2 dicembre 2021
Aggiornato 05:00
L'intervista

Silenzi: «Altro che 'governo dei migliori', Draghi non ascolta i cittadini»

Beatrice Silenzi, conduttrice radiofonica che è stata oggetto di censura ed è diventata anche giornalista indipendente, racconta la sua esperienza al DiariodelWeb.it

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Unione Europea

Tra pandemia e governo Draghi, i giornali, la radio e la televisione sembrano essersi trasformati in tanti megafoni del pensiero unico e della stessa versione ufficiale. Chi dissente viene tacciato come criminale o, nel migliore dei casi, viene ridicolizzato. E per cercare di raccontare un punto di vista differente o, quantomeno, per porre dei dubbi non resta che rivolgersi allo spazio del web. Ne sa qualcosa Beatrice Silenzi, giornalista indipendente e conduttrice radiotelevisiva, che di fronte alle censure subite ha dovuto aprire un proprio canale su Internet. La sua esperienza, che è diventata un libro intitolato «Il pensiero degli altri», la cronista l'ha raccontata in questa intervista al DiariodelWeb.it.

Beatrice Silenzi, il sottotitolo del tuo libro recita: «Come sono passata dal mainstream alla libera informazione». Ci racconta il suo percorso?
Io sono stata per trent'anni, e sono ancora oggi, conduttrice e giornalista presso un'emittente radiofonica del Centro Italia. Quando è scoppiata la pandemia mi sono ritrovata a modificare il mio lavoro, inserendo nella mia trasmissione una serie di interviste a personaggi che raccontavano una storia diversa rispetto a quella che abbiamo ascoltato e ascoltiamo tuttora in tv, in radio e sui giornali.

Qual è stata la reazione?
Questa linea inizialmente era stata appoggiata dal mio editore, ma in seconda battuta non più. Quindi ho dovuto fare una scelta, che sto tuttora portando avanti: quella di intraprendere l'esperienza del giornalismo indipendente, con il mio sito Fabbrica della comunicazione. In cui ho continuato a trattare delle varie mistificazioni di cui è intrisa la nostra cultura.

In altre parole, è stata vittima di censura.
Sì. Di sicuro hanno i loro motivi, come del resto vale per tutta la comunicazione mainstream. Perché si vuole accontentare il pubblico maggioritario, perché ci sono degli sponsor da gestire, perché il pensiero che non segue la tendenza governativa è scomodo e non tutti vogliono cavalcarlo. Se si vogliono trovare delle voci alternative bisogna cercarle per forza in rete. Dove fioriscono i canali, alcuni al limite del complottismo ma altri molto ben fatti, che hanno in comune l'intenzione di portare alle persone un modo di pensare diverso.

Sui mezzi d'informazione tradizionali c'è una verità sul Covid che non può essere raccontata?
Non sono così maliziosa da pensare che i giornalisti mainstream, almeno quelli che si possano fregiare seriamente di questo titolo e che seguono la deontologia, non credano in ciò che dicono. Cioè, che sappiano di raccontare delle bugie. Ma sicuramente ce ne sono alcuni che omettono delle informazioni, o più spesso che danno delle chiavi di lettura differenti da quelle che sarebbero più coerenti. Di fronte a situazioni così assurde, sembra strano che una normale intelligenza logica non le evidenzi.

Eppure a questa versione ufficiale crede gran parte del pianeta.
Sì, perché la bugia dev'essere grande per essere creduta da più persone possibili. Questa frase non è mia, ma di Goebbels. È una tecnica che fa parte del bagaglio di tutti quegli eminenti personaggi che hanno manipolato le masse, fatto propaganda, gestito il potere per asservire il popolo. Gustave Le Bon ed Edward Bernays lo teorizzavano oltre un secolo fa, non penso che ci sia da meravigliarsi.

Ha l'impressione che questo stesso alone di intoccabilità circondi oggi il governo Draghi?
Il governo Draghi si è definito da solo il «governo dei migliori». Della serie: quanto siamo bravi... Ma non è affatto un governo dei migliori nel momento in cui non ascolta il Paese. Fa di tutta l'erba un fascio, bollando le manifestazioni come covi di nazisti, estremisti, no vax. Quando invece ci sono lavoratori, padri di famiglia, persone normali: una grossa fetta della popolazione, addirittura in aumento, che non viene rappresentata da nessuna forza politica.

Addirittura il dissenso viene criminalizzato.
Ricordo che addirittura ci sono stati dei casi eclatanti in cui alcune persone sono state spinte al Tso. Se non sei conforme ai dettami del potere, vieni eliminato o censurato.

C'è una via d'uscita? Basta far sentire la propria voce nelle piazze o bisogna costruire un'alternativa?
Questa è una domanda che normalmente rivolgo agli altri nelle mie interviste: «Che succederà? Quali sono le soluzioni?».

E raccogliendo tutti questi pareri che idea si è fatta?
Che la situazione non è facile, ma ognuno di noi può portare avanti la sua personale rivoluzione pacifica, mettendo in campo le proprie reazioni al sistema. Non condanno i personaggi che cercano di fare i nuovi leader, perché tutto serve. Ognuno parla al suo pubblico, con empatia e messaggi che per loro sono calzanti. L'importante è recuperare il nostro pensiero critico, a cui ormai non siamo più abituati fin dai tempi della scuola. Informarsi, studiare, leggere, spegnere la televisione. Altrimenti è difficile diventare cittadini dotati di pensiero, di convincimento, di idee.