13 dicembre 2018
Aggiornato 04:00

Manovra, che fine faranno reddito di cittadinanza e quota 100?

La finanziaria sarà blindata alla Camera, i nodi rimandati al Senato. Lì si deciderà quando partiranno le due misure bandiera e quanti soldi verranno spesi
Giovanni Tria, ministro dell'Economia e delle Finanze, durante la seduta in Senato per riferire sulle decisioni del governo in materia di bilancio
Giovanni Tria, ministro dell'Economia e delle Finanze, durante la seduta in Senato per riferire sulle decisioni del governo in materia di bilancio (Riccardo Antimiani | ANSA)

ROMA – L'Italia tratta con Bruxelles, ma il passo avanti che Roma è disposta a fare non è ampio, non superiore a una riduzione dello 0,2% rispetto al 2,4% del rapporto deficit/Pil scritto nella manovra. È questo il dato che emerge al momento, mentre la legge di Bilancio è in commissione alla Camera, dove la prossima settimana l'esecutivo dovrebbe porre la fiducia sul provvedimento. Il governo intende infatti blindare la manovra a Montecitorio, e rinviare a Palazzo Madama i nodi, a partire dal reddito di cittadinanza e dalla riforma della legge Fornero con quota 100, di cui si parla da mesi senza che sia stato ancora presentato un testo scritto. La legge di bilancio approderà in aula a partire da lunedì e l'esecutivo ha comunicato in conferenza dei capigruppo che c'è la possibilità che venga posta la questione di fiducia. A confermare lo schema il sottosegretario leghista Guido Guidesi secondo cui «il grosso del lavoro sarà fatto al Senato». In particolare su quota 100, i leghisti assicurano che l'articolato sarebbe «pronto» e anche che la misura è stata ridimensionata sul fronte delle risorse («non supereranno i 6 miliardi») ma i tempi difficilmente consentono di aprire a Montecitorio questo capitolo.

Aperture all'Unione europea
Intanto proseguono i passi formali in sede europea verso l'apertura di una procedura per deficit eccessivo (oggi è stata la volta del Comitato economico e finanziario del Consiglio dell'Ue che ha appoggiato le conclusioni del rapporto della Commissione europea sul debito dell'Italia) ma va avanti, in parallelo, la trattativa con Bruxelles per evitarla o rallentarla. Tanto che il vicepremier Matteo Salvini si dice convinto che l'accordo si troverà e afferma che il 2,4% di deficit nel 2019 non è tra i dieci comandamenti. Così sul fronte parlamentare, le due misure bandiera, che insieme costano quasi 16 miliardi nel 2019, sono per il momento accantonate e la commissione Bilancio della Camera si concentra su altri temi. Il sottosegretario all'Economia, Massimo Garavaglia, ha annunciato che arriverà il pacchetto di misure per la famiglia. «Il tema è all'attenzione del governo», ha detto riferendosi agli assegni familiari: «Abbiamo ricevuto dei testi dal ministro Fontana e penso che nella giornata di domani saremo nelle condizioni di presentare un testo che dia risposte alle diverse sollecitazioni che abbiamo avuto, così come stiamo esaminando alcune proposte delle opposizioni che stiamo valutando positivamente».

Soldi alle imprese e alla sanità
Nel passaggio alla Camera dovrebbero arrivare pure novità come il taglio per le imprese dei premi Inail e la riduzione dell'Imu sui capannoni. Qualcosa dovrebbe esserci sulla sanità: le risorse per il fondo per le liste d'attesa (istituito nel decreto fiscale con una dotazione di 50 milioni) «verranno quanto meno raddoppiate», ha annunciato il sottosegretario Garavaglia, aggiungendo che «non è detto che non si riesca ad aumentare anche il fondo per l'edilizia sanitaria che ha già due miliardi in più». Così dall'avvio delle votazioni in commissione martedì scorso, i lavori procedono tra accantonamenti e bocciature delle proposte di modifica presentate, con Graziano Delrio (Pd) che accusa il governo di costringere la commissione a «lavorare a vuoto mentre in qualche stanza fumosa Salvini e Di Maio stanno mercanteggiando su un nuovo testo».