13 dicembre 2018
Aggiornato 00:00

Così cambiano le pensioni: da quota 100 al taglio agli assegni d'oro

La Lega vuole smantellare la legge Fornero mandando in pensione chi ha 62 anni di età e 38 di contributi. Il M5s sforbiciare gli assegni sopra i 4.500 euro
Un ufficio dell'Inps
Un ufficio dell'Inps (Ciro Fusco | ANSA)

ROMA – Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) realizzabile in modo «efficace e ragionevole». È una delle proposte che oggi la Lega ha portato sul tavolo del governo in vista della manovra economica. È quanto emerge al termine di una riunione tra Massimo Garavaglia, Massimo Bitonci e Claudio Durigon alla presenza di Matteo Salvini. Sulle pensioni, si legge in una nota, quota cento «sarà effettiva ma anche con oneri sopportabili per la finanza pubblica. Sarà realizzata con misure di buon senso, compresa la pace contributiva nell'ottica di favorire l'aumento volontario della contribuzione da parte dei lavoratori».

Addio alla Fornero
Si tratta, dunque, di un primo passo verso il definitivo smantellamento della legge Fornero, che dovrebbe interessare solo per quest'anno ben 350 mila persone. Ma è solo l'inizio, appunto, perché Salvini intende introdurre anche la cosiddetta quota 41: ovvero la possibilità di accedere alla pensione a chi ha 41 anni e mezzo di contributi, a prescindere dall'età, una misura che riguarderebbe altre 310 mila persone circa. La terza variante allo studio della Lega è quella di allargare quota 100 anche a chi ha 65 anni di età e 35 di contributi: dipende tutto dalle coperture che sarà in grado di identificare il ministro dell'Economia, Giovanni Tria.

Scure sulle pensioni d'oro
L'altro fronte della riforma riguarda il taglio alle pensioni d'oro: «Fa parte del contratto di governo, poi vedremo i profili costituzionali. Chi prende una pensione superiore ai cinquemila euro senza aver pagato i contributi non si vede perché debba prendere di più», ha chiarito il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti a Otto e mezzo su La7. Dagli iniziali 4 mila euro netti della proposta, si è saliti dunque a circa 4.500, sopra i quali si procederà ad un ricalcolo che potrebbe sforbiciare l'assegno fino al 17% (si può arrivare a 360 euro in meno). Secondo uno studio di Tabula, riportato da Repubblica, saranno 50 mila i pensionati soggetti ai tagli, che ovviamente sono già pronti a presentare ricorso alla Corte costituzionale. Ma questa minaccia non fa arretrare di un millimetro il Movimento 5 stelle, principale sponsor della misura, con la quale vorrebbe (almeno in parte) finanziare anche la cosiddetta pensione di cittadinanza: ovvero, un assegno da 780 euro al mese per chi percepisce la minima. Il costo si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi, ma se un taglio alle pensioni più alte servisse a finanziare parzialmente un innalzamento di quelle più basse, forse la misura sarebbe più facile da far digerire.