14 ottobre 2019
Aggiornato 01:00
Caso Consip

Si chiudono le indagini sul caso Consip: il renziano Lotti e il generale Del Sette verso il processo. Per Renzi senior chiesta archiviazione

Depositati gli atti e chiusa l’indagine, la Procura di Roma nel documento che prelude in genere alla richiesta di rinvio a giudizio mette ora sotto accusa 7 persone

Matteo Renzi durante la trasmissione «Porta a Porta» condotta da Bruno Vespa
Matteo Renzi durante la trasmissione «Porta a Porta» condotta da Bruno Vespa ANSA

ROMA - Si chiudono oggi le indagini per il caso Consip. Depositati gli atti e chiusa l’indagine, la Procura di Roma nel documento che prelude in genere alla richiesta di rinvio a giudizio mette ora sotto accusa 7 persone, tra cui ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, alcuni imprenditori e un ex ministro. Quella definita dai magistrati di piazzale Clodio è una tranche della complessa vicenda. A rischiare il processo è l’ex ministro dello Sport del governo Renzi, Luca Lotti, per il reato di favoreggiamento; l’ex comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette, per cui si ipotizza la rivelazione del segreto d’ufficio; poi il generale dell’Arma Emanuele Saltalamacchia, accusato anch'egli di favoreggiamento.

C'è anche l’accusa di depistaggio
E’ accusato di rivelazione del segreto e falso invece l’ex maggiore del Noe, Gian Paolo Scafarto, ora assessore in un comune campano e al centro di molti accertamenti portati avanti a Roma. C'è anche l’accusa di depistaggio assieme all’ex colonnello dell’Arma, Alessandro Sessa. Rischia il processo anche l’imprenditore Carlo Russo per millantato credito. Favoreggiamento per il presidente, all’epoca dei fatti, di Pubbliacqua, società partecipata del comune di Firenze, Filippo Vannoni. Quanto a Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo, gli inquirenti della Procura di Roma hanno chiesto l’archiviazione.

Di cosa è accusato l'ex ministro renziano Lotti
All’ex ministro renziano Lotti viene contestato di aver rivelato all’ad di Consip, Luigi Marroni, l’esistenza dell’indagine che riguardava vertici ed ex vertici e dell’attività di intercettazione «con conseguente pregiudizio alle ragioni investigative che avevano generato i decreti autorizzativi dell’attività di intercettazione» aiutando così «gli indagati in quel procedimento a eludere le investigazioni». Idem Saltalamacchia, che secondo l’accusa avrebbe invitato Marroni a essere prudente perché la procura di Napoli stava indagando. Il generale Del Sette, invece, stando alla procura, avrebbe rivelato a Luigi Ferrara, presidente della Consip, l’indagine a carico dell’imprenditore finito nei guai con l’accusa di corruzione. Anche l’alto ufficiale disse a Ferrara di essere cauto al telefono. Mentre Filippo Vannoni, già presidente di Publiacqua a Firenze ed ex consigliere di Palazzo Chigi, avvertì Marroni.

Cosa faceva l'imprenditore Russo
Dal canto suo l’imprenditore Carlo Russo si sarebbe fatto promettere dall’imprenditore Alfredo Romeo 100mila euro all’anno «come prezzo della propria mediazione» nei confronti di Daniela Becchini, all’epoca dei fatti dg del patrimonio Inps, Silvio Gizzi, all’epoca amministratore delegato di Grandi Stazioni rail, Monica Chittò, all’epoca sindaca del comune di Sesto San Giovanni e infine Luigi Marroni, all’epoca amministratore delegato di Consip. Secondo quanto rilevato dalle indagini le mediazioni dovevano riguardare commesse e appalti. Russo avrebbe millantato con l’imprenditore napoletano anche il tramite dell’attuale sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, per fargli ottenere un appalto indetto dal comune di Sesto. Sempre Russo avrebbe promesso a Romeo la mediazione, che non c'è mai stata, tramite Tiziano Renzi, per l'aggiudicazione di appalti di Consip.