14 novembre 2018
Aggiornato 06:00

I verbali degli interrogatori che inguaiano il braccio destro di Renzi

Luca Lotti, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio a fianco di Matteo, ha tentato di screditare il suo accusatore Marroni. Ma i magistrati non gli credono
Luca Lotti in aula alla Camera
Luca Lotti in aula alla Camera (Angelo Carconi | ANSA)

ROMANon c'è solo papà Renzi, Tiziano, ma anche Luca Lotti, che del Matteo premier fu sottosegretario alla presidenza del Consiglio (praticamente il braccio destro), per poi passare al ministero dello Sport. Insomma, i verbali dell'inchiesta Consip chiamano in causa proprio tutto il cosiddetto «giglio magico», la cerchia degli uomini più vicini all'ex inquilino di palazzo Chigi ed ex segretario del Pd.

Avviso ai controllati
Lotti, in particolare, è finito coinvolto con l'accusa di favoreggiamento: ci sarebbe stato proprio lui, infatti, dietro una fuga di notizie che avrebbe inquinato non poco il lavoro degli inquirenti. L'ex ministro avrebbe informato Luigi Marroni, allora amministratore delegato della Consip, che i carabinieri del Noe avevano piazzato delle microspie nel suo ufficio, nell'ambito dell'inchiesta sulla società che guidava: risultato, l'ad fece bonificare il suo locale e l'attività investigativa saltò. Ad informare i militari e il pm Henry John Woodcock di aver ricevuto questa soffiata, nel dicembre 2016, è stato proprio Marroni in persona, che ha insomma accusato direttamente il numero due di Renzi.

Lotti la butta in politica
Così la procura di Roma (nelle persone del procuratore Giuseppe Pignatone, dell'aggiunto Paolo Ielo e del pm Mario Palazzi) hanno convocato per ben due volte Lotti per interrogarlo. E come ha risposto lui? «Le dichiarazioni di Marroni sono totalmente false, poiché, ribadisco, non ho mai saputo di indagini relative a Consip». Non solo: l'esponente toscano del Pd ha tentato di screditare il suo accusatore, sostenendo che lo avesse tirato in ballo per beceri motivi di rivalità politica, poiché proprio Lotti avrebbe cercato di ostacolare la sua nomina a capo della Consip. «E per questo ci fu un contrasto aperto con il presidente Matteo Renzi. Marroni era assessore della giunta regionale della Toscana guidata da Enrico Rossi, notoriamente su posizioni diverse dalle mie». Queste le parole di Luca Lotti, riportate nei verbali dell'inchiesta e pubblicate dal quotidiano La Verità. Peccato che, nel corso dei loro accertamenti, i magistrati abbiano scoperto numerosi elementi che hanno permesso loro di confermare la versione della fuga di notizie sostenuta da Marroni. E, quindi, di dare torto a Lotti, che dopo il provvedimento di conclusione delle indagini rischia seriamente il rinvio a giudizio e, dunque, il processo. Stavolta, si può proprio dire che si sia inguaiato con le sue stesse parole.