21 agosto 2019
Aggiornato 09:00
Giovani e pensioni

Pensioni, Rizzetto (Fdi) al Diario: Riforma art.38 rischia di tartassare quelle già basse, non di rendere più eque quelle dei giovani

Il disastro del sistema pensionistico in essere è sotto gli occhi di tutti. Rizzetto e Meloni erano tra i firmatari della proposta di modifica dell'art.38 della Costituzione, ma ora fanno marcia indietro. Ecco perché

ROMA - "Comprendiamo e condividiamo la necessità di riformare l'articolo 38 della Costituzione in tema di ridefinizione dei criteri di equità generazionale nei trattamenti previdenziali e assistenziali. Avevamo firmato anche noi la proposta di legge, ma oggi, dopo attente analisi, non ci convince più». Così l'onorevole Walter Rizzetto, vicepresidente commissione lavoro alla Camera, che in esclusiva ai nostri microfoni ha spiegato il motivo di questo cambio di rotta. "Rischia di toccare anche le vecchie pensioni, ecco perché abbiamo tolto la nostra firma a questa modifica".

Disastro sistema pensioni
Nel quinquennio 2010-2015 la spesa per le pensioni pubbliche in Italia ha in media assorbito il 15,7% del Pil. Si tratta del secondo valore più alto tra i Paesi dell’Ocse dopo la Grecia, una percentuale che sicuramente diminuirà all’aumentare del Pil italiano, ma che va comunque abbassata con una rimodulazione della spesa pensionistica nella direzione di una maggiore sostenibilità. Il 70% della spesa pensionistica totale è assorbito da pensioni di vecchiaia. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, basti sapere che il 63,1% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro e di questi 11,3 milioni di pensioni solo il 44,9% beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi. Riguardo ai nuovi pensionati, il loro reddito medio (13.965 euro) è inferiore a quello dei pensionati defunti (15.356) e a quello dei pensionati sopravviventi (17.146). Nonostante un incremento graduale dell’età dovuto alle recenti modifiche normative, una percentuale rilevante di pensionamenti avviene prima dei 60 anni. Insomma, qualcosa va fatto, ma non così.

Mettere mano alla legge Fornero
Cosa serve davvero per una riforma equa? Secondo Rizzetto bisgona "mettere mano seriamente alla legge Fornero, mandare in pensione i lavoratori precoci, parlare di lavori usuranti, favorire il ricambio generazionale». Quando una persona, più o meno giovane, chiude Rizzetto, lavora per sei mesi e poi niente, "è lì il punto di caduta rispetto al sistema contributivo".

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