5 aprile 2020
Aggiornato 15:30
Emergenza coronavirus

Enrico Letta: «Chi fa giochi politici è anti-italiano»

L'ex Presidente del Consiglio: «Democrazia batte emergenza. Cito tre persone in prima fila: Conte, Fontana e Zaia. C'è bisogno di unità intorno a queste persone»

L'ex Premier, Enrico Letta
L'ex Premier, Enrico Letta ANSA

ROMA - «Chi si mette a fare giochi politici in questo momento è un anti-italiano». Così a Circo Massimo su Radio Capital Enrico Letta, ex presidente del Consiglio e direttore della Scuola di affari internazionali dell'Istituto di studi politici di Parigi, in auto-isolamento a Roma come prevede il decreto per chi torna in Italia dall'estero. «Dobbiamo dimostrare che una democrazia è in grado di battere un'emergenza, credo sia una grande sfida - aggiunge Letta -. In Italia tanta gente pensa che le misure non siano corrette, perché la democrazia ha una difficoltà ad accettare che i leader possano imporre scelte che non portano a risultati immediati. Siamo motivati solo quando vediamo sfilare le bare a Bergamo, ma quando non vedi quelle immagini non hai motivazioni. C'è bisogno della responsabilità dei cittadini e della classe politica. In questo momento c'è bisogno di unità nel Paese. Cito tre persone in prima fila: Conte, Fontana e Zaia. C'è bisogno di unità intorno a queste persone. Chi si mette a fare giochi politici in questo momento è un anti-italiano. Sono sicuro che la strada della chiusura darà i suoi frutti».

Letta: «L'Europa deve fare la sua parte»

Letta ha sottolineato che ora altri Paesi stanno seguendo la strada tracciata dall'Italia. «Penso che Conte si sia mosso sulla strada giusta e che abbia avuto coraggio». Anche l'Europa deve fare la sua parte «con l'eliminazione del patto di stabilità e la flessibilità sui fondi strutturali, la Banca Centrale Europea e l'uso del Fondo salva Stati, ma cambiando le regole, senza i commissariamenti e le condizionalità usati nel caso della Grecia».

«Solidarietà deve essere imposta da UE»

«E' un momento drammatico per l'Europa. Perché L'Europa ha già avuto due crisi pesanti di tipo diverso: la crisi finanziaria del 2008 e la crisi dei migranti del periodo del 2015. In entrambi i casi purtroppo l'assenza di solidarietà tra paesi membri, la mancanza di coordinamento, tante difficoltà hanno reso le risposte molto lente e poco efficaci. L'Italia in entrambi i casi ha chiesto solidarietà e l'ha avuta non subito. Adesso siamo di fronte a una terza crisi, sanitaria e se non c'è una capacità di esprimere solidarietà efficace tra i paesi europei allora credo che molti rimetteranno in discussione la stessa idea di appartenenza all'Unione. Cosa che secondo me sarebbe un errore. Ma io so che questa oggi è la posta in gioco».

«La solidarietà, quando sono gli Stati in gioco - ha sostenuto Letta - è una regola, una logica, che va imposta dal livello superiore, cioè dal livello europeo. Ed è questo il problema di oggi. E' un'Europa troppo intergovernativa. Per cui in una situazione di crisi come questa, ognuno si tiene le cose per conto suo: le mascherine, gli strumenti. C'è bisogno del livello superiore che imponga la solidarietà».

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