15 agosto 2022
Aggiornato 17:30
L'intervista

Paragone: «Draghi è caduto perché non ha capito nemmeno l’abc della politica»

Il Senatore Gianluigi Paragone, leader di Italexit, commenta al DiariodelWeb.it la caduta del governo Draghi e le elezioni anticipate del prossimo 25 settembre

Gianluigi Paragone
Gianluigi Paragone Foto: Agenzia Fotogramma

Alla fine la crisi politica si è avvitata su se stessa in modo tanto rapido quanto definitivo: Mario Draghi si è dimesso da presidente del Consiglio, il governo è caduto e il capo dello Stato Sergio Mattarella ha sciolto le Camere, mettendo fine alla legislatura. Saranno elezioni anticipate, dunque, fissate per il prossimo 25 settembre. Ma come si è arrivati a questo esito così improvviso, inatteso e per certi versi incomprensibile e, soprattutto, come si arriva ora alla campagna elettorale sotto l'ombrellone? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto al Senatore Gianluigi Paragone, leader di Italexit.

Onorevole Gianluigi Paragone, che lettura politica possiamo dare della caduta del governo Draghi?
Direi che la situazione si era talmente sfarinata e sfibrata che i partiti hanno anticipato la fine della corsa. C'era la necessità di non attendere oltre, di non rimanere con il cerino in mano e non farsi bruciare.

Dunque ha prevalso la volontà dei partiti? O piuttosto quella nascosta di Draghi che pare aver accelerato la crisi?
Lui l'ha accelerata per due motivi. Primo, perché il mitico Super Mario Draghi non è stato in grado di capire l'abc della grammatica politica. Non poteva pensare di arrivare in Senato con un discorso così aspro e duro. Ha parlato di riforma delle pensioni, del catasto, che di fatto significava patrimoniale, di privatizzazioni continue. Io gliel'ho detto in aula che nel suo discorso vedevo molta Grecia. I partiti hanno capito che quella sua visione fanatica avrebbe creato molti problemi.

E l'altro motivo?
L'incapacità di Draghi di comprendere la società con le sue sofferenze, che da settembre in avanti diventeranno sempre più forti. Quindi l'ex premier ha le sue responsabilità. Dall'altra parte, i partiti non potevano arrivare al termine della legislatura tenendosi tutti per mano: destra, sinistra, Movimento 5 Stelle, Speranza, Salvini...

Per beceri motivi elettorali, immagino?
Certo.

Quindi è una buona notizia: la possiamo leggere come una vittoria della politica sulla tecnocrazia?
L'unica buona notizia è che questa legislatura dei tradimenti finisce e consegneremo al popolo italiano la possibilità di vendicarsi. Poi, se gli elettori avranno ancora voglia di votare i traditori, anche questo è un altro lato della democrazia.

Ora siamo già in campagna elettorale. Possiamo pensare ad un'unità tra le forze antisistema?
Per quel che mi riguarda non ci sarà nessuna unità. Italexit correrà da sola, io non ho voglia di caricarmi delle responsabilità altrui.

Ma non significa perdere un'occasione?
No, nessun'occasione. Noi siamo l'unico partito strutturato, il più forte di quel fronte, e ci saremo di sicuro. Non ho paura della prova democratica, né ho bisogno di unirmi a persone che non conosco e che magari potrebbero tradire a loro volta. Preferisco andare da solo e giocarmela. Il problema vero è un altro.

Quale?
Da Mattarella in giù, si sta facendo di tutto per evitare che queste forze si possano presentare. Il presidente della Repubblica ci deve dimostrare se è ancora un garante della democrazia oppure se ha chiesto il bis per anestetizzarne e ammazzarne un altro pezzo.

A quali manovre fa riferimento?
Semplice. Ad agosto a noi partiti viene richiesto di fare la raccolta delle firme, con i certificatori in ferie, con le persone che hanno voglia di tutto tranne che di mobilitarsi. Dunque a Mattarella chiedo: ritiene opportuno spendere almeno una parola per chiedere la forte riduzione delle firme da raccogliere? Così darebbe prova di vera tenuta democratica.

E in caso contrario?
Nessun problema: raccoglieremo le firme, faremo la guerra al sistema dentro le istituzioni. Ma penso che, dopo una prova di allergia alla democrazia del genere, gestire le piazze diventerà un problema. O le tensioni trovano dei partiti che li contengano, oppure toccherà ai governanti reprimere con i manganelli la ribellione, la rabbia, lo scontento profondo che è stato generato dalla crisi.

Centrosinistra e centrodestra, invece, come si presentano ai nastri di partenza di questa campagna elettorale?
Incollati di schiena, con due facce apparentemente diverse ma con un corpo unico. Una volta che stai nel Draghistan, disintossicarsi è difficile. E io non posso dimenticare i provvedimenti votati da costoro. Hanno provocato tanta disuguaglianza e tanta sofferenza e noi andremo alla ricerca di una vendetta politica.