11 maggio 2021
Aggiornato 06:00
Venti di crisi

Vertice di Governo: altro scontro, altro rinvio

La cronaca della riunione di maggioranza convocata dal Premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, con i capi delegazione e i rappresentanti di partito, alcuni in presenza, molti in collegamento

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

Tre ore e mezzo di discussione serrata, con momenti di tensione e accuse reciproche. E alla fine l'impegno a trasmettere il testo definitivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza ai ministri almeno 24 ore prima di portarlo nel Consiglio dei ministri, che potrebbe tenersi martedì. Questa la cronaca della riunione di maggioranza convocata dal premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, con i capi delegazione e i rappresentanti di partito, alcuni in presenza, molti in collegamento. «Nessuna coltellata, essere in pochi ha aiutato», ha scherzato la capogruppo di Leu Loredana De Petris lasciando Palazzo Chigi.

La seduta è stata aperta da una lunga introduzione del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, che ha illustrato le linee guida del Piano, inviate ieri ai partiti. «Tutti i contributi delle varie forze politiche sono serviti a migliorare l'attuale bozza di lavoro del Recovery Plan», ha detto il premier Giuseppe Conte, sottolineando che un ritardo «comprometterebbe la nostra ripresa e sarebbe imperdonabile rispetto ai cittadini».

Ma Italia viva ha subito contestato il metodo, chiedendo di vedere non «la sintesi» ma l'intero Piano perchè «si è perso sin troppo tempo». I renziani assicurano che, una volta ricevute le carte, darà una propria valutazione entro 24 ore. E le carte arriveranno in tempo utile, ha garantito Gualtieri. La posizione di Iv ha però fatto infuriare gli alleati. Per il Pd occorre «procedere in fretta» e «i partiti non possono commissariare il Consiglio dei ministri».

I renziani, è stata l'accusa venuta anche da M5s e Leu, stanno «ostacolando e prendendo in ostaggio il Recovery» su cui invece sono stati fatti «ottimi passi avanti». Parole che hanno fatto scaldare gli animi. «Chiediamo chiarezza e trasparenza. Non diamo assensi a scatola chiusa», hanno ribattuto i renziani. Anche sui temi, però, le distanze sono rimaste ampie: come sulla richiesta, avanzata dal capogruppo Iv al Senato Davide Faraone, di attivare il Mes sanitario o di esprimersi sul Ponte sullo Stretto. «Cose che con il Recovery non c'entrano niente», hanno replicato da Leu.

Alla fine c'è stato una sostanziale intesa, spiegano fonti dell'esecutivo, per una ipotesi di Consiglio dei ministri martedì. Ma Conte ha fatto anche una mossa in più, annunciando di voler convocare, a stretto giro, tavoli «politici» per condividere una «lista di priorità» per la parte restante della legislatura. Basterà per evitare in extremis la crisi?

(con fonte Askanews)