16 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Persino Savona ci ripensa: «La manovra va riscritta, altrimenti non reggiamo»

Addirittura il ministro degli Affari europei, artefice occulto della legge di Bilancio, sarebbe ormai «disilluso»: almeno a credere a un retroscena del Corriere

Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona in auto al termine del consiglio dei ministri a palazzo Chigi
Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona in auto al termine del consiglio dei ministri a palazzo Chigi (Angelo Carconi - Claudio Peri | ANSA)

ROMA«Non si può più andare avanti così, non ha senso. E la manovra com'è non va più bene: è da riscrivere». Questo il giudizio che, secondo quanto riporta il Corriere della sera in un retroscena, il ministro degli Affari europei Paolo Savona avrebbe espresso riservatamente sul governo, a margine dell'ultimo Consiglio dei ministri. Il dietrofront di Savona è pesante, perché proprio l'economista sardo, euroscettico convinto, era ritenuto il vero artefice occulto della legge di Bilancio. La sua affermazione, però, scrive Francesco Verderami, «parte da un convincimento – sostiene il quotidiano milanese – è la previsione di come andrà a finire l'estremo tentativo di mediazione di Conte con Juncker. E in politica, come nello sport, squadra (e tattica) che perde si cambia».

Conto alla rovescia
Nell'esecutivo, insomma, cominciano a diffondersi i timori che l'alleanza tra Movimento 5 stelle e Lega possa non durare, sia per le pressioni che giungono dall'Unione europea dopo la bocciatura della manovra, sia per i malumori tra i due azionisti di maggioranza dopo l'ennesimo incidente parlamentare sulla legge anticorruzione. Ormai i ministri sembrano posizionarsi in vista di nuovi equilibri. E se il titolare dell'Economia, Giovanni Tria, come raccontano fonti accreditate, sfruttando il buon rapporto che ha stretto con Matteo Salvini è sicuro di poter ricoprire un ruolo importante anche in futuro, Savona invece appare disilluso. «Così non reggeremo a lungo», avrebbe detto il ministro sempre stando alla ricostruzione del Corsera.

Senza alternative
Resta però sempre un dato di fatto: i numeri in parlamento, oggi come il giorno dopo le elezioni, rendono praticamente impossibile percorrere qualsiasi altra strada che non sia quella del governo gialloverde. In altre parole, non ci sarebbe nessuna maggioranza alternativa, con buona pace di Forza Italia che continua a puntare su un ritorno in auge della coalizione di centrodestra, puntellata da qualche responsabile. Se cadesse Conte, insomma, il rischio più grande sarebbe quello di rivedere a palazzo Chigi un tecnico in stile Mario Monti. Di fronte a questa prospettiva, quindi, l'attuale governo non potrebbe fare altro che andare avanti, nonostante tutte le difficoltà, magari rafforzandosi con un rimpasto dei ministeri all'inizio dell'anno nuovo.