16 settembre 2019
Aggiornato 04:00

Paolo Gentiloni: «Il Governo Salvini-Di Maio è il più pericoloso dal dopoguerra»

L'ex Presidente del Consiglio: «In Italia c'è una classe dirigente di sonnambuli. Mi sembra che la sottovalutazione sia gigantesca»

L'ex Premier Paolo Gentiloni
L'ex Premier Paolo Gentiloni ANSA

ROMA - Intervistato oggi sul Foglio da Claudio Cerasa, l'ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni spiega quali sono i rischi che corre oggi l'Italia, e attacca la classe dirigente dei sonnambuli.

Governo «pericoloso»

«Se definirei questo governo come il più pericoloso mai avuto dall'Italia dal Dopoguerra a oggi? Penso di sì. Se pensiamo soprattutto agli ultimi decenni, è certamente il governo più pericoloso e le ragioni sono diverse - spiega il presidente del Pd -. La prima è che non è un fenomeno isolato, ma è la versione italiana di un'ondata che ha avuto nell'elezione di Trump e nel referendum inglese sulla Brexit le sue due punte massime. Il nuovo governo italiano, se vogliamo, rappresenta la terza espressione di questo processo ed è la punta di un fenomeno che ormai c'è in tutto il mondo».

Sovvertiti i pilastri della nostra collocazione internazionale

«Il secondo motivo è che vengono sovvertiti alcuni pilastri della nostra collocazione internazionale, cosa che in un mondo volatile come quello attuale è molto pericoloso - osserva Gentiloni -. Se ci pensate bene è la prima volta che succede dal Dopoguerra ed è una novità rilevante per un paese che ha sempre avuto una straordinaria continuità nell'europeismo e nell'atlantismo. In terzo luogo, abbiamo dei primi segnali di tensione dal punto di vista della convivenza sociale. Le frasi minacciose, gli ammiccamenti a comportamenti violenti e le dimostrazioni di intolleranza verso le minoranze, fanno parte di una cultura da cui possono nascere delle cose pericolose. Infine, ultimo punto, ma non in ordine di importanza, c'è l'economia, e qui ho come l'impressione che si stia sottovalutando il percorso che ha imboccato l'Italia».

Classe dirigente di sonnambuli

«La cosa che mi allarma molto è che, rispetto a tutti i discorsi che abbiamo fatto fin qui, non mi sembra che ci sia sufficiente consapevolezza. Non parlo degli elettori, che sono liberi di decidere. Parlo della classe dirigente. La consapevolezza di quanto sia drastico il cambiamento avvenuto in Italia è più chiara fuori, nei governi e nelle classe dirigenti europee che non in quelle italiane. Le classe dirigenti italiane si adattano, e questo non è una novità. E' quello che io chiamerei il fenomeno dei sonnambuli. E se penso alla posta in gioco nelle elezioni europee - sia su scala europea, che nel ruolo che l'Italia può giocare o non giocare a livello europeo - mi sembra che la sottovalutazione sia gigantesca», conclude l'ex premier.

Nessun ritorno a Ds e Margherita

«La discontinuità più importante è che adesso il Pd ha una leadership, dopo aver attraversato un anno senza. La seconda discontinuità è che il nuovo segretario cerca di ricucire il tessuto abbastanza lacerato del Pd, dopo tanti litigi e discussioni, e oggi il clima è oggettivamente migliore. Vedo che in giro ci sono molti alchimisti che pensano che per il futuro del centrosinistra sia necessaria una sorta di separazione consensuale, tra un partito di sinistra e uno di centro, ma la verità è che oggi, pur in mezzo a mille difficoltà, nel Pd vi è un grado di mescolamento talmente avanzato che l'idea di districare due identità è totalmente irrealistica. Quella che Veltroni chiamava la vocazione maggioritaria non esiste più nel sistema politico che nel 2008 sembrava tendere al bipartitismo, ma continua a esistere nei cromosomi del Pd. Il partito non è più autosufficiente e deve mettere insieme delle coalizioni, ma più passa il tempo e più mi sembra evidente che al Pd, nell'ambito delle alternative al populismo, non c'è alternativa».

PD è l'alternativa alla maggioranza

Nel futuro, continua Gentiloni, «penso che il Pd avrà degli alleati, e deve anche favorire questa dinamica, nella sfida che prima o poi arriverà tra centrodestra a guida estremista e centrosinistra a guida Pd. Questi alleati saranno probabilmente molto caratterizzati e specifici, ma l'alternativa moderata e progressista alla maggioranza è solo una ed è il Pd. Non esiste in nessun modo un ritorno a Ds e Margherita. Lo dico in modo più chiaro: Calenda e Pisapia, i capilista del Pd nel nord-est e nel nord-ovest alle europee, esprimono uno spazio potenziale che a mio modo di vedere non è inferiore a quello della Lega di Salvini».