20 ottobre 2018
Aggiornato 09:00

Prodi, il rischio dell'Italia illiberale e la frecciatina alla "politica dal balcone" del governo

In una intervista al Corriere della Sera Prodi si scaglia contro il governo. "Dove c’è l’istituzione non ci si affaccia al balcone” sentenzia
L'ex premier e presidente della Commissione Ue Romando Prodi
L'ex premier e presidente della Commissione Ue Romando Prodi (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

BOLOGNA - Si parla per l’Ungheria di Orban di democrazia illiberale, ma a quanto pare secondo qualcuno c'è lo stesso rischio anche per l'Italia. A sostenerlo è Romano Prodi, intervistato dal Corriere della Sera. «Ci troviamo – dice l’ex premier ed ex presidente della Commissione Ue – nel caso in cui chi ha avuto il mandato popolare pensa di avere diritto a fare o a dire qualunque cosa. Come se l’elezione portasse in dote la proprietà del Paese. È una deviazione non solo italiana. Penso alla Polonia e all’Ungheria, così vicina al cuore di Salvini. Penso alla scena dei ministri grillini affacciati al balcone di Palazzo Chigi». «Commentando e diffondendo quelle immagini – spiega Prodi – Di Maio ha scritto: ‘Da quel balcone si sono affacciati per anni gli aguzzini degli italiani’. Veramente noi non ci siamo mai affacciati al balcone. Dove c’è l’istituzione non ci si affaccia al balcone» sentenzia il Professore.

"Siamo ancora alla luna di miele"
I 5 Stelle e, soprattutto, la Lega volano nei sondaggi. Non è che chi li critica usa lenti sbagliate? «In passato sono stati fatti errori che hanno contribuito a portarci fin qui e oggi bisogna dare risposte nuove, come ha ammesso lo stesso segretario del Pd Martina». Questo non significa che si debbano accettare le soluzioni sbagliate, replica Pordi. "Per capirci, non si può negare il ruolo dello studio e dell’esperienza come base della politica. La politica è una attività in cui l’esercizio e la conoscenza sono elementi fondamentali». Eppure il 60 per cento degli elettori è con il governo. «Quanto tempo è passato dalla formazione del governo? Siamo ancora nella fase della luna di miele. E la luna di miele finisce quando uno deve andare a lavorare» prova a convincere l'ex premier. 

"I numeri non sono sacri"
Poi la critica alla manovra. "Mi ha colpito il messaggio che è arrivato all’inizio, molto astuto per la politica interna e fortemente negativo per le sue conseguenze concrete. Messaggio seguito da una lunga serie di aggiustamenti successivi che hanno dato un chiaro senso di non padronanza dei numeri. L’idea che i numeri fossero fuori controllo. Io mi aspettavo un 2 senza virgola, ma non sono certo stato colpito dal 2,4». Perché i numeri "non sono sacri." Bisogna avere un deficit di bilancio quando c’è bisogno di deficit e un surplus quando c’è bisogno di surplus. "Per entrare nell’euro il mio governo è stato capace di produrre un grande surplus, perché era necessario. Mi è sembrata invece una inutile provocazione di Lega e 5 Stelle il deficit di 2,4% per tre anni, annunciato in prima battuta. Per questo ho parlato di un voluto messaggio provocatorio che hanno poi dovuto correggere». L’aspetto "peggiore" secondo Prodi è che sono stati trattati come un residuo gli investimenti, per i quali ancora oggi non sappiamo da dove verranno le risorse». Questa è una manovra a breve».

Un grande fronte nel Ppe
Una manovra che ha effetti solo nell’immediato, utile soprattutto per le prossime europee, dice. Le europee possono segnare invece un punto di svolta. "Lo spostamento a destra incorso nel Ppe ci chiede e allo stesso tempo facilita la costruzione di un raggruppamento che veda insieme, non nello stesso partito, ma alleati: socialisti, liberali, Verdi e macronisti». Uno schieramento politico accomunato dalla stessa idea di Europa. "Se designassero il presidente della commissione e facessero un programma comune allora un’alternativa sarebbe possibile». Con una politica economica da "affiancare" all’euro, la lotta alle disparità, la difesa comune e una linea condivisa su immigrazione, sicurezza, giovani e lavoro.

Ritorno alle urne? E' troppo presto
Il ritorno alle urne, però, non necessariamente è vicino secondo il Professore, perché l’alleanza tra 5 Stelle e leghisti è sufficiente "a garantire la divisione delle spoglie. Hanno pure voti in eccesso e con il rinvio dei problemi possono andare avanti. Ovviamente se non interviene un forte scontro…». Lo scenario di una Italexit non è verosimile, "sarebbe assurdo e folle». Ma, "tra i decessi, esiste anche una certa percentuale di suicidi. Anch’io ho criticato più volte l’Europa, però per mostrare i muscoli bisogna averli. Quando toccò a me, prima di parlare portai il debito a poco più di 100. Forse Salvini no, ma almeno Di Maio dovrebbe conoscere quel detto napoletano: 'chi ha il sedere basso non può fare la danza classica'. E in questo momento noi lo abbiamo bassissimo».

Quale futuro per il Pd
E al futuro del Pd Prodi non sembra particolarmente interessato. "Se vogliamo avere delle forze riformiste serve una coalizione ampia. Quello a cui penso è lo scenario europeo. Non confondiamo il riformismo con un partito. Le etichette del passato sono un punto di riferimento, ma non bastano. Se ci rivolgiamo solo ai nostri avremo forse l’unità, ma faremo poca strada». «Spero che il Pd capisca che la differenziazione ancora esistente e così netta tra potere formale e potere reale nel partito non fa altro che disorientare l’elettore. È incredibile che mentre il segretario chiude la festa a Ravenna, il potere reale faccia il discorso a Firenze. Non ho mai visto nella mia vita nessuna organizzazione andare avanti così. Nessuna». Tradotto: Prodi chiede che Renzi faccia un passo indietro? «O un passo in avanti, veda lui. L’importante è sciogliere questa ambiguità».