17 ottobre 2019
Aggiornato 19:30
Governo Conte

Il testo della lettera del Premier Conte all'Ue: «Non chiediamo deroghe, ma serve fase costituente»

La lettera con cui il Governo italiano tenterà di scongiurare la procedura d’infrazione per deficit eccessivo è stata inviata ieri, 19 giugno, alla fine di un Consiglio dei ministri finito a tarda sera.

Il Governo al completo al Senato
Il Governo al completo al Senato ANSA

ROMA - Una difesa argomentata della correttezza dell'impostazione della politica di Bilancio dell'Italia, che si muove nel rispetto delle regole europee «senza reclamare deroghe o concessioni». Ma anche una denuncia delle conclamate inadeguatezze e strabismi dell'impalcatura regolamentare comune e delle responsabilità, di altri Stati, nel non contribuire a favorire la prosperità generale. E per questo un forte richiamo ad aprire «una fase costituente», che intervenga sui problemi normativi dell'Unione economica e monetaria e in questo modo garantisca un futuro a tutta l'Ue, che altrimenti rischia di scivolare verso il declino.

La lettera che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha inviato alla Commissione europea - indirizzata al presidente Jean Claude Juncker, al Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e ai leader degli altri 27 Paesi - replica ai rilievi mossi da Bruxelles per evitare l'avvio di una procedura per eccesso di deficit, in base alla regola del debito, va ben oltre un mero elenco tecnico di argomenti.

«Il quadro di finanza pubblica dell'Italia è coerente con il rispetto, per il 2019, delle regole del braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita», afferma Conte. Il premier ricorda che «sulla base delle più recenti informazioni», è possibile prevedere «un saldo di bilancio sensibilmente migliore rispetto alle previsioni formulate dalla Commissione e dallo stesso Governo italiano nel Programma di stabilità» e nonostante il quadro macroeconomico si sia rapidamente deteriorato.

«Nelle competenti sedi tecniche forniremo i riscontri documentali necessari a comprovare questa valutazione aggiornata - prosegue Conte -. Mi limito qui ad anticipare che la ragione fondamentale dell'andamento positivo dei saldi di bilancio risiede nella prudenza alla quale sono state ispirate le nostre previsioni per le entrate e le uscite di bilancio».

Sul 2020, poi, il Governo ha ribadito che intende conseguire un miglioramento di 0,2 punti percentuali nel saldo strutturale di bilancio. E Conte sottolinea come «in base alla legislazione vigente, il Programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l'1,3 per cento del Pil, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020». Aumento che Governo e Parlamento puntano a scongiurare con misure compensative e proprio per questo si sta «elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie».

La credibilità di questa strategia italiana «risiede, primariamente, nella consapevolezza della sua utilità a realizzare gli interessi dei cittadini italiani. Siamo peraltro consapevoli che questa strategia tornerà utile per la stabilità di tutta l'Eurozona. L'equilibrio dei conti pubblici è certamente un punto cardine della complessiva architettura economica e finanziaria europea», dice ancora Conte.

Ma - ed è qui che iniziano anche le argomentazioni sulle inadeguatezze del contesto regolamentare - l'equilibrio dei conti tout court «non può essere il fine di questa nostra architettura e, soprattutto, non può costituire l'unico parametro di riferimento di qualsiasi misura di politica economica e sociale».

Il premier poi lamenta come data la gravità delle conseguenze economiche e politiche di una procedura di infrazione per debito, «occorrerebbe prestare maggiore attenzione alle stime dell'output gap, presentate dall'Italia nel suo rapporto sui fattori rilevanti, le quali sono molto distanti da quelle della Commissione, ma sono, al contrario, prossime a quelle presentate da altre istituzioni di elevata reputazione, come il Fondo Monetario Internazionale e l'Ocse».

E rivendica come l'Italia sia uno dei Paesi «più fortemente danneggiati» da comportamenti irregolari di altri Partner su cui non si interviene con la stessa sollecitudine. «Lo sforzo nel ridurre il proprio debito risulta compromesso nella misura in cui altri partner europei, ai quali dovrebbero legarci vincoli di solidarietà, si adoperano per attrarre base fiscale. Purtroppo è amaro constatare che l'uso spregiudicato del ruling, dei patent boxes, del treaty shopping costituiscono, ormai, pratiche diffuse tra alcuni Stati membri dell'Unione», ha avvertito.

«Non solo - e qui una chiamata in causa innanzitutto della Germania - l'Italia, con la sua forte specializzazione per la manifattura, è danneggiata negli sforzi compiuti per crescere a un ritmo più sostenuto che possa garantire un rapido declino del suo debito, se le politiche macroeconomiche di alcuni grandi partner sono prevalentemente dirette a conseguire ampi surplus di parte corrente e di bilancio, piuttosto che ad attivare politiche di investimento, di innovazione, di protezione sociale e di tutela ambientale».

E le regole europee, «mentre si mostrano estremamente rigorose nel censurare politiche nazionali espansive potenzialmente suscettibili di incidere sulla dimensione del debito sovrano, non sanzionano con analogo rigore questi comportamenti, che certamente non sono meno destabilizzanti per il benessere dei cittadini», ha fatto notare.

Viene anche menzionato il caso della Grecia, che dimostra come limitare l'azione all'esclusivo e rigoroso rispetto delle regole di bilancio, senza tenere conto dell'impatto sociale «si rivela drammaticamente controproducente».

A questo punto il presidente del Consiglio lancia l'appello al dialogo. Partendo dal fatto che «l'Italia non si è mai sottratta ai propri obblighi, mossa dallo spirito di collaborazione per la costruzione della casa comune europea, della quale è Paese fondatore. Né ha mai abdicato ai suoi doveri di solidarietà nei confronti degli altri popoli europei».

«In questo momento è urgente affrontare con lucidità e spirito critico alcuni limiti strutturali del progetto europeo. Dobbiamo coraggiosamente riconsiderare ciò che fino ad oggi è stato acriticamente accettato, se non in alcuni casi subìto, al fine di evitare che una certa disaffezione dei cittadini verso le Istituzioni europee degeneri in instabilità sociale. Una comunità integrata e solidale non può accettare, ad esempio, livelli di disoccupazione che si mantengono al di sopra di soglie molto elevate», ha spiegato.

«Per questo - è l'argomento - ritengo che sia nostro dovere aprire, adesso, senza ulteriore indugio, una 'fase costituente', per ridisegnare le regole di governo delle nostre società e delle nostre economie, riconsiderando modelli di sviluppo e di crescita che si sono rivelati inadeguati di fronte alle sfide poste da società impoverite, attraversate da sfiducia, delusione e rancore».

L'Italia viene nuovamente sollecitata al rispetto di queste regole. «Non intendiamo sottrarci a tali vincoli, né intendiamo reclamare deroghe o concessioni rispetto a prescrizioni che, finché non saranno modificate secondo le ordinarie procedure previste dai Trattati, sono in vigore ed è giusto che siano tenute in conto dai governi di tutti gli Stati membri. E, tuttavia, con la medesima determinazione, avvertiamo l'urgenza e la necessità di stimolare una discussione che miri a ridefinire la governance economica dell'Eurozona e dell'Unione, che non si è dimostrata adeguata ad assolvere i compiti per i quali era stata pensata».

«L'Italia - conclude Conte - è pronta a fare la propria parte, per costruire un'Europa più vicina ai cittadini, più forte, più solidale, più giusta. Il mio Paese non può essere certo accusato di voler compromettere il progetto europeo. Piuttosto è vero il contrario: intendiamo alimentare questo progetto con nuova linfa».