30 novembre 2020
Aggiornato 22:00
Emergenza coronavirus

Giuseppe Conte: «Confidiamo di rimuovere le misure restrittive prima del 31 luglio»

Il Presidente del Consiglio: «È una prova durissima. In queste giornate costretti a stare a casa avremo più tempo per riflettere sulla nostra vita. E ne trarremo insegnamento»

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ROMA - «C'è stata un po' discussione sul fatto che l'emergenza verrebbe prorogata fino al 31 luglio: non è vero. Confidiamo di rimuovere le misure molto prima. Quando abbiamo adottato il primo provvedimento abbiamo deliberato lo stato di emergenza nazionale, un attimo dopo che l'Oms ha decretato l'emergenza. Siamo subito prontamente intervenuti per uno spazio di 6 mesi, questo non significa che le misure restrittive saranno prorogate fino al 31 luglio 2020: siamo pronti in qualsiasi momento, ci auguriamo prestissimo per allentare la morsa delle misure e siamo fiduciosi che ben prima della scadenza si possa tornare alle nostre stile di vita». Queste le parole del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine del Consiglio dei Ministri.

Multe da 400 a 3 mila euro per chi viola regole

«Abbiamo introdotto una multa, un pagamento da 400 a 3mila euro secondo le multe proprie che tutti conosciamo quando ci sarà capitato di violare le regole del codice della strada, alla contravvenzione prevista si sostituisce multa, ma non c'è il fermo amministrativo. Sono però veramente soddisfatto e orgoglioso della reazione che i cittadini stanno avendo, nel rispettare le prescrizioni».

«Le forze dell'ordine - ha aggiunto - fanno attento monitoraggio ma la stragrande maggioranza dei cittadini si sta conformando a queste nuove regole. Questo ci deve rendere tutti particolarmente orgogliosi. Ciascuno deve fare la propria parte per affrontare questa emergenza, vincere e poterci rialzare quanto prima. Se tutti rispettano le regole mettono in sicurezza se stessi e consentono a tutta la comunità nazionale di uscire da questa emergenza».

Ogni 15 giorni riferirò al Parlamento

«Con questo decreto abbiamo anche regolamentato più puntualmente i rapporti tra il governo e il parlamento: ogni decreto, ogni iniziativa governativa sarà trasmessa ai presidenti delle Camere e si prevede che io o un ministro delegato vada a riferire periodicamente, ogni quindici giorni, sulle misure adottate al Parlamento, in modo da consentire che anche il Parlamento possa seguire continuamente ed essere edotto sulle misure adottate».

«E' un decreto legge - ha aggiunto - che riordina la disciplina anche dei provvedimenti che stiamo adottando in questa fase emergenziale. Il nostro assetto ordinamentale non prevedeva una emergenza di questo tipo, abbiamo approvato un dl che poi ha dato la possibilità con successivi dpcm di poter adottare specifiche misure, tenendo conto dell'andamento epidemiologico dei coronavirus. Con i Dpcm abbiamo uno strumento flessibile che ci consente di dosare le misure di contenimento e di prevenzione».

Mi auguro non ci siano scioperi di sorta

«Mi auguro non ci siano scioperi di sorta, in questa fase il paese non se lo può permettere, vale anche per i fornitori di carburanti. Confido che gli annunci possano rientrare per garantire a tutta la comunità nazionale l'approvigionamento di tutti i servizi essenziali. Posso garantire - ha aggiunto - che sarà assicurata la filiera alimentare e il rifornimento del carburante».

«E' in arrivo comunque una ordinanza del ministero che modulerà l'orario di apertura delle stazioni di servizio per assicurare i rifornimenti. E'chiaro che in questo momento dobbiamo presidiare in tutti i modi le attività essenziali ai fini del funzionamento di una macchina statale che già sta marciando con motori rallentati», ha aggiunto.

Per sindacati porta Palazzo Chigi sempre aperta

«La porta di Palazzo Chigi è sempre aperta, il lavoro quotidiano con loro è la modalità migliore per assumere decisioni, il confronto con tutte le parti sociali, la concertazione è superata ma è un periodo di confronto serrato e continuo in emergenza. Quando abbiamo deciso di adottare i provvedimenti di chiusura delle attività produttive è stato necessario il confronto con sindacati e imprenditori: stiamo ancora lavorando con i sindacati perché è normale che decidere di chiudere interi comparti individuando di punto in bianco quali sono le attività essenziali e non è cosa complicatissima. L'Italia non ha mai affrontato problematiche di questo tipo. Col senno di poi si dice che si poteva far meglio ma non c'è una univoca soluzione che mette tutti d'accordo. Stiamo facendo degli aggiustamenti coinvolgendo i sindacati non soddisfatti del decreto. E' complicato perché le filiere produttive sono molto integrate», ha concluso.

Non c'è ragione cambiare conteggio contagi

«Al momento non c'è ragione di cambiare la modalità di conteggiare i contagiati, abbiamo una linea di massimo rigore e massima trasparenza. Gli italiani sono così amanti delle loro libertà, della democrazia, dei presidi democratici che sarebbe stato impensabile non abbracciare da subito una linea di trasparenza e chiarezza».

«Immagino che Borrelli si riferisse a discussioni che vengono fatte dalla comunità scientifica anche a livello mondiale, è difficile avere il numero esatto dei contagiati perchè ci sono anche molti asintomatici: è difficile avere il numero esatto. Il premier - ha sottolineato - non è uno scienziato, un virologo. Abbiamo sempre seguito, soprattutto per questi profili, le raccomandazioni del comitato tecnico scientifico, abbiamo sposato le loro indicazioni, quando ci hanno suggerito un modus procedendi non abbiamo mai disatteso le indicazioni».

Contributo esercito ma no a «militarizzazione»

«Sicuramente bene venga il contributo dell'esercito, ma i cittadini non devono pensare che la tenuta dell'ordine pubblico debba essere affidata a una immagine militarizzazione dei centri abitati, le forze dell'ordine stanno già operando efficacemente. Ci sarà anche l'esercito ma già ora il controllo avviene in modo molto efficace».

«Stiamo già utilizzando l'esercito - ha detto - pensiamo al personale sanitario militare che stiamo utilizzando negli scenari di crisi, con unità che si trasferiscono a seconda delle necessità. Stiamo utilizzando l'esercito, ci sono delle pattuglie nell'ambito dell'operazione 'Strade sicure', stiamo riconvertendo i militari per reintegrare le forze dell'ordine ma il lavoro delle forze dell'ordine è molto efficace. Adesso poi c'è una multa molto più onerosa e quindi abbiamo gli strumenti per poter perseguire».

La lettera di Conte ai lettori di «America Oggi»

«E' ancora presto per fare previsioni sulla fine di questa emergenza, ma ne usciremo, ne usciremo grazie all'impegno di tutti. Anche a tutti voi rinnovo il mio saluto e rivolgo lo stesso messaggio di coraggio e di speranza. Uniti ce la faremo». E' quanto scrive poi il Premier Giuseppe Conte, in una lettera inviata ai lettori di 'America Oggi', testata per i cittadini italiani in America.

«L'Italia - sottolinea - sta attraversando il momento più difficile dal secondo dopoguerra, alle prese con una emergenza sanitaria che sta provocando una durissima crisi economica e sociale. Stiamo lottando contro un nemico invisibile che non conosce frontiere, una pandemia che interessa tutti i Paesi, nessuno escluso, ma che nel nostro si è abbattuta con più forza».

Da subito massimo impegno, linea rigore

«Sin dal primo giorno di questa emergenza il governo ha profuso tutto il suo impegno nella lotta contro il Coronavirus. Abbiamo adottato da subito la linea del rigore e della massima trasparenza, mettendo al primo posto la tutela del diritto fondamentale alla salute».

«Abbiamo tratto veloce consapevolezza della gravità della situazione - aggiunge - e ci siamo mossi rapidamente per contenere il più possibile la diffusione del contagio del virus. Abbiamo preso decisioni politiche dolorose sulla base di indicazioni scientifiche, e adesso molti altri Paesi stanno seguendo l'Italian way. Anche in campo scientifico, l'Italia è impegnata con i suoi istituti di ricerca più avanzati per contribuire, insieme all'intera comunità internazionale, alla ricerca di un vaccino e di cure efficaci».

Chiesti sacrifici, orgogliosi di risposta

«Abbiamo chiesto sacrifici importanti ai cittadini. Abbiamo chiesto loro di sospendere le loro attività, le loro abitudini più consolidate, di rimanere in casa. E la risposta arrivata dal popolo italiano è straordinaria. E'la risposta di una grande comunità, che ci deve riempire d'orgoglio».

«Così come - aggiunge - ci riempiono di orgoglio l'abnegazione e il coraggio dei nostri medici e infermieri che senza sosta lavorano in prima linea per curare i malati e per salvare vite umane. Sono l'immagine più bella del nostro Paese, un'immagine di grande forza e generosità che sta facendo il giro del mondo. E' in circostanze come questa che lo spirito di unità nazionale, il sentimento di appartenenza, travalica i confini nazionali, si rinvigorisce e ci vede compatti contro questo nemico comune. Grazie all'impegno del personale medico, e a quello delle forze dell'ordine, delle forze armate, della protezione civile, dei farmacisti e di tutti i lavoratori e dei volontari schierati in prima linea, stiamo compiendo un grande sforzo per salvaguardare il nostro bene più importante: la salute dei cittadini».