28 settembre 2020
Aggiornato 00:00
L'intervista

Lenzi: «Così la paura del coronavirus sta minacciando le nostre libertà»

Massimiliano Lenzi, giornalista del Tempo e autore del libro «Shining Italia», analizza al DiariodelWeb.it il nuovo bipolarismo politico tra libertà e paura

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

«Wendy, sono il lupo cattivo!» Ricordate quella formidabile scena di Stanley Kubrick in cui un inquietante Jack Nicholson minacciava con l'accetta la moglie, infilando il suo volto nello squarcio della porta? Ecco, proprio questa è l'immagine che Massimiliano Lenzi, giornalista del Tempo, ha voluto scegliere per descrivere lo stato attuale del nostro Paese, nel suo ultimo libro intitolato, non a caso, «Shining Italia». Come Jack Torrance, protagonista della pellicola (e dell'omonimo romanzo di Stephen King), un'intera nazione si è ritrovata isolata, e a rischio di perdere la testa.

Perché? Per colpa della paura del coronavirus, di fronte alla quale gli italiani sono stati disposti addirittura a cedere le proprie libertà fondamentali. Mettendole nelle mani di un governo che, dal canto suo, ha approfittato della situazione per consolidare e rafforzare il proprio potere. Ecco perché Lenzi ha avvertito il dovere di far sentire la propria opinione, e quella delle molte personalità che ha intervistato nel suo volume, edito da Aliberti, come spiega in questa intervista ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Massimiliano Lenzi, chiunque si pone contro la vulgata dell'allarmismo diffuso viene tacciato di negazionismo. Ma lei non nega affatto la presenza o la pericolosità del virus, dico bene?
Assolutamente. Il virus c'è, ed è da idioti negarlo. La questione che pongo io riguarda il cambiamento delle nostre libertà.

Cosa intende dire?
Che oggi questo virus ha modificato il nostro approccio alla politica. Chi avrebbe mai pensato che gli italiani avrebbero accettato di buon grado di essere chiusi in casa, sospendendo le libertà di circolazione e di aggregazione?

Nessuno, direi.
Eppure ciò è avvenuto da un giorno all'altro, per la paura di un virus che ci poteva uccidere. Oggi quella paura, secondo me, è diventata un pilastro del nuovo bipolarismo. Non ci sono più destra e sinistra: da un lato c'è chi gioca su questo sentimento, dall'altro chi sostiene che si debba tornare a vivere con libertà e responsabilità. Purtroppo mi sto rendendo conto che questi ultimi sono molto pochi.

La paura è sempre stata un formidabile strumento di esercizio del potere, non lo scopriamo certo oggi.
Da vent'anni, però, la politica vive di questa emotività e ragiona sempre meno. Prima la paura del terrorismo islamico, poi quella della voragine economica, poi ancora quella dell'immigrazione. E oggi quella del virus.

In questo momento, oltretutto, c'è un'intera classe politica e tecnocratica che è saltata sul carro della pandemia per propria convenienza: così si è ritrovata ad avere l'Italia in mano.
Il coronavirus ha congelato i rapporti di forza: chi era al potere ci è rimasto. In un'emergenza, contestare il manovratore rischiava di apparire anti-italiano.

Non solo il governo è rimasto in carica, però, ma ha ampliato largamente il proprio potere.
Pensiamo soltanto allo stato di emergenza, che è stato prorogato fino ad ottobre, secondo me, attraverso un'inutile forzatura. L'Italia, essendo una democrazia matura, doveva impedirlo. Io spero che oggi possiamo recuperare un po' di fiducia in noi stessi, oltre che nel presente. Questo sarebbe il primo anticorpo contro la paura, e a tutela delle nostre libertà.

Ora, nessuno sostiene che Conte sia un potenziale dittatore, ma questo pericoloso precedente non rischia di aprire la strada a future derive autoritarie?
Secondo me il brodo di coltura dell'autoritarismo nasce proprio dall'indebolimento delle garanzie democratiche. Non c'è dubbio che chiudere un Paese nel momento di emergenza possa essere una scelta sensata. Ma prolungare questi poteri rischia di rendere lo strappo costituzionale da un'eccezione a una consuetudine. Ciò è assolutamente pericoloso. Mi stupisce come pochissimi costituzionalisti italiani, penso a Sabino Cassese, abbiano levato la loro voce in dissenso. E pensare che quando governava Berlusconi, senza poteri di emergenza, ci si appellava continuamente alla sacralità della Costituzione.

Per non parlare della connivenza dell'informazione. Perché i grandi giornali non hanno scritto un rigo di critica?
Secondo me ci sono tre aspetti. Primo, il fatto che in Italia storicamente i giornali non sono mai stati equidistanti dal potere, ma semmai equivicini. Secondo, la crisi che sta attraversando l'editoria. Terzo, la speranza che il sensazionalismo faccia vendere più copie. Anche se poi, andando a vedere le cifre, questa linea non ha fatto impennare poi così tanto le vendite della carta stampata.

Vede all'orizzonte il rischio che vengano rinviate anche le elezioni?
No. Se venissero spostate anche le elezioni e il referendum, la ferita sarebbe definitiva. In quel caso mi aspetterei manifestazioni di protesta, seppur pacifiche. Sarebbe il segnale di una democrazia ormai sospesa. Quello è un confine che non si può superare, e spero che le forze politiche, come i miei colleghi giornalisti, ne siano consapevoli.