24 ottobre 2019
Aggiornato 06:00
A Roma con Salvini e Toti per il No

Meloni: «Seppelliamo sotto una valanga di no Renzi e i suoi burattinai»

La fondatrice di Fratelli d'Italia: quando vincerà il No si deve tornare a votare, «se non ce lo faranno fare vi chiameremo alla mobilitazione, perché stavolta vi dovete far sentire»

ROMA - Tour della Sovranità, organizzato da Fratelli d'Italia e dal comitato referendario No, grazie ha fatto tappa a Roma questa domenica. Sul palco si sono alternati il presidente di Fdi Giorgia Meloni, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini,il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti.

Il caso Capalbio
Meloni ha introdotto il suo intervento sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre parlando di immigrazione. L'ex ministro della Gioventù ha portato come esempio la vicenda di Capalbio dove, «dopo mesi dei lotta neanche i cittadini ma i villeggianti» della «ridente località nella quale d'esteta dimora tutta quanta l'intellighenzia radical chic» sono riusciti ad impedire «che anche lì arrivassero 50 richiedenti asilo». Insomma «siamo tutti bravi a fare i solidali con la vita degli altri» ha ironizzato la fondatrice di Fdi, che ha attaccato «questi signori alla Boldrini, che gli unici immigrati che hanno visto nella loro vita sono la loro colf e i loro giardinieri».

"Italia unico Paese della storia che finanzia la sua invasione»
Per la deputata è il momento di dire «basta con le menzogne», come quella della «solidarietà», ma anche quella «dei profughi, perché circa il 90 per cento di quelli che arrivano da noi sono clandestini» e con la bugia dei finanziamenti europei per l'accoglienza «sono soldi italiani, 2 miliardi e 900 milioni di euro quelli che ha messo il governo Renzi nel documento economico e finanziario per l'accoglienza degli immigrati». Secondo Meloni siamo all'assurdità perché l'Italia è l'unico Paese della storia a «finanziare la sua stessa invasione».

«Immigrazione incontrollata per ridurre i diritti degli italiani»
L'onorevole ha proseguito attaccando la globalizzazione, difesa dal grande capitale e dalla sinistra radical chic, che caldeggiano per l'immigrazione: «Non c'è niente di solidale nel tentativo di far entrare ogni anno in Europa centinaia di migliaia di immigrati clandestini. Non c'è la solidarietà: la ragione principale per cui si fanno entrare è che l'immigrazione incontrollata serve al grande capitale per rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori italiani ed europei».

Chi voterà Sì?
Quindi la leader di Fdi è passata ai temi referendari veri e propri: «Il fronte del No va misurato sulla difesa dell'interesse nazionale e dei cittadini; invece voltano Sì i voltagabbana e i trasformisti, perché questa riforma gli consente di fare quello che gli pare». Per l'ex ministra vota Sì Sergio Marchionne, «perché è una riforma di fronte alla quale il grande capitale che chiude le imprese in Italia e delocalizza viene tutelato; vota Sì Giorgio Napolitano, in Parlamento dal 1953 perché la riforma non tocca la vera casta; votano sì JP Morgan, Goldman Sachs, le agenzie di rating, le consorterie europee e da oggi anche Juncker. Dove stanno questi non possono stare gli interessi degli italiani».

«Seppellire sotto una valanga di no Renzi e i suoi burattinai»
Meloni però si è detta convinta che il 4 dicembre vincerà il No: «Penso sia importante convincere la gente ad andare a votare per seppellire sotto una valanga di no Renzi, i suoi burattinai, i fantocci, e dimostrare che gli italiani sono capaci di governare con la loro testa anche davanti a un mare di bugie». Quando vincerà il No, ha proseguito la deputata si deve tornare a votare, «senza se e senza ma se non ci faranno votare, per avere sulle nostre teste il quarto governo non eletto, vi chiameremo alla mobilitazione, perché stavolta vi dovete far sentire. Non servono i governi per fare le legge elettorali, si fanno i governi per i bisogni della gente. La legge elettorale si può fare con il governo Renzi dimissionario». Sul finale Meloni ha mostrato al pubblico una foto del premier a un'iniziativa per il referendum, con dei contenitori alle spalle con su scritto 'basta un Sì': «Renzi sta già a fa gli scatoloni -ha ironizzato - Ma quando fai schifo alla gente non vinci con nessuna legge elettorale, noi non siamo disponibili a trattare. Il 4 dicembre sarà un crocevia, ma la vera sfida comincia il giorno dopo, quando ci saremo liberati di questo governo di fantocci e burattini e torneremo a fare gli interessi dell'Italia».