10 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Foa (e Salvini) non mollano la Rai, il Pd chiede aiuto a Mattarella

Dopo la bocciatura in Vigilanza del presidente proposto da Lega e M5s, tv di Stato a rischio paralisi. Il segretario del Carroccio insiste: «Avanti sul suo nome»
Marcello Foa raggiunge la sede della Rai di viale Mazzini a Roma per il consiglio di amministrazione
Marcello Foa raggiunge la sede della Rai di viale Mazzini a Roma per il consiglio di amministrazione (ANSA/PERI - PERCOSSI)

ROMA – È un vero caos quello scoppiato sulla Rai, il no della commissione di Vigilanza a Marcello Foa come presidente porta alla rottura tra Lega e Forza Italia, e se Matteo Salvini deciderà di insistere sullo stesso nome si rischia che tutto finisca a colpi di carte bollate e avvocati. Salvini, spiegano, sarebbe intenzionato a non mollare, sfruttando un cavillo: Foa potrebbe restare nel cda e, in quanto consigliere anziano, svolgere le funzioni di presidente anche se bocciato dalla Vigilanza. Una soluzione ovviamente precaria e temporanea, che però permetterebbe di procedere con le nomine dei direttori e, al tempo stesso, di dare una «lezione» a Fi che ha bocciato il suo nome. Foa, dal canto suo, ha annunciato che resterà in attesa di «indicazioni» dal ministero dell'Economia e che, nel frattempo, coordinerà i lavori del cda. In una nota, Foa spiega: «Oggi ho informato i miei colleghi del consiglio di amministrazione che sono ancora in attesa di indicazioni dell'azionista e che nel frattempo continuerò, nel pieno rispetto di leggi e regolamenti, a coordinare i lavori del Cda come consigliere anziano, nell'esclusivo interesse del buon funzionamento della Rai. Voglio sottolineare che in queste prime riunioni il clima all'interno del consiglio è stato ottimo, di confronto franco e leale con colleghi di grandissimo valore, e che lo spirito che ci unisce è quello di servizio per la più grande azienda culturale del paese».

Barricate democratiche
Ma, oltre all'auspicio di Mattarella di evitare forzature, contro questa ipotesi si è già schierato il Pd, che minaccia appunto di rivolgersi al Quirinale e, soprattutto, di procedere per ricorsi: «Se l'occupazione abusiva di Marcello Foa in Rai continuerà, siamo pronti a chiedere al Capo dello Stato di riceverci. Le prerogative del Parlamento nella effettività della carica di presidente sono chiare, e il governo M5S e Lega le sta stravolgendo. Si deve procedere subito ad una nuova candidatura che passi dal cda e venga votata dalla Vigilanza», ha affermato in una dichiarazione il capogruppo del Pd a palazzo Madama Andrea Marcucci. Sergio Mattarella non si occupa ovviamente della vicenda, non avendo alcuna competenza sulla Rai, ma come garante delle istituzioni auspica chiaramente che si trovi una soluzione senza forzature. E, soprattutto, senza arrivare alla paralisi dell'azienda.

Scenari possibili
Eppure Salvini non intende proprio accettare lo schiaffo dei suoi ex alleati di centrodestra: in un'intervista concessa oggi al Quotidiano nazionale ribadisce che bisogna «assolutamente» andare avanti sul nome di Marcello Foa perché «è persona di spessore e di valore assolutamente riconosciuto e non può essere ostaggio dei capricci del Pd e tantomeno di Fi. Ho sentito Di Maio, con i 5 Stelle siamo già sostanzialmente d'accordo. Vedremo il come. I 5 Stelle sono persone affidabili con i quali si sta lavorando bene». Nel palazzo, comunque, girano nomi di possibili soluzioni alternative, da Giampaolo Rossi (consigliere eletto con i voti di Fi e Fdi) a Giovanna Bianchi Clerici (che però M5s non vuole perché condannata dalla Corte dei conti), fino al consigliere eletto dai dipendenti Rodolfo Laganà, che sarebbe accettato da Fi e non sgradito a M5s. Ma tutto, a questo punto, dipende da Salvini.