12 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

Luigi Di Maio al Pd: «Parliamo di legge elettorale, ma non in pubblico»

Il capo politico dei 5 Stelle: «Altrimenti i cittadini dicono 'state pensando alle vostre soglie di sbarramento'. Quando avremo l'accordo lo annunceremo»

Il capo politico del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio
Il capo politico del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio ANSA

ROMA - Di legge elettorale si parlerà, ma è bene evitare di farlo in pubblico perché non è un tema che interessa i cittadini. Lo ha detto il capo politico M5s Luigi Di Maio a 'Porta a porta', quando gli è stato ricordato che il Pd pone questa riforma come condizione per il sì al taglio dei parlamentari. «La prima cosa da fare riformare i regolamenti delle Camere», ha premesso. «Della legge elettorale - aggiunge Di Maio - ne deve discutere il Parlamento, ma quando ci sarà un accordo lo renderemo pubblico, evitiamo un dibattito estenuante... Il Pd sicuramente ha la garanzia che ne discuteremo, siamo stati sempre leali, continueremo ad esserlo. L'unica cosa che chiedo è di non farne un dibattito pubblico. Altrimenti i cittadini dicono 'state pensando alle vostre soglie di sbarramento'».

Parisi: «No all'agenda imposta da Salvini»

«Ieri i Liberali e Popolari del centrodestra in alcune regioni italiane hanno dato l'ennesima prova di essere subalterni all'agenda imposta da Salvini. L'ipotesi dell'eliminazione della quota proporzionale dalla legge elettorale esclude qualunque possibilità di garantire rappresentanza parlamentare alle forze politiche che non si riconoscono nel sovranismo e populismo della Destra», così in una nota Stefano Parisi, leader di Energie per l'Italia.

«Così si umiliano le forze moderate»

«Aver accettato di rinunciare alla quota proporzionale - prosegue - umilia le forze moderate che rinunciano così a qualunque ruolo futuro. Certo, probabilmente il Referendum non ci sarà, e la frettolosa decisione di ieri di alcuni consigli regionali delle regioni guidate dal centrodestra è un ennesima sceneggiata della politica vuota di idee e di proposte. Ma quel che più è grave, è che non c'è più nessuna autonomia dalla leadership di Salvini da parte di Forza Italia. In questo quadro - conclude Parisi - voglio ringraziare Manfredi Palmeri, consigliere regionale di Energie PER l'Italia della Lombardia, che si è sottratto a questo ricatto».