parlamento saranno «molto vigili» e lavoreranno a «miglioramenti e interventi che possano scongiurare soglie di impunità». Insomma, così come è stato approvato dal Consiglio dei ministri - anche con l'ok dei ministri 5 stelle - il pacchetto di emendamenti Cartabia continua a non andare giù al leader in pectore del Movimento ma dopo l'incontro di questa mattina con il premier Mario Draghi a Palazzo Chigi l'ascia di guerra sembra seppellita.

Le dichiarazioni rilasciate dall'ex premier davanti alla sede del governo dopo circa tre quarti d'ora di colloquio - il primo dopo il passaggio di consegne a febbraio - sono decisamente lontane dai toni forti trapelati nei giorni scorsi. Come questo si tradurrà nella battaglia parlamentare sulla riforma del processo penale che si apre questa settimana in commissione alla Camera non è ancora chiaro.

Domani scadrà il termine per la presentazione dei subemendamenti agli emendamenti governativi e dal gruppo dei pentastellati ne arriveranno diversi. E' sul piede di guerra Giulia Sarti, deputata M5s e relatrice del testo insieme al dem Franco Vazio. «La mia opinione - dice la pentastellata - è la stessa della scorsa settimana». Ovvero: «Io non voterò mai la schifezza incostituzionale sulla prescrizione portata avanti dalla Cartabia. Non mi rappresenta. E non rappresenta nessun parlamentare del Movimento 5 Stelle che abbia la capacità e la voglia di prendere posizione». Oggi si limita ad aggiungere: «Lavoriamo per migliorare il testo. La riforma c'era già». Cioè quella approvata in Cdm dal governo Conte 2 con Alfonso Bonafede ministro su cui ora intervengono gli emendamenti Cartabia. «Ci sono state solo delle aggiunte», osserva Sarti.

Il Pd - che ieri con il segretario Enrico Letta ha raccolto la richiesta di miglioramenti avanzata da Conte - prova a mediare e valuta di presentare alcuni emendamenti nella direzione indicata da Vazio secondo il quale «parlando di prescrizione processuale se un processo è complesso, lo è a prescindere dai reati giudicati». L'ipotesi è di eliminare dal testo la lista dei reati per lasciare al giudice la possibilità di valutare se, per numero degli imputati e complessità dei reati, il processo in appello deve durare tre, anziché due anni come impone la riforma Cartabia per il secondo grado. Ma, precisa Vazio, «non è intenzione del PD snaturare in alcun modo la riforma, meno che meno sul tema della prescrizione sostanziale e processuale. Si valutano miglioramenti nel solco tracciato dalla Ministra».

Ministra che oggi, intervenendo nel corso di un convegno presso la Corte d'Appello di Firenze, ha ricordato: «Se proprio dobbiamo ricorrere a degli slogan, alle frasi fatte del linguaggio mediatico, più che di 'riforma Cartabia' potremmo parlare di 'mediazione Cartabia' ed è frutto di una responsabilità condivisa: quella che attualmente è all'esame del Parlamento è una riforma approvata dall'intero governo dopo mesi di dialoghi, di confronti a 360 gradi e di lunghe e pazienti trattative e mediazioni a cui hanno partecipato e dato il loro contributo tutti i protagonisti della vita della giustizia e tutti protagonisti politici della maggioranza».

Le parole della Guardasigilli non sembrano lasciare spazio a modifiche. Forse a qualche ritocco e alla possibilità di lasciare alla Commissione qualche giorno in più per l'esame facendo slittare l'approdo del ddl in aula, previsto per venerdì 23, alla prossima settimana ma senza ulteriori rinvii. Oggi Conte ha riferito che Draghi non gli ha manifestato l'intenzione di porre la questione di fiducia sul provvedimento e per il governo non sarebbe certo auspicabile ma non è escluso ci si possa arrivare se davvero, come aveva dichiarato Sarti sul suo profilo facebook dopo il passaggio in Cdm, l'intenzione di alcuni pentastellati è di fare le «barricate» in Parlamento.

(con fonte Askanews)