26 febbraio 2021
Aggiornato 02:30
La scelta di Draghi

Coesione, vaccini e lavoro tra le priorità del Governo Draghi

Il Presidente del Consiglio ha passato la giornata di ieri nel suo ufficio a Palazzo Chigi, per impostare le linee del programma da presentare alle Camere e per avviare l'azione di Governo

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi ANSA

La pandemia da Covid 19, con le varianti che preoccupano, il lavoro, la ripresa economica, l'ambiente. E la necessità di lavorare con coesione, nessuno escluso, per l'interesse nazionale. Questi alcuni dei temi che saranno al centro del discorso che il presidente del Consiglio Mario Draghi terrà mercoledì in Senato per la fiducia.

Il Presidente del Consiglio ha passato la giornata di ieri nel suo ufficio a Palazzo Chigi, per impostare le linee del programma da presentare alle Camere e per avviare l'azione di governo. Da sabato, Draghi ha messo a punto lo staff, con la conferma di Roberto Chieppa come segretario generale e la nomina di Antonio Funiciello a capo di gabinetto, e ha esaminato i principali dossier aperti per l'esecutivo. Ma la prima cosa da fare è appunto il passaggio parlamentare, dove non ci sarano certo problemi di numeri (nonostante i malumori M5s), ma che è molto atteso, visto anche il rigoroso silenzio che ha accompagnato la nascita del suo governo. Un riserbo che continua anche oggi e dunque per capire quello che dirà ci si deve affidare a quello (poco) che ha detto negli ultimi giorni e alle idee espresse negli ultimi interventi pubblici.

Sicuramente il premier ribadirà a tutto il Parlamento l'appello rivolto ai ministri sabato scorso, durante la prima riunione del Consiglio. In quell'occasione, secondo quanto riferito dai partecipanti, Draghi ha chiesto di «lavorare insieme» al di là «delle divisioni tra le forze politiche» ponendo davanti a tutto «l'interesse del Paese» che deve essere «messo in sicurezza» in un momento di «grande difficoltà».

E poi ci sono le questioni da affrontare con urgenza. La prima è quella della pandemia, con i timori suscitati dalle varianti che potrebbero costringere il governo a nuove restrizioni, chieste oggi dall'Istituto superiore di sanità. Per evitare di avere ancora davanti un intero anno di massima emergenza occorre far partire rapidamente una massiccia campagna di vaccinazioni. Al momento mancano le dosi necessarie, ma il governo conta di averne a sufficienza a partire da aprile e l'obbligo assoluto sarà di farsi trovare preparati per garantire le somministrazioni al maggior numero possibile di persone nel più breve tempo possibile.

L'altra emergenza è quella economica, con il tessuto produttivo del Paese piegato e arrabbiato e casi, come quello dello sci, che già fanno fibrillare le forze politiche della neonata maggioranza. Subito deve essere dunque sbloccato il decreto 'Ristori 5', rimasto indietro a causa della crisi politica, ma non solo. Il 31 marzo scade il blocco dei licenziamenti con il rischio concreto di avere una ulteriore e grave emorragia occupazionale. Draghi, nel corso delle consultazioni, aveva sottolineato alle forze politiche la preoccupazione su questo punto, garantendo la volontà di mettere in campo una politica di aiuto e di «coesione sociale».

Certo è che i sussidi e gli aiuti dovranno essere mirati e inseriti in una strategia di ricostruzione. «L'emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre. Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire», aveva detto a questo proposito lo scorso agosto al Meeting di Rimini, dove aveva posto l'accento su un'altra sua priorità: i giovani, la formazione e la scuola. «La situazione presente - aveva detto - rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento».

In questa visione del futuro si inserirà la strategia del Recovery plan, che Draghi gestirà soprattutto in prima persona e con i 'suoi' ministri tecnici: il titolare del Mef Daniele Franco e gli esperti di innovazione Vittorio Colao e Roberto Cingolani, che dovranno guidare una transizione nel segno della modernizzazione e, ha assicurato Draghi ai partiti, dell'ambiente.

(con fonte Askanews)