24 giugno 2019
Aggiornato 17:30
Governo

Conte ha perso la pazienza. E mette un freno a Salvini e Di Maio

Stufo di essere costantemente schiacciato e scavalcato dai suoi vice, il premier ha imposto una cabina di regia e ha dato ragione a Tria sulla legge di bilancio

vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte
vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ( ANSA )

ROMA«Io sto avendo l'opportunità e la fortuna di servire il Paese da presidente del Consiglio. Ma questo è il mio unico giro. Poi non cercherò candidature o altro, tornerò serenamente al mio lavoro». Il retroscena da palazzo Chigi pubblicato sul Corriere della Sera la dice lunga. Non solo sul futuro di Giuseppe Conte, ma anche sul suo presente: sul suo stato d'animo, in altre parole, sempre più stufo della sua condizione di premier debole e schiacciato dai suoi ingombranti vice. Il presidente ha perso la pazienza, insomma, e a dispetto di un carattere naturalmente incline alla diplomazia e alla mediazione non può più accettare di essere costantemente scavalcato da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio: persino in politica estera, visto che sono stati loro ad incontrare rispettivamente i premier ungherese Viktor Orban ed egiziano Al-Sisi.

Rispetto del contratto
Dunque, da oggi si cambia registro: «Fino a oggi, ciascuno ha fatto il proprio gioco davanti all'elettorato, spesso superando i limiti del contratto di governo – rivela un ministro che ha chirsto di restare anonimo sempre al Corriere della Sera – Cosa cambia? Diciamo che per Conte, dalla prossima settimana, a sorvegliare sul rispetto dei paletti dovrà intervenire una specie di Var». La metafora è calcistica, ma il concetto è tutto politico: quel comitato di conciliazione già previsto dal contratto di governo. Una cabina di regia tra Conte, Di Maio, Salvini e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, che dovrebbe insediarsi già domani, per ottenere un maggior coordinamento sulla linea del governo: a partire da quei dossier più spinosi come quelli su Autostrade e sull'immigrazione.

Rigore sul bilancio
Dall'altro lato, per contenere i due azionisti di maggioranza dell'esecutivo, Conte ha partorito un'altra strategia: quella di rafforzare il suo asse con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e con i due ministri tecnici, quello degli Esteri Enzo Moavero e quello dell'Economia Giovanni Tria. «Il mio compito – avrebbe confidato il premier secondo La Stampa – è agire in modo responsabile per prevenire con la stabilità dei conti tempeste finanziarie, che peraltro non ci saranno: il Documento di economia e finanza conterrà degli impegni a mantenere gli impegni di bilancio già assunti per il prossimo anno, proseguendo nel percorso di riduzione del debito». Una presa di posizione fondamentale in vista della legge di bilancio che sarà varata tra poche settimane: vanno bene le promesse politiche, la campagna elettorale e le trattative con l'Europa, ma la ferma intenzione della presidenza è quella di evitare atteggiamenti radicali che possano mandare in fibrillazione i mercati e quindi esporre l'Italia alla tanto temuta tempesta speculativa. Prima regola: la quota del 3% del rapporto deficit/Pil non sarà nemmeno sfiorata. E, su questo, Conte e Tria non accetteranno proteste da parte di Salvini o Di Maio.