23 ottobre 2019
Aggiornato 21:00

Romano Prodi: «Le elezioni Europee come quelle del '48 in Italia»

L'ex Presidente del Consiglio in un'intervista alla Stampa: «Se non stiamo insieme non ci sarà futuro». Franceschini: «Penso che una lista comune alle europee sia una cosa giusta»

Romano Prodi
Romano Prodi ANSA

ROMA - «Ci sono momenti nei quali una scelta può avviare un processo che segna il nostro futuro: le prossime elezioni Europee sono destinate a richiamare in un contesto più ampio quelle del 1948 in Italia. Chiamano in causa il nostro destino. E ancor prima che essere anti-sovranisti e anti-populisti, dobbiamo essere per l' Europa». A spiegarlo è l'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, in un'intervista alla «Stampa».

«Bisogna battersi per l'Europa»

«Siamo dentro una globalizzazione che ci stringe. A questo punto il nostro destino di europei somiglia a quello degli Stati italiani nel Rinascimento: se non ci mettiamo assieme scompariamo dalla carta geografica» sottolinea Prodi. «Bisogna battersi per l' Europa - aggiunge - I sovranisti e i populisti non saranno mai in grado di risolvere neppure i problemi che loro stessi denunciano. Prendiamo la questione dei migranti. Il sovranismo non permetterà mai, mai, mai un minimo di accordo. Quella dell'aiutiamoli a casa loro è una menzogna. Non sono in grado e non vogliono attivare nessun piano organizzato in favore dell' Africa, magari con Cina e Stati Uniti. Servono volontà e forti risorse: proprio ciò che loro non destinano a questi obiettivi».

Franceschini: «Una lista comune è giusta»

«Penso che una lista comune alle europee sia una cosa giusta». Lo sostiene in una intervista al Corriere della Sera, l'esponente del Pd, Dario Franceschini, ex ministro della cultura per il quale «Negli anni passati il peri colo Berlusconi è stato sufficiente per unire forze e culture politiche molto diverse. L'Ulivo, il Pd, l'Unione... I partiti accantonavano le divisioni e cercavano di mettersi insieme per battere Berlusconi. Ora mi pare incontestabile che Salvini per l'Italia sia molto più pericoloso di Berlusconi - che non era capace di governare e aveva il conflitto di interessi - ma non ha mai portato nel dibattito politico italiano il razzismo».

«Condivido l'appello di Calenda»

«Perciò - spiega - condivido l'appello di Calenda: di fronte a un attacco così violento all'Europa e ai principi della convivenza civile unire le forze è il minimo». Per Franceschini il simbolo del Pd non è un problema «Io credo che ci sia il modo di avere sia il simbolo che un nome o un'identità più larghi. Le due cose possono stare insieme. Per capire, mi piacerebbe vedere insieme in quella lista Calenda, Bonino e Pisapia».