20 gennaio 2022
Aggiornato 22:00
Governo Conte

Rinaldi al DiariodelWeb.it: «Savona vuole uscire dall'euro? No, è solo un piano B»

L'economista, allievo del neo-ministro, analizza ai nostri microfoni il programma del nuovo esecutivo: «I mercati e l'Europa premieranno un'Italia più forte»

ROMAProfessor Antonio Maria Rinaldi, il governo Conte presenta oggi la fiducia al Senato, ma il programma economico sembra abbastanza chiaro. Hanno ribadito: flat tax, nel 2019 per le aziende e nel 2020 per i privati, e reddito di cittadinanza. Come le sembra?
Sono indiscrezioni, quindi aspettiamo il discorso programmatico dalla viva voce del primo ministro. Indubbiamente rispecchierà quello che è stato detto in campagna elettorale e poi ribadito nel famoso documento siglato tra M5s e Lega. Ma io sono convinto che tutte le elaborazioni fatte da ambo le parti debbano essere verificate da parte di chi ha la titolarità per farlo. È chiaro che, non essendoci qualificati per i Mondiali, ci sentiamo tutti come gli allenatori della Nazionale, ma rispettiamo il neo-ministro dell'economia Tria. Il quale sarà l'unico che, verificato lo stato reale dei conti, potrà individuare gli spazi che ci sono e le modalità applicabili. Non me la sento di dire la mia.

Però lei fa l'economista, e un'idea sul nodo principale, che è quello delle coperture, se la sarà pure fatta.
Qui va detta una cosa. Continuando con il paradigma dell'austerità, che l'Italia ha rispettato in modo piuttosto rigoroso negli anni, abbiamo visto l'impatto negativo sul sistema economico. Anche nei confronti dello stesso debito pubblico, che sotto Monti è aumentato di 148 miliardi e, con Renzi e Gentiloni, di 170. Il debito non è affatto diminuito, insomma, così come non è cresciuto il Pil. Perseguire una politica diversa penso che possa essere proficuo.

Però da un lato c'è lo spettro dei mercati, dall'altro dell'aumento dell'Iva.
Bisogna anche capire che non possiamo stare sotto ricatto dei mercati. Capisco le preoccupazioni sul loro giudizio, ma non si può morire di mercato: esiste la sopravvivenza economica e sociale di una nazione. Il mercato può agire di pancia nel brevissimo periodo, poi però ragiona, e credo che premierà un'Italia forte che si rimette in piedi, rispetto a una che sta in ginocchio. Chiaro che, per poterci rialzare, i sacrifici sono forti, lo sforzo è enorme: è quello che tenteranno di fare i nuovi inquilini di palazzo Chigi.

Bisognerà anche andare dall'Unione europea a discutere. Qual è la sua posizione, visto che viene sempre definito un anti-euro?
Innanzitutto io sono un grandissimo europeista, che è cosa ben diversa da questa Unione europea, di cui non condivido la governance, che è fallimentare. Sono il primo a dire: mettiamoci tutti d'accordo nell'interesse comune. Se i nostri partner avranno la lungimiranza di capire che il giusto ruolo dell'Italia è quello di essere protagonista insieme a loro, e quindi di trovare dei meccanismi condivisi e simmetrici all'interno dell'unione monetaria, che vadano bene da Malta alla Germania, alla fine ci guadagneranno tutti. Con l'attuale impostazione, che invece è palesemente asimmetrica, si creeranno sempre aree sempre più ricche e altre sempre più povere, e quindi non si riuscirà a mettere argine alle crisi. Che immancabilmente verranno, anche da altre parti del mondo: l'abbiamo vissuto sulla nostra pelle.

Ma l'ipotesi di uscire dall'euro è realistica, è possibile?
Questo discorso è stato strumentalizzato, o da chi non ha nessuna conoscenza economica, o da chi è in malafede. Quel famoso progetto non è nient'altro che un'esercitazione accademica, anche se pubblica, che si è rifatta a studi stranieri sul cosiddetto piano B.

Un'ipotesi di emergenza, insomma.
In poche parole, abbiamo detto: «Attenzione, l'Unione europea è una nave costruita senza scialuppe». Noi non vogliamo che naufraghi, ma è necessario prevedere delle uscite di sicurezza, nel caso disgraziato in cui dovesse succedere. Altrimenti sono dolori.

E adesso questa nave veleggia verso il mare aperto o verso un iceberg?
Se i nostri partner, a iniziare da Francia e Germania, capiranno che è necessaria una revisione costruttiva per potenziare il progetto europeo, allora siamo tutti d'accordo. Se avranno la cecità di rimanere rigidi sulle vecchie regole, che di fatto hanno dimostrato al mondo di non essere proficue, allora andremo incontro a crisi sempre più devastanti. Noi chiediamo solo di correggere insieme quello che non funziona, tenendo conto delle esigenze di tutti, nessuno escluso. La stessa Germania, che al momento è predominante nell'economia e nelle decisioni, dovrebbe essere contenta di avere un'Italia forte, perché di fatto rafforzerebbe anche la sua posizione. L'importante è farglielo capire in maniera serena, senza pregiudizi.

Ho letto che qualcuno la definisce braccio destro di Paolo Savona. Ci si riconosce?
Io sono l'ultima ruota del carro. Ho avuto il privilegio di essere suo allievo sin dal 1976-77, il primo anno in cui di fatto fondò la Luiss. Poi ho mantenuto ottimi rapporti e ho condiviso con lui moltissimi convegni e anche degli studi scientifici: il massimo dell'onore. Lo prendo a riferimento.

È dispiaciuto che non sia ministro dell'economia o pensa che anche dalle politiche europee possa influire?
Mi è dispiaciuto per il modo in cui è stato additato, come una persona che volesse uscire dall'euro. Invece il suo ragionamento è condivisibilissimo: una classe politica consapevole, se non fa nulla per rafforzare l'Europa, ovvero il piano A, deve predisporre almeno un piano B. Solo che queste sue parole sono state volutamente decontestualizzate e usate contro di lui. Fermo restando il fatto che Tria è una persona di estremo profilo, che farà benissimo il suo lavoro nell'interesse del Paese.

E lei, invece, visto che siamo sotto tornata di nomine, si aspetta qualche ruolo?
Io ho chiesto espressamente di non avere alcun tipo di ruolo, perché non sono un politico e non voglio farlo, altrimenti non avrei avuto alcuna difficoltà a presentarmi nelle liste di qualche partito.

Ma neanche nelle società controllate dallo Stato?
Per ora si è parlato di ruoli nell'esecutivo, dove è giusto che vadano persone impegnate in politica. Per il resto, il mio curriculum è abbastanza noto: ho ricoperto anche cariche nell'economia reale. Se reputeranno opportuno che io mi metta al servizio del Paese, non mi tirerò certo indietro. Non per prendere una poltrona, di cui non ho nessunissimo bisogno e non mi interessa, ma solo se potrò fare un buon lavoro.