12 dicembre 2019
Aggiornato 14:00

Ex Ilva, il Ministro Gualtieri: «Nazionalizzazione? Pericolosa illusione»

Il responsabile dell'Economia: «Se uno pensa che quando c'è una crisi industriale c'è lo stato che nazionalizza e assorbe i costi è una pericolosa illusione»

Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia
Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia ANSA

MILANO - La nazionalizzazione dell'ex Ilva può essere «una pericolosa illusione» se «si pensa che lo Stato abbia la soluzione magica di assorbire da soli i costi e rilanciare l'azienda nel mercato globale». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, a Milano per un evento in Fondazione Feltrinelli organizzato dall'Huffington Post. «Se uno pensa che quando c'è una crisi industriale c'è lo stato che nazionalizza e assorbe i costi questo è una pericolosa illusione - ha sottolineato Gualtieri rispondendo a diretta domanda sulla possibilità di una nazionalizzazione dell'Ilva. «Eviterei discussione bianco e nero: o si fa la statalizzazione di tutte le imprese in crisi oppure lo stato non fa nulla. Non è vera né l'una né l'altra cosa», ha chiosato Gualtieri.

Torna la carta Cassa depositi e prestiti

Nel suo ragionamento Gualtieri ha ricordato il ruolo di Cassa depositi e prestiti che «ha partecipazioni rilevanti ed è uno strumento che non va escluso dalla cassetta» degli attrezzi nelle mani di un esecutivo. «L'Italia è un grande paese manifatturiero e deve rimanere un grande paese manifatturiero». Il ministro ha quindi ricordato la necessità di avere «industria di base e anche siderurgica: se si vuole fare tutto ciò - ha aggiunto Gualtieri - bisogna saper affrontare la sfida dell'innovazione, della sostenibilità ambientale e della concorrenza globale». Per l'esecutivo, ha sottolineato il ministro, «avere un produttore di acciaio a ciclo integrato, moderno e ambientalmente sostenibile, è nell'interesse strategico per l'Italia e per l'Europa».

Fassina: «Emendamenti pro scudo indeboliscono Governo»

«ArcelorMittal ha puntato soltanto a prendersi quote di mercato, non a rilanciare la produzione di acciaio nelle aziende italiane, in particolare a Taranto. Come ha analiticamente dimostrato il Ministro Patuanelli nelle sue comunicazioni al Parlamento, il riferimento di ArcelorMittal alla rimozione dello scudo penale per giustificare l'abbandono dell'Italia è strumentale. Presentare emendamenti per reintrodurre lo scudo penale per ArcelorMittal vuol dire indebolire la posizione negoziale del Governo. Vanno bocciati senza se e senza ma». Lo afferma Stefano Fassina, Deputato LeU, in un'intervista a Radio Radicale.

«La nazionalizzazione è una condizione necessaria»

«Le condizioni definite da ArcelorMittal per rimanere in Italia - prosegue - sono irricevibili. È evidente che, come sottolineato dal Ministro Gualtieri, la nazionalizzazione non è 'una soluzione magica', ma è una condizione necessaria per salvaguardare salute e lavoro a Taranto. L'altra condizione necessaria è l'innalzamento dei dazi, almeno ai confini dell'Unione europea».