23 luglio 2021
Aggiornato 18:00
Venti di crisi

Luigi Di Maio difende Conte: «Metterlo in discussione è folle»

Il Ministro degli Esteri: «Il MoVimento 5 Stelle non può consegnare il Paese in mano a chi diceva che la mascherina non serve». Martina: «Non escludo rimpasto ma al voto se salta il banco»

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio Palazzo Chigi

«Spingere al voto il Paese nel pieno della terza ondata sarebbe un fallimento, rischiamo di compromettere i fondi del Recovery. Senza quei 209 miliardi l'Italia è morta, non c'è futuro. Se si va a votare il Recovery rischia di saltare». Così Luigi Di Maio a quanto riportato dal Corriere della Sera.

«Conte va difeso, metterlo in discussione è folle», il ragionamento dell'ex capo politico del ministro degli Esteri. Il Movimento 5 stelle «ha una responsabilità di governo e deve onorarla a differenza di quanto hanno fatto altri in passato, non può consegnare il Paese in mano a chi diceva che la mascherina non serve».

Martina: «Non escludo rimpasto ma al voto se salta il banco»

«Non capisco perché dovremmo escludere a priori l'ipotesi di una riorganizzazione della squadra, dal momento che non si tratterebbe né di una sconfitta né di una vittoria, ma di uno strumento per interpretare la nuove sfide che abbiamo davanti» lo dice Maurizio Martina, deputato ed ex segretario Pd, in un'intervista a iNews24.it.

«Io sono ancora convinto che le forze maggioranza abbiano al loro interno le energie per costruire insieme questa nuova agenda - continua - bisogna solo riuscire a metterle a servizio di questa operazione di governo». Martina, però, esclude categoricamente una possibile sostituzione del premier Conte con un esponente Pd come Dario Franceschini: «Il cambio alla presidenza del Consiglio non è un tema che prenderei in considerazione. Il lavoro del premier finora è stato prezioso e cruciale e credo lo sarà anche in prospettiva».

Il deputato si dice anche scettico sulla formazione di nuovi esecutivi in caso di strappi all'interno della maggioranza: «Se una maggioranza come la nostra, nata per ancorare l'Italia a una prospettiva europeista ed evitare i rischi di una deriva salviniana, dovesse frantumarsi in un passaggio fondamentale come questo, diciamo che farei fatica a immaginare che dal giorno dopo si possa tornare a discutere come se nulla fosse. Quelli che dicono che 'comunque non si andrà al voto' non riflettono sul fatto che se fai saltare il banco, poi è difficile convincere gli altri a sedersi di nuovo».

Romano: «Chiudere verifica e rilanciare governo»

«Le parole che il Presidente Mattarella ha usato nel messaggio di fine anno sono la bussola di questo passaggio. Essere 'costruttori' significa mettere da parte ricatti e piccole tattiche e guardare alla sostanza di quello che serve all'Italia: da un lato chiudere al più presto una verifica che ci vede come l'unico grande paese europeo a discutere di crisi di governo nel pieno della pandemia, dall'altro rilanciare l'azione di governo a partire dal completamento della proposta italiana sul Recovery Fund». Così Andrea Romano, portavoce di Base Riformista, l'area Pd guidata da Lotti e Guerini, al «Corriere della Sera».