4 luglio 2020
Aggiornato 01:00
Emergenza coronavirus

Giuseppe Conte presenta la fase 3: sorriso, riforme e prudenza

Per il Presidente del Consiglio la rinascita dell’Italia passa dal Recovery Fund e dagli interventi strutturali per cambiare il Paese. Tutti i punti trattati

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La fase 3 si apre con un «sorriso che ci meritiamo» ma anche con un avvertimento: abbandonare «mascherine e distanziamento sociale» sarebbe «una grave leggerezza» perchè è vero che i dati sul numero di contagi «sono incoraggianti» ma il virus c'è ancora. E' questa la premessa che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte fa nella conferenza stampa nel cortile di Palazzo Chigi nella quale illustra - nel giorno in cui riparte la mobilità tra Regioni e intanto l'Austria mantiene i controlli alle frontiere con l'Italia, una «discriminazione» incomprensibile per il premier - le priorità del governo: riforma della giustizia perchè i tempi dei processi civili e penali sono «inaccettabili», riforma del fisco perchè da «inefficiente ed iniquo» diventi giusto e capace di assicurare «una reale progressità delle tasse», investimenti pubblici e privati, sostegno alle imprese e rilancio del Sud.

Sul capitolo giustizia Conte lancia un vero e proprio «appello» alle forze politiche perchè si realizzino i progetti di legge che sono già nelle commissioni parlamentari e aggiunge di voler aprire il «confronto» anche alle opposizioni sul recovery plan, il progetto di utilizzo dei fondi europei per la ricostruzione economica. Quasi a voler mandare un messaggio alla sua stessa maggioranza, poi, Conte precisa che i fondi Ue non sono «un tesoretto a disposizione del Governo in carica ma una risorsa per l'intero Paese». Quindi, rispondendo al tam tam per la costruzione del Ponte sullo Stretto, il premier premette di «non voler parlare di opere immaginifiche» ma al momento opportuno valuterà anche questa «senza pregiudizi».

Ma non sarebbe fase 3 senza un po' di autocritica per quello che non ha funzionato finora e così Conte chiede «scusa» per i ritardi nell'erogazione dei sussidi a sostegno di lavoratori e imprese con la promessa di «pagare più velocemente bonus e ammortizzatori sociali». E poi c'è il capitolo, enorme, della scuola che, dice il premier, «riaprirà sicuramente a settembre con la didattica in presenza» e aule «rinnovate» - i sindaci sono ora commissari straordinari per l'edilizia scolastica - e più adatte a garantire il distanziamento anti-Covid19. Altro non si sa, a cominciare dalla data di ripresa delle lezioni.

(con fonte Askanews)

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