13 dicembre 2018
Aggiornato 21:00

Il Movimento 5 stelle al banco di prova: tutto ruota intorno al reddito di cittadinanza

Tensione palbabile dopo «lo scontro» tra Di Maio e Tria. Ma dopo l'incontro con Conte cresce la fiducia: «Il reddito di cittadinanza si farà»
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Giovanni Tria
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Giovanni Tria (Riccardo Antimiani | ANSA)

ROMA - Una nota per rasserenare gli animi nella volata verso la prima manovra del governo Lega - Movimento 5 stelle. Una nota necessaria per ricomporre lo scontro tra Luigi Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria. A fare da 'paciere' Giuseppe Conte, sempre più calato nel ruolo di ago della bilancia tra le due forze politiche, quella 'gialla' e quella 'verde'. «Stamani, in un'ottica di totale collaborazione e grande fiducia, abbiamo incontrato il presidente Giuseppe Conte a palazzo Chigi» hanno reso noto su Facebook i capigruppo M5S di Camera e Senato Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli. «È stato un colloquio molto produttivo che ci ha permesso di confrontarci su svariati temi. Su tutti: reddito di cittadinanza e ddl anticorruzione. Abbiamo ricevuto rassicurazioni importanti che vogliamo condividere con tutti voi».

L'annuncio di Conte su Instragram
«Oggi ho incontrato i capigruppo del M5s di Camera e Senato Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli. Al centro del nostro colloquio c’è stato un aggiornamento sulle attività parlamentari e sulle prossime iniziative che dobbiamo portare avanti per offrire risposte alle urgenze che ci segnalano i cittadini. Abbiamo ragionato anche della necessità che la riforma del reddito di cittadinanza, che sarà inserita nella manovra economica, abbia un impatto significativo sul piano sociale, in modo da alleviare la condizione di tutti coloro che vivono in condizione di povertà assoluta». Questo il messaggio scritto su Instagram dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Abbiamo ragionato - aggiunge - anche sul disegno di legge anti corruzione che a breve inizierà il suo iter in Parlamento e della conversione del decreto legge emergenze. Si è trattato del primo di una serie di incontri con i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che porterò avanti nelle prossime settimane».

L'incontro tra M5s e Conte
«Innanzitutto» hanno sottolineato i capigruppo M5s «Conte ci ha confermato che il reddito di cittadinanza avrà un impatto significativo nella prossima legge di stabilità. Si tratta di una battaglia storica del MoVimento, inserita anche nel contratto di Governo, e per tutti noi rappresenta una priorità assoluta.
Abbiamo parlato anche della legge #Spazzacorrotti. Il Presidente ci ha ribadito che il disegno di legge è stato già definito e arriverà in tempi rapidi in Parlamento». Inoltre, «a tutti i PortaVoce M5S di Camera e Senato vogliamo riportare l'apprezzamento del presidente Conte in merito al lavoro che in queste settimane stiamo facendo in Parlamento. La sua soddisfazione ci spinge a fare sempre di più e meglio. Lo dobbiamo, principalmente, a tutti i cittadini che hanno creduto in noi e che continuano a sostenerci quotidianamente. Non smettete ma di sostenerci».

Di Maio tende la mano a Tria
Con l'obiettivo di rasserenare gli animi anche Luigi Di Maio ha provato a ricomporre lo scontro con il ministro dell'Economia. «Il governo sta lavorando alla manovra di bilancio con lo sguardo rivolto alle promesse fatte agli italiani» ha spiegato il capo politico del Movimento. «Ho piena fiducia in Giovanni Tria e piena fiducia nel gioco di squadra che stiamo facendo come governo. Io credo non ci sia nessuno scontro, stiamo lavorando» per trovare «tutti gli spazi per far entrare queste iniziative. Arrivare a fine anno e dire ci siamo sbagliati sulle promesse non è nostra intenzione». Un «governo serio, e non è un attacco a Tria, i fondi per le promesse che ha fatto li trova. Ho l’idea che si possano far felici i cittadini e mantenere le promesse».

Il problema delle coperture
Il Movimento 5 stelle sa bene che questo è il suo momento. Con la manovra sarà il momento di raggiungere il primo obiettivo veramente 'stellato' del governo: il reddito di cittadinanza. E così, per superare l’impasse sulle coperture economiche della manovra, il governo tenta la carta della spending review, rispolverando l’antica battaglia contro gli sprechi della spesa pubblica. Un leitmotiv degli ultimi governi più facile a dirsi però che a farsi. Una scappatoia utile soprattutto al M5S che rischia di soccombere nel braccio di ferro con il ministro dell’Economia Giovanni Tria che non sembra disposto a cedere sul deficit. Tria vorrebbe non spostare l’asticella del rapporto deficit-Pil oltre l’1,6-1,7% nel 2019 recuperando così più o meno 15 miliardi. Ma Salvini e Di Maio tirano la corda perché ogni punto percentuale in più sono risorse aggiuntive per realizzare pezzetti di promesse elettorali e archiviare la tanto contestata politica del rigore in voga negli ultimi anni. Ed è proprio Luigi Di Maio quello che in questo momento ha più da perdere dal varo di una manovra rigorosa. Mentre l’alleato sta raccogliendo i frutti della propaganda sull’immigrazione, il Movimento perde consensi e la partita sul reddito di cittadinanza diventa cruciale per il suo stesso destino. 

Un'altra spending review
La soluzione di puntare sulla spending review è venuta fuori al termine di un sofferto vertice a palazzo Chigi fra i principali attori della messa a punto della prossima legge di bilancio. Lo stesso Di Maio ha dichiarato pubblicamente che la manovra deve vedere il governo «con in mano un paio di forbici e che cominci a tagliare tutto quello che non serve». Un’espressione che non può non far tornare alla mente Carlo Cottarelli, ribattezzato mister Forbici dalla stampa, l’economista incaricato da Enrico Letta di combattere gli sprechi nella pubblica amministrazione. Battaglia, come sappiamo, per lo più persa. Solo una piccola parte del piano è stata attuata: circa 8-10 miliardi rispetto ai 34 miliardi di risparmi proposti racchiusi nelle 72 slide del 18 marzo 2014. Nel corposo dossier lasciato in eredità dal Commissario si includevano, tra le altre voci, tagli alla spesa per beni e servizi della Pa, agli stipendi dei dirigenti pubblici, alle consulenze e auto blu, sforbiciata alle sedi periferiche dello Stato, alle prefetture, alle provincie e agli enti pubblici, chiusura delle partecipate inutili. Risparmi su tutto: dai costi della politica fino all’illuminazione pubblica. Un progetto mastodontico rimasto però nel cassetto.