18 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Europa

«Vi diamo un po' di soldi, ma i migranti restano da voi»: l'Ue volta (di nuovo) le spalle all'Italia

Il premier italiano dopo il vertice di Salisburgo è deluso. Dal summit nessun passo in avanti sulla redistribuzione dei migranti. E su Frontex è una furia

Il premier Giuseppe Conte al Summit europeo a Salisburgo
Il premier Giuseppe Conte al Summit europeo a Salisburgo ANSA

SALISBURGO - Nessun passo avanti sul tema della gestione europea dei migranti. Il vertice informale dei capi di Stato e di governo a Salisburgo si è concluso - ufficialmente - con un nulla di fatto. Questa la versione della cancelliera tedesca Angela Merkel al termine del summit confermata anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa. Ma la realtà è che a Salisburgo i paesi Ue hanno, per l'ennesima volta, voltato le spalle al governo italiano. L'attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo di giugno sulla redistribuzione su base volontaria dei migranti, considerate dall'esecutivo giallo-verde una grande vittoria per il nostro Paese, è infatti sempre più lontana. Nonostante ciò, Giuseppe Conte - strategicamente - non alza i toni con i leader europei: si è messo di traverso solo sul rafforzamento di Frontex voluto da Jean Claude Juncker, mentre ha aperto, suo malgrado, all'ipotesi di un contributo in termini finanziari da parte dei Paesi che non vorranno partecipare alla redistribuzione.

Niente redistribuzione, solo contributi economici
«È un meccanismo che un po' immiserisce la prospettiva su cui stiamo lavorando», ma «se si dovesse mai arrivare a quello, per alcuni Paesi, non per la gran parte perché sarebbe inaccettabile, sicuramente dobbiamo pensare a seri meccanismi incentivanti e disincentivanti dal punto di vista finanziario». Giuseppe Conte accoglie così la proposta, al momento l'unica concreta, di un contributo finanziario da parte dei paesi che si rifiuteranno di partecipare alla redistribuzione dei migranti. Parole che cambiano la linea tenuta dai suoi predecessori, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, che si sono sempre opposti al piano lanciato per la prima volta dalla presidenza slovacca dell'Ue nel 2016. Un piano che non convince la Merkel («Non sono contenta del concetto di solidarietà flessibile») ma che il presidente della Commissione europea ha rilanciato facendolo rimbalzare prima al tavolo della cena della vigilia al Felsenreitshule theatre e poi oggi alla riunione al Kammermusiksaal/Solitar della Mozarteum University.

Conte: «Non è la solidarietà che voglio»
«Non è quella la solidarietà che io voglio», precisa Conte. «Abbiamo sempre detto che solidarietà significa un meccanismo condiviso di redistribuzione, uno sforzo collettivo sin dalle operazioni di salvataggio. Considerare l'aspetto dei contributi volontari non è l'obiettivo a cui miro e miriamo. Se poi alla fine si arriverà a quello lo valuteremo».

La rabbia di Conte contro Frontex
I toni più duri di Conte sono sulla proposta di rafforzare Frontex, benedetta da Macron e dalla Merkel. Al premier italiano non piace, lo dice chiaramente. Le ragioni sono economiche, tecniche e politiche. Il capo del governo M5s-Lega mette in dubbio l'utilità dell'investimento di 11 miliardi per aumentare da 1.500 a 10mila gli uomini da schierare sulle frontiere. A cosa servono tutti questi uomini davanti alle coste libiche - è il suo ragionamento - se comunque l'indirizzo della giurisprudenza della corte di giustizia europea dice che i migranti vanno soccorsi? «O ci sono 50 navi o ce n'è una sola della Guardia costiera italiana non cambia nulla, devo prenderli e soccorrerli». Per il premier «tutti questi investimenti pensati per Frontex potrebbero invece essere destinati al fondo per l'Africa. Insomma non c'è un orientamento sfavorevole verso Frontex, ma progettare una tale investimento in questi termini qualche dubbio sull'utilità lo suscita».

«Dall'Ue un'invasione della sovranità»
E poi «c'è un problema sullo sfondo più squisitamente politico: il dispiegamento di mezzi e uomini significa un'invasione della sovranità. Tutti gli stati membri sono gelosi della propria sovranità e l'Italia non è da meno». Rifiuta invece l'interpretazione del cancelliere austriaco Kurz, secondo cui l'Italia non vuole Frontex per tenere larghe le maglie dei controlli e lasciar passare la frontiera ai migranti che non vogliono fermarsi nel nostro paese. «Perseguiamo una politica sull'immigrazione che ci fa andare a testa alta in Europa, non abbiamo bisogno di questi mezzucci, non accetto neppure che si possa star lì a discutere su questi aspetti».