17 dicembre 2018
Aggiornato 10:32

Libia, la Turchia abbandona la conferenza di Palermo e Haftar se ne va prima

La Turchia ha richiamato la propria delegazione della Conferenza di Palermo sulla Libia. Il generale Haftar va ma lascia prima

Un momento del bilaterale tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Ghassam Salamè
Un momento del bilaterale tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Ghassam Salamè (INSTAGRAM GIUSEPPE CONTE)

PALERMO - La Turchia ha richiamato la propria delegazione della Conferenza di Palermo sulla Libia. Stando a quanto riferiscono i media turchi, il vicepresidente Fuat Oktay ha denunciato «profonda delusione». La delegazione ha abbandonato i lavori dopo la sua esclusione dall’incontro di questa mattina che ha visto tra i suoi protagonisti il premier Giuseppe Conte, il primo ministro libico Fayez al Serraj, il generale Khalifa Haftar e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Ha spiegato il vice presidente Fuat Oktay: «L’incontro informale di questa mattina» a Palermo, «è stato presentato come un meeting tra i protagonisti del Mediterraneo, ma questa è un’idea fuorviante. Noi la condanniamo e per questo lasciamo questo incontro profondamente delusi».

«Nuovi meccanismi" in grado di garantire la sicurezza a Tripoli
Intanto, i partecipanti hanno chiesto la creazione al più presto di «nuovi meccanismi in grado di garantire la sicurezza a Tripoli», secondo una bozza della dichiarazione finale. Che contiene un appello a tutte le parti affinché venga perseguita la "piena e tempestiva" creazione di nuovi meccanismi in grado di garantire la sicurezza a Tripoli, basata su un nuovo dispiegamento dell’esercito regolare e delle forze di polizia, con l’obiettivo di sostituire le formazioni armate. La dichiarazione finale di Palermo rilancia così l’auspicio dell’inviato speciale Onu per la Libia, Ghassan Salamè, l’8 novembre scorso, davanti al Consiglio di Sicurezza, sulla formazione di forze di polizia regolari capaci di garantire la sicurezza nella capitale libica e permettere così di «voltare pagina rispetto alla loro dipendenza dai gruppi armati per la propria protezione». Gruppi armati protagonisti lo scorso settembre di violenti scontri a Tripoli, costati la vita a oltre 120 persone, e con cui l’inviato Onu ha negoziato un accordo di cessate il fuoco, seguito da un piano globale per la sicurezza della capitale libica.

Haftar, prima no poi sì poi ni
Il generale Khalifa Haftar dal canto suo ha lasciato Palermo dopo aver partecipato a una riunione a margine. All’incontro di questa mattina, che lo ha visto stringere la mano al premier del governo di accordo nazionale di Tripoli, al Serraj, hanno partecipato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’inviato speciale per la Libia Ghassan Salamé, i presidenti di Egitto e Tunisia, Abdel Fatah al Sisi e Beji Caid Essebsi, i primi ministri russo ed algerino Dmitry Medvedev e Ahmed Ouyahia, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il ministro francese Jean-Yves Le Drian. Haftar e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi non hanno partecipato alla foto ufficiale della Conferenza e non prendono parte neppure alla riunione plenaria che chiuderà al Conferenza.