15 novembre 2019
Aggiornato 06:30

Tav, Renzi: «Quella di Conte non è una soluzione, è fuffa»

L'ex Premier: «Accordo non può cambiare senza l'ok del Parlamento e i numeri per il no al Tav non ci sono». Stefano: «Aspettiamo Toninelli in Senato per la sfiducia»

L'ex Premier Matteo Renzi
L'ex Premier Matteo Renzi ANSA

ROMA - «Quella di Conte è una non soluzione. E' fuffa. Una supoercazzola, una incredibile presa in giro. Prendono tempo con un piccolo escatomage giuridico per rinviare ancora di sei mesi scelte dovute, quando invece le carte sono già in tavola. Fanno solo un danno al Paese. Io ho sempre detto che quel percorso della Tav Torino-Lione non andava bene. E coerentemente fra il 2015 e il 2016 abbiamo noi sì rivisto il percorso e ridotto i costi, d'accordo con la Francia. Ma ora si deve fare». Lo ha detto l'ex premier Pd Matteo Renzi sulla posizione del Governo Conte sulla Tav Torino-Lione, parlando a «Mezz'ora in Più su Rai tre».

Collegamento europeo

«L'accordo è già stato fatto e ora deve solo essere cantierizzato. Solo il Parlamento potrebbe cambiarlo ma il numero per farlo nion ci sono. Non può farlo il Presidente del Consiglio, nè il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Toninelli, checchè loro dicano. E' in discussione un collegamento fra pezzi di Europa, non solo fra Francia e Italia».

Stefano: Aspettiamo Toninelli in Senato per la sfiducia

«Aspettiamo il ministro Toninelli in Senato con la mozione di sfiducia, speriamo non abbia preso anche lui il vizio di scappare». Lo scrive sulla sua pagina Facebook il senatore Pd Dario Stefano, vicepresidente del gruppo dem a Palazzo Madama. «È arrivato il momento che questi cialtroni al Governo - sottolinea il parlamentare - la smettano con questi patetici giochini buoni solo a salvarsi le poltrone. Salvini scambia la fuga dal processo con la Tav, a scapito di un Paese bloccato e di centinaia di posti di lavoro persi. Il disegno è ormai prossimo al compimento, vengano però a raccontarlo agli italiani e si presenti finalmente di fronte al Parlamento per far parlare la democrazia».