18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Boccia teme la nazionalizzazione. E sullo spread: industriali nervosi, vogliono scendere in piazza

Il numero uno di Confindustria si dice contrario all'ipotesi del governo, e lo mette in guardia sul malcontento della sua base
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia (Pasquale Bove | ANSA)

GENOVA - «Non fare in fretta, ma presto. E’ la città di Genova che ha diritto ad avere certezza. Chiedo che si esca dalla pregiudiziale che pubblico voglia dire purezza e privato ipernegatività. Un conto sono le responsabilità penali, che spetta alla magistratura accertare. Altro conto è fornire le risposte adeguate a un problema, senza però cadere nella ideologia dei buoni contro i cattivi». Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in un’intervista a La Stampa, cerca di spiegare perché bisogna agire in fretta dopo il crollo del ponte Morandi. Sul possibile coinvolgimento di Fincantieri nella ricostruzione, il leader degli industriali ribadisce: «Non cadiamo nel dogma sì al pubblico, no al privato. Un governo si misura dai risultati che ottiene, non se scatena una ricerca delle colpe che, come ho detto, devono fare i giudici, altrimenti si crea confusione. Noi ci aspettiamo che una questione particolare non venga usata per generalizzare».

«No al decreto sulla nazionalizzazione»
Il governo vuole nazionalizzare? «Va bene» ribatte Boccia, «quando scadrà la concessione, ridiscuterà l’accordo. Ma se si fa ora un decreto per nazionalizzare, si crea un elemento di distonia dello Stato di diritto. Ma davvero vogliamo revocare una concessione ancora prima che le responsabilità siano accertate? Così daremmo una sentenza politica prima di quella penale, mettendo in gioco la credibilità dello Stato. Vedo il rischio di una pedagogia formativa negativa». Secondo Boccia «non possiamo continuare con questo dibattito in cui ogni volta che accade qualcosa c’è una colpa di qualcuno eludendo dalle responsabilità di governo».

«Governo passi da fase adolescenziale a adulta»
Il numero uno di viale dell’Astronomia parla anche di spread: «L’aumento dello spread è un effetto, non la causa, dipende dalle scelte di politica economica e lo pagano le famiglie con i mutui e i debiti delle aziende. Paghiamo tutti. Non penso che ci sia qualcuno in qualche parte del mondo che stia pensando di attaccare l’Italia» E chiede che il governo passi «dalla fase adolescenziale a quella adulta». «Non vorrei essere il primo presidente che porta gli industriali in piazza. La nostra base è molto nervosa, me lo chiede. Mi creda, mi sto sforzando di tenerla buona. C’è ancora un po’ di tempo per evitare proteste plateali, diciamo fino alla manovra». Il segnale che si aspettano gli imprenditori è una manovra che «non aumenta il deficit e che recupera il termine industria, assente nel contratto di governo. Non entro ora nei dettagli, vorrei soltanto capire se si vuole finalmente uscire dalla fase di campagna elettorale per parlare di crescita e sviluppo e non solo di pensioni e immigrati».