24 maggio 2022
Aggiornato 04:30
L'intervista

Campomenosi: «Putin spregiudicato, la sua aggressione è da condannare»

L’europarlamentare e capo delegazione della Lega Marco Campomenosi commenta al DiariodelWeb.it l’invasione russa all’Ucraina che si è scatenata nel corso della notte

L’europarlamentare della Lega, Marco Campomenosi
L’europarlamentare della Lega, Marco Campomenosi Foto: Facebook

La notizia che il mondo attendeva con il fiato sospeso, purtroppo, è arrivata nella notte tra mercoledì e giovedì. La Russia ha lanciato la sua invasione all'Ucraina, scatenando i missili, le bombe e i carri armati in varie città, compresa la capitale Kiev. Un'operazione, per usare le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, paragonabile a quella «dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale». Il DiariodelWeb.it ha raccolto il commento a caldo dell'onorevole Marco Campomenosi, europarlamentare della Lega.

Onorevole Marco Campomenosi, si aspettava che gli eventi precipitassero in questo modo?
Sinceramente era una notizia abbastanza attesa, anche se ha fatto emergere la spregiudicatezza di Putin in tutte le sue sfaccettature. E ci tengo a sottolineare che noi, come Lega, la nostra scelta di campo, chiara e netta, l'abbiamo presa già ben prima di queste ore: abbiamo votato a favore dell'assegnazione del premio Sakharov a Navalny, e approvato risoluzioni molto dure insieme al resto del parlamento europeo. Che però, evidentemente, non hanno inciso per nulla.

La posizione di Putin sembra davvero ingiustificabile.
Le sue presunte ragioni, che vedo persino qualche italiano rilanciare su Twitter, sono dei meri pretesti, anche abbastanza risibili. L'aggressione militare è drammatica e va condannata di per sé. Questo, ovviamente, non significa non riconoscere gli errori commessi dall'Occidente in questi anni nella gestione dei rapporti con quell'area.

Ecco, che cosa ha sbagliato l'Europa, tanto da portare a questo tragico epilogo?
Senza voler giustificare i russi, secondo me c'è stata un po' d'ingenuità. Si sono illuse le popolazioni dell'est che potessero entrare nella Ue e nella Nato come se niente fosse. È stato anche piuttosto stucchevole quanto accaduto prima dell'ultima sessione plenaria del parlamento europeo, dove era previsto un intervento del presidente ucraino che avrebbe posto dei temi netti in tal senso, ma che evidentemente avrebbero imbarazzato e diviso alcuni gruppi politici. Poi questo tema si mischia a quelli dei rapporti commerciali e degli approvvigionamenti energetici, che non vanno confusi con la condanna politica.

L'Europa, dice lei, è stata ingenua. E ora rischia di pagarne pesantemente le conseguenze.
Che non riguardano tanto le sanzioni: quelle che possono colpire indirettamente il nostro export, di fatto, esistono già dal 2014. Qualsiasi imprenditore sa bene quale sia la situazione dei rapporti commerciali con la Russia e poteva attendersi un'escalation del genere. Ma mi aspetto che emergerà soprattutto la questione energetica.

Come se non bastasse la crisi che già stava colpendo tutto il mondo sotto questo aspetto...
Per fortuna l'Italia, grazie all'infrastruttura del cosiddetto Tap che ci fa arrivare il gas dall'Azerbaigian, rispetto ad altri Paesi dell'Unione ha addirittura una posizione di vantaggio. Stando ad un articolo che ho letto ieri, se dovessimo lavorare ad una riserva comune europea, noi saremmo chiamati a metterle a disposizione degli altri Stati. E sarebbe giusto farlo.

E gli Stati Uniti, invece, che responsabilità hanno?
Loro ci avevano allertato. Noi siamo molto vicini ai Repubblicani, che in parte hanno anche criticato alcuni atteggiamenti della presidenza Biden. Ma i messaggi erano chiari. E, francamente, in queste ore è avvenuto proprio quello che gli americani avevano previsto.

Ora si rischia che la Russia stringa ulteriormente la collaborazione con la Cina?
Secondo alcuni emergerà forte il tema Taiwan. La crisi dell'area indo-pacifica sarà il prossimo scenario. La conseguenza è che anche le famiglie e le imprese rischiano di pagare il prezzo dell'instabilità del contesto che ci aspetta. Andiamo verso un mondo che potrebbe non essere più quello di prima. Con il Covid abbiamo già visto andare in crisi la logistica, le catene del valore, la produzione e la nostra competitività internazionale.

Dunque l'Europa, a questo punto, è costretta a guardare ad ovest?
Secondo me il dialogo transatlantico sarà fondamentale per lo sviluppo futuro del lavoro e delle imprese nel mondo libero. Mi riferisco anche all'America Latina che, rispetto alla Cina e alla Russia, può diventare il nuovo partner di riferimento. Per il Nord America lo è già, deve esserlo anche per l'Europa.

Quale può essere una reazione adeguata a questa invasione?
Rischiamo tutti di essere smentiti in poche ore, con l'evoluzione dei fatti. Gli americani hanno sempre escluso un intervento militare, ma quello che leggiamo in queste ore lascerebbe invece presagire un attacco aereo. È chiaro che eventuali sanzioni non colpirebbero molto la Russia, non fosse altro per il fatto che ha comunque un mercato di destinazione alternativo per le sue risorse energetiche, che è appunto la Cina. Anche l'esclusione dall'accordo Swift per le transazioni, da quello che ho letto, rischia di colpire di più i loro interessi in Europa e in America. Sinceramente non ho gli strumenti per affermare che una reazione militare potrebbe essere più efficiente. Ma ho un timore.

Quale?
Che l'Ucraina venga ritenuta poco strategica per l'Occidente. E che quindi qualcuno faccia un po' finta di dimenticarsene. Quest'estate eravamo tutti esperti di Afghanistan e non si è fatto nulla per impedire ai talebani di riprendere il potere. Non sono molto ottimista sul fatto che si interverrà. Ma, ripeto, potrei essere smentito nel giro di pochissime ore.