18 dicembre 2018
Aggiornato 21:30

Boccia: «Con Salvini il M5s si suicida: deve aprire al Pd»

Il candidato alla segreteria del Partito democratico lancia un avviso ai pentastellati tramite i microfoni del DiariodelWeb.it: «Questo governo cadrà nel 2019»

Francesco Boccia, candidato alla segreteria del Pd, in questi giorni si discute della manovra finanziaria e lei è stato l'unico del suo partito a dire che Bruxelles sta sbagliando a bocciarla e ad aprire la procedura d'infrazione?
Sì. La manovra è fatta male, e questo è evidente, ma il problema non è il rapporto deficit/Pil al 2,4%. Veniamo da un decennio in cui l'Italia ha sempre seguito le prescrizioni di Bruxelles e il debito è sempre aumentato, tranne nell'ultimo anno. Il Pd nuovo, che io voglio costruire, deve dire con chiarezza che questa Europa non funziona. Ma questa è l'Europa di Juncker, della Merkel, di Orban: è un'Europa di centrodestra, e devono risponderne Berlusconi e Salvini, non certo noi. Io trovo assurdo che il Pd difenda una Commissione europea indifendibile. Anche perché dare un giudizio preventivo, come ha fatto, è sempre sinonimo di pregiudizio. A me la manovra non piace, ma non per il deficit: perché spende male i soldi degli italiani, dando oboli e sussidi a tutti. Invece ha senso dire con chiarezza che quelle risorse, prese con i sacrifici degli italiani, vadano sugli investimenti o sulla riduzione delle tasse sul lavoro. La Commissione europea secondo me ha sbagliato ad avviare la procedura d'infrazione prima ancora che si esprimesse il parlamento, che ha appena iniziato la discussione. Magari la modificherà e Bruxelles potrebbe essere soddisfatta.

Anche perché sta arrivando una rimodulazione, per quanto dobbiamo ancora capire quali saranno i suoi contenuti.
È sempre brutto autocitarsi, perché si rischia di passare per presuntuosi. Ma un mese fa, quando la manovra è uscita dal consiglio dei ministri, ho sottolineato che c'era un'ambiguità di fondo. Tria, nell'orecchio dei suoi colleghi dell'Eurogruppo, diceva che il deficit non sarebbe stato al 2,4%, ma al 2,1-2,2%, perché alla fine reddito di cittadinanza e modifica della legge Fornero li faremo partire tre o quattro mesi dopo, quindi sul 2019 risparmieremo un trimestre. Però poi tornava in Italia e Salvini e Di Maio facevano quelli del pugno duro contro Bruxelles. Dentro questa ambiguità si è consumato un mese di inutili dibattiti. Alla fine si farà come Tria aveva già annunciato a Moscovici, Dombrovskis e Juncker: cioè inizieranno a spendere le risorse degli italiani, anziché dal 1° gennaio, dal 1° aprile o dal 1° maggio.

Lei ha anche detto che ormai Salvini e Di Maio litigano su tutto e bisogna solo capire quando cadrà questo governo. Ecco, quando succederà, secondo lei?
Secondo me nel 2019 questo governo cade, si tratterà di capire se prima o dopo le europee. Salvini non ha alcun interesse ad andare avanti, dopo aver tolto al Movimento 5 stelle tutto quello che poteva togliergli: l'anima, la credibilità e anche i voti. Avevo detto ad autorevoli esponenti del M5s che sarebbe stato un suicidio fare l'alleanza con Salvini: l'hanno fatta e ora se ne prendono le responsabilità politiche. Mi pare evidente che, sui condoni fiscale ed edilizio, sullo scarso rispetto per l'ambiente, sull'economia, questa alleanza è geneticamente modificata.

Sarebbe stata meglio quella con il Pd?
Non c'è dubbio. Avremmo fatto la stessa analisi sulla condizione dei bisogni e delle povertà degli italiani. E sicuramente avremmo fatto fare meno errori al M5s. Ma è evidente che ci vuole un altro Pd, e devo dire che alla prova del governo i pentastellati non si sono dimostrati all'altezza della sfida. Molti dei loro provvedimenti sono scritti male: il decreto Di Maio sul lavoro è un gran pasticcio, ha tagliato il lavoro a tempo determinato senza abbassare le tasse a quello a tempo indeterminato. La prova che hanno dato in questi mesi mi ha molto deluso, ma resta un tema: se vado nelle periferie e chiedo perché non ci hanno votato più, mi rispondono che hanno votato M5s perché erano attenti ai loro bisogni e alle condizioni dei più poveri. Voglio dire con chiarezza ai Cinque stelle che il Pd che uscirà dal congresso tornerà ad essere un punto di riferimento nelle periferie e nei luoghi della povertà: quindi loro o proveranno a discutere con noi o si suicideranno allegramente con Salvini nei prossimi dodici mesi.

Lei però adesso vuole hackerarlo il Movimento 5 stelle. Cosa sta preparando?
Sì. Voglio dimostrare che intanto siamo arrivati. Se pensavano che il Pd fosse fatto da chi utilizzava qualche battuta, qualche slogan e qualche slide gli do una notizia: quella stagione è finita. Rousseau è stata una grande intuizione di Casaleggio senior. Al quale ho sempre riconosciuto di aver cambiato, con Grillo accanto, il linguaggio della politica italiana e le modalità di raccolta del consenso: un po' come fece Berlusconi nel 1994 con le tv commerciali. Però poi Rousseau è diventata un'altra cosa: non è un'associazione politica, è legata a una società privata, e soprattutto è opaca, non è chiara. Quando una piattaforma diventa un commentificio o un votificio oscuro non c'entra più nulla con la missione originaria. Io voglio smontarla e rimontarla, alle Officine Farneto il 15 dicembre, utilizzando il contributo di tanti sviluppatori, giovani startupper e inventor, che in questi anni hanno costruito l'associazione apolitica Digithon, e che verranno a darci una mano per capire come funzionano molte cose. Oltre a come funzionano la vita e la società al tempo del capitalismo digitale, discuteremo con loro della partecipazione democratica. Mostreremo i limiti, i buchi, i difetti di Rousseau, per poi rimontare un'altra cosa, con la stessa filosofia, ma che sia una casa di vetro. Il tempo dell'opacità sulla rete è finito.