15 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Manovra, Conte: «Con Juncker parlo io, Italia non si scusa di nulla, si confronta»

Il Presidente del Consiglio parla della nota congiunta dei due vicepremier che lo incoronano a capo della trattativa con l’Europa

Il premier Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte (Alessandro Di Meo | ANSA)

ROMA - «Matteo Salvini e Luigi Di Maio mi hanno conferito una procura, ma era già chiaro che dovessi trattare io». Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un colloquio con Il Fatto Quotidiano. E per il reddito di cittadinanza: «Servono i tempi tecnici, finché un provvedimento non è stato scritto può cambiare». Conte parla della nota congiunta dei due vicepremier che lo incoronano a capo della trattativa con l’Europa: «Era già chiaro che dovessi essere io a gestire la trattativa, quel mandato ce l’ho sempre avuto. Ma quel comunicato valeva soprattutto per l’esterno, per voi, per calmarvi un po’. Per questo da avvocato la definirei come una procura. Ha una portata più estesa». «Io sono il presidente del Consiglio, quindi con Juncker ci parlo io - prosegue -. La nota conclusiva dell’Eurogruppo di due giorni fa non ha fatto menzione di una procedura d’infrazione per debito nei confronti dell’Italia. E di questo avevamo parlato domenica a colazione nel G20 a Buenos Aires. Da parte delle istituzioni europee c’è stato un segnale». Ma, precisa poi, «siamo nel corso di una trattativa, quindi da parte nostra c’è l’impegno a moderare le dichiarazioni. Quando si tratta, le parti devono abbassare i toni».

Per le riforme ci vuole tempo
Il premier però non si sbilancia sui numeri: «Non si può parlare di numeri ora, la comunicazione è fondamentale in questa fase, come lo è aver aperto un negoziato. Dalla cena di sabato scorso al G20 a lunedì lo spread è calato di 30 punti secchi». E insiste «io non ho mai parlato di decimali, e noi siamo un governo pragmatico e post-ideologico. Non abbiamo fatto una manovra per andare allo scontro con l’Europa, ma per fare le riforme, applicando il contratto. Poi nel momento in cui c’è la possibilità di ridurre l’impatto economico di alcune misure, io sono qui». Però si pone il problema del come e soprattutto del quando per certe misure. Quali tappe prevede il governo? «Per tappe cosa intende?» replica al giornalista. «Ho una maledetta fretta di realizzare le riforme, milioni di italiani le aspettano, ma bisogna tenere conto di quanto serve, ossia dei tempi tecnici. Questa riforma non si può fare domattina». Però avete promesso più volte che il reddito di cittadinanza partirà il 30 marzo, ribatte il cronista... «Se ci avete chiesto cinque mesi fa quando sarebbe partito il reddito, quella era di certo una previsione. Adesso se posso recuperare le risorse, rimodulare il saldo finale e cambiar qualcosa, non vuole dire tornare indietro. Le riforme le farò ugualmente», conclude Conte.

La crescita tornerà «robusta»
A margine dell’assemblea dell’Anfia il premier ha ribadito che per avere la fiducia dei mercati occorrerà del tempo «perché la nostra manovra va spiegata, illustrata e compresa e sono sempre stato fiducioso che nel tempo avremmo rassicurato i mercati. Abbiamo verificato in questi giorni che i mercati ci danno risposte positive, quando terminerà l’interlocuzione con le istituzioni europee, con l’esito che io auspico e di cui sono convinto positivo, i mercati si rassereneranno ancora di più»«L’Italia non si scusa di nulla, si confronta, io mi confronto con i commissari europei in un clima di fiducia e rispetto reciproci», ha aggiunto, a proposito delle polemiche tra alcuni suoi ministri, in primis Matteo Salvini, e membri della Commissione Ue. Mostra toni rassicuranti Conte: «I mercati finanziari hanno già percepito il clima più positivo e siamo lieti di registrare uno spread su livelli più bassi. Questo non ci appaga, stiamo lavorando perché lo spread torni stabilmente a livelli più bassi, coerenti con i buoni fondamentali del nostro sistema economico». La battuta di arresto del Pil è solo «temporanea» e la crescita tornerà «robusta» e «si gioverà della pace sociale grazie alle misure». I danni provocati dal disagio di chi si sente escluso sono cronaca di questi giorni. «L’Italia è salda. Questo governo vi sosterrà sempre», ha concluso.