14 novembre 2018
Aggiornato 04:00

La flat tax inizia dalle partite Iva: ecco il piano del governo

La proposta di legge firmata dai capigruppo di Lega e M5s alla Camera prevede di estendere l'aliquota unica del 15% a chi fattura meno di 100 mila euro
Il premier Giuseppe Conte al centro dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini
Il premier Giuseppe Conte al centro dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Flavio Lo Scalzo | ANSA)

Non si tratta (ancora) della flat tax, come stava scritta sul programma elettorale del centrodestra. Ma indubbiamente è un primo passo. La riforma del fisco voluta dal governo Lega-M5s comincerà dalle partite Iva, applicando la famigerata aliquota unica del 15% a tutte coloro che hanno conseguito fino a 100 mila euro di ricavi o compensi. È quanto prevede la proposta di legge depositata alla Camera con la doppia firma di Riccardo Molinari e Francesco D'Uva, capigruppo rispettivamente del Carroccio e dei Cinque stelle. Si tratta, di fatto, di un ampliamento del regime agevolato che già esiste, ma a cui ad oggi si può accedere solo se si mantiene un volume d'affari molto più basso, con limiti comunque diversi a seconda delle varie attività produttive (tra i 25 e i 50 mila euro, 30 mila nel caso dei professionisti). Oltre alla tassazione piatta, che sostituisce Irpef, Irap e addizionali, questo regime prevede anche tutta una serie di semplificazioni, come l'esonero dalle dichiarazioni Iva, dallo spesometro, dagli studi di settore e dalle fatture digitali.

Tutti i numeri della misura
Quanto costerebbe questa operazione? Secondo le stime contenute nello stesso testo della proposta, si parla di 3,5 miliardi di euro, che sarebbero coperte con un taglio dell'1% sul bilancio corrente dello Stato. Questo basterebbe, però, a portare la platea degli interessati dal regime forfettario per le piccole partite Iva dagli attuali 664 mila professionisti a oltre un milione. Il raggio d'azione sarebbe però esteso anche alle società di persone e a quelle di capitali, così come alle start up che usufruirebbero di un'ulteriore agevolazione: l'aliquota al 5% (che sarebbe applicata anche agli under 35 e agli over 55 per i primi anni di attività).

Arriva anche il reddito di cittadinanza
Insomma, come detto, si tratta di un punto di partenza della revisione fiscale, che peraltro assomiglia molto alle diverse proposte avanzate in questi anni dal centrodestra, e che quindi potrebbe raccogliere il consenso anche da parte di Forza Italia. Se ne discuterà più nel dettaglio alla ripresa dei lavori parlamentari dopo le ferie estive, quando bisognerà mettere sul tavolo la prossima legge di Bilancio. Che peraltro, oltre alla flat tax, dovrebbe contenere anche un'anticipazione dell'altro grande pilastro economico del contratto di governo: il reddito di cittadinanza. Trasformando il reddito d'inclusione introdotto dal governo Gentiloni, il M5s punta a raddoppiare il numero di persone che ne beneficia (attualmente sono 841 mila), così da raggiungere tutti coloro che vivono in povertà assoluta. Servirebbero altri tre miliardi, che il ministro dell'Economia Giovanni Tria punta a trovare accedendo al fondo sociale della Ue. Commissione europea permettendo, naturalmente.