21 ottobre 2018
Aggiornato 00:00

Le Pen e Salvini, un incontro per «fermare» Steve Bannon e «salvare l'Europa»

Stop alla lista unica di sovranisti per le Europee. I due leader declinano il «piano Bannon»: Noi lottiamo proprio perché le nazioni non scompaiano
Matteo Salvini e Marine Le Pen
Matteo Salvini e Marine Le Pen (Alessandro Di Meo | ANSA)

ROMA - Niente liste uniche o comuni alle elezioni europee, «perché i partiti sovranisti nascono su basi opposte»: a precisarlo è stata Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, dopo l'incontro con il leader della Lega Matteo Salvini. «Non possono esserci liste uniche e comuni (dei sovranisti europei, ndr), perché lottiamo proprio affinché le nazioni non scompaiano a vantaggio di questo impero totalitario che è diventata l'Unione Europea», ha detto Le Pen. «Ogni nazione deve poter portare al Parlamento europeo i rappresentanti che le sembrano più in grado di rappresentare i loro interessi. Poi chiaramente lavoreremo per creare nel Parlamento un'alternanza, perché non c'è un diritto divino per cui il Pse e il Ppe si spartiscano il potere ancora una volta e impongano una visione che oggi è respinta dai popoli». Arriva quindi da Marine Le Pen il primo stop al «piano Bannon» per un'unità continentale dei sovranisti.

I motivi dello «stop» a Steve Bannon
Le Pen è chiara. Non volta le spalle a Steve Bannon, ma al suo progetto: «Bannon non è un cittadino europeo, è un americano. Ha suggerito la creazione di una fondazione che dovrebbe permettere ai partiti sovranisti di usufruire di studi, di analisi e sondaggi». E questo «va benissimo». Ma «sia chiaro che la forza politica che uscirà dalle elezioni di maggio saremo noi e nessun altro. Saremo noi a strutturare la forza sovranista che ha lo scopo di salvare l'Europa», ha aggiunto Le Pen nel corso della conferenza con Matteo Salvini, ridimensionando l'impatto dell'ex consigliere di Trump Steve Bannon nelle scelte future del fronte sovranista in vista dell'elezioni europee.

Salvini e l'alleanza con Le Pen
Dello stesso avviso Matteo Salvini, che ribadisce come non abbia senso, in questa fase politica, «imporre liste comuni». Perché «se sono autonomista e sovranista non posso imporre una lista comune» per il Parlamento europeo. «In paesi diversi, con culture diverse», ha continuato Salvini «ognuno esprimerà la sua vittoria, poi ci uniremo a Bruxelles e l'unica esclusione che faccio a priori è con i socialisti, che sono al servizio della speculazione internazionale». Quanto «agli ungheresi», il leader della Lega rimanda la decisione alle settimane che verranno: «Sugli ungheresi decideranno gli ungheresi, non decido io in campo altrui: so che c'è un congresso del partito popolare a novembre, spero che anche loro scelgano se continuare ad andare a braccetto con la sinistra o tornare alle radici in un'Europa che deve ripartire dai valori e dal diritto al lavoro».

Il progetto comune di Europa
«Questo non è un incontro elettorale, lavoriamo insieme ad un progetto comune di Europa e futuro da anni. Siamo qua per ridare senso e anima a un sogno europeo che i burocrati europei hanno svuotato: i salvatori dell'Europa stanno qua, non stanno a Bruxelles» ha poi precisato il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Penso che questo 'Fronte della libertà' lavorerà per avere un progetto comune e un'idea di futuro comune per l'Europa dei prossimi trent'anni e anche, se possibile, candidati comuni a ricorpire i ruoli più delicati, ma riconoscendo libertà ai singoli popoli, Paesi e governi: vedo una comunità che fa poche cose e le fa bene, tra queste poche cose difende i confini esterni, poi però sulle politiche commerciali, agricole, sull'età pensionabile, sui modelli di sanità, scolastici e di famiglia lascia che siano i singoli paesi a fare singole scelte. Non ci sono invece la famiglia o il modello di commercio imposto da Bruxelles».

Cosa sarà il «fronte sovranista»
Un'Europa dal volto nuovo, quindi. L'inizio dell'alternanza alla guida dell'Ue. La crescita. Fino a diventare maggioranza, del Gruppo all'Europarlamento che rispecchia il fronte sovranista, ma senza una lista comune, «perché siamo paladini delle nazioni che non vogliamo scompaiano a vantaggio di questo impero che è diventata l'Ue». E non è un caso che Marine Le Pen abbia scelto di partire da Roma per il suo tour di otto mesi in vista delle elezioni europee, che punta su uno dei principali alleati all'Europarlamento, la Lega appunto. Quella stessa Lega che, come dice Le Pen, dimostra che le «nostre politiche non solo possono diventare operative a livello politico ma che sono anche efficaci. Matteo Salvini lo dimostra».