2 giugno 2020
Aggiornato 01:00
Decreto cura Italia

No al MES, la Camera boccia ODG Meloni. M5S cambia idea e vota col PD. Sparuta pattuglia Lega non contribuisce a battaglia

Al momento della verità, tranne sette grillini che hanno votato con FDI, i 5 Stelle hanno votato compatti assieme al Pd, da sempre favorevole sia a parole che nei fatti al Fondo salva stati

Video Agenzia Vista

Dopo settimane e settimane di polemiche tra governo e maggioranza da una parte e opposizione dall’altra, 216 voti contrari e 119 favorevoli hanno sancito il «redde rationem» sul Mes. La resa dei conti è arrivata oggi sotto forma di un ordine del giorno presentato alla Camera da FDI al decreto Cura Italia e che, se approvato, avrebbe impegnato il governo a non ricorrere mai al Fondo salva stati. Ma così non è stato. La maggioranza, infatti, ha seguito quasi all’unanimità il parere indicato dal governo e ha votato contro.

In mattinata, era stata la stessa Giorgia Meloni, prima firmataria dell’emendamento, a provare a portare il M5s dalla sua parte dicendosi pronta a ritirare la propria firma - qualora questa potesse essere vista come un ostacolo al voto favorevole dei grillini - sostituendola con una di un deputato Cinque Stelle. Ma il calumet della pace offerto da FDI a quel M5S che a parole continuava a ripetere di essere contrario al Mes («Non lo accetteremo mai» aveva detto il capogruppo Crippa) non è mai stato fumato. E così, al momento della verità, tranne sette grillini che hanno votato con FDI, il M5s ha votato compatto assieme al Pd, da sempre favorevole sia a parole che nei fatti al Fondo salva stati. E Forza Italia? E la Lega? I primi non hanno partecipato alla votazione, d’altronde i vertici forzisti avevano già più volte dichiarato la loro vicinanza politica al Mes. I secondi, da quello che si ammette ‘off record’, una spaurita pattuglia leghista sembra non abbia contribuito granché a questa battaglia che per il Carroccio e per FDI è sempre stata considerata fondamentale per il futuro dell’Italia.

Ma l’emendamento di Giorgia Meloni, seppur bocciato, ha avuto la capacità di segnare comunque una linea spartiacque non solo all’interno della maggioranza, dove il Pd oramai sembra dettare una linea e il M5S sembra seguirla pedissequamente, ma anche all’interno dello stesso Movimento 5 Stelle dove i malumori e non solo (oggi è stata la volta della deputata Bologna a lasciare il Gruppo per passare al Misto) sono oramai quotidiani.

Quattordici giorni fa il duro attacco del presidente del Consiglio Conte a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, tacciati entrambi in diretta tv di dire bugie agli italiani sulle reali intenzioni del governo sul Fondo salva stati aveva aperto una voragine tra governo e opposizione. Oggi, il voto in Aula, non solo ha cristallizzato nero su bianco agli occhi degli italiani le diverse posizioni in campo ma ha aperto probabilmente, se non una voragine, certamente un’altra crepa nel M5S dove i malpancisti sembrano non essere più disposti a chinare la testa al Pd. Di certo, del partito del Vaffa-day che dall’opposizione picconava tutto e tutti, sembra essere rimasto solo un lontano ricordo.

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