16 dicembre 2018
Aggiornato 17:30

Martina e Delrio: gli ex renziani si rivoltano contro Renzi

L'ex premier, pochi giorni fa, si era lamentato di quelli che lo «pugnalano alle spalle». Ed ecco i suoi ex vice, alla segreteria e al governo, contro di lui al congresso

Il segretario uscente del Partito Democratico Maurizio Martina con Graziano Delrio al termine del suo intervento durante l'assemblea nazionale
Il segretario uscente del Partito Democratico Maurizio Martina con Graziano Delrio al termine del suo intervento durante l'assemblea nazionale (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA – Al ballo delle primarie del Partito democratico si unisce un ballerino in più, addirittura il settimo. Ora è ufficiale: anche Maurizio Martina si candida a segretario. Anzi: «Ci candidiamo, ci candidiamo al plurale», perché «l«io' ci ha fatto male. Il 'noi' è il futuro». Martina annuncia così, dal circolo Pd di San Lorenzo, a Roma, la sua discesa in campo: «Mi candido e ci candidiamo con l'idea di portare al Pd una squadra di ragazzi di donne, di persone, che hanno innanzitutto la voglia di lavorare insieme e di investire sul futuro dell'Italia», ha spiegato. Nelle sue intenzioni il congresso del Pd dovrà essere «una tappa» nel percorso che deve portare ad un «soggetto che va oltre il Pd» e che si rivolga «all'intero campo progressista. So che non bastiamo, serve un orizzonte largo» che guardi alle «tante energie fuori dal Pd. Le piazze di queste settimane sono energia pura per questo Paese. Dobbiamo guardare a quelle piazze con entusiasmo e collaborazione», è la premessa di Martina. E dunque serve «una stagione costituente dopo le Europee per un soggetto che chiami a raccolta energie e competenze e si rivolga all'intero campo progressista italiano».

Addio al capo
Al momento, però, più che dalle «piazze» e dal «campo progressista», gli appoggi al segretario uscente (ad interim) vengono da nomi importanti della dirigenza del partito: dal capogruppo alla Camera Graziano Delrio all'ex sottosegretario Tommaso Nannicini, passando per Debora Serracchiani. Colpisce specialmente un fatto, ovvero che si tratti tutti di ex sodali di Matteo Renzi: il suo ex vicesegretario, il suo ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, un membro del suo governo e una della sua segreteria. Ex renziani, però, verrebbe da definirli ora, perché Renzi un suo candidato alla segreteria lo ha già lanciato: e non si tratta di Martina, bensì di Marco Minniti. Gli ex renziani che si ribellano contro Renzi, dunque: e torna alla mente quello sfogo che, non a caso, il senatore di Scandicci aveva affidato pochi giorni fa alle pagine del Foglio: «Mi colpisce la mancanza di serenità di giudizio da parte di chi, dopo aver avuto tutto grazie al nostro coraggio, ora pugnala alle spalle. Ma lo stile è come il coraggio di Don Abbondio: chi non ce l’ha non può darselo». A chi si riferisse l'ex premier ed ex segretario è stato lui stesso a chiarirlo: «Poco dopo la sconfitta del 4 marzo tutti, in primis Paolo Gentiloni e Graziano Delrio, mi hanno chiesto di fare un passo di lato e di restare fuori dalle dinamiche del Pd al prossimo Congresso».

Poco consenso
Gentiloni e Delrio: entrambi, da ex protetti del vecchio capo, si sono rivoltati contro di lui, abbandonandolo quando ha chiesto il sostegno a Minniti come nuovo segretario. Il primo ha puntato su Zingaretti (l'antirenziano per eccellenza); il secondo, appunto, su Martina, un altro «ingrato». E Delrio, per giunta, fa il vago: «È vero, io dopo il 4 marzo gli ho dato quel consiglio. Era il più giusto ed era coerente con lo stile che abbiamo sempre avuto. Ma sinceramente non penso proprio che Matteo si riferisse a me come a uno dei suoi pugnalatori». La brutta notizia per Martina, Delrio & co sta però nel consenso che stanno riscuotendo: un po' bassino, almeno al momento. Secondo un sondaggio effettuato da Emg Acqua e reso noto questa mattina nel corso della trasmissione Agorà su Raitre, infatti, in testa alle preferenze di coloro che intendono partecipare alle primarie per l'elezione del segretario del Partito democratico figura Nicola Zingaretti con il 38%, secondo Minniti al 28%, solo al terzo posto Martina al 15%. Evidentemente staccarsi da Renzi fuori tempo massimo non è bastato per rifarsi una verginità.