25 settembre 2018
Aggiornato 01:30

PD respinge le «avances» di Berlusconi, M5s cerca contatto con Renzi

L'ex segretario resta all'opposizione. Martina: «Non ci divideranno». La situazione per i Democratici si farebbe però ben più complicata nel caso in cui Mattarella giocasse la carta Fica
L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi
L'ex Segretario del PD, Matteo Renzi (ANSA)

ROMA - Il Pd respinge le «avances» di Silvio Berlusconi e resta alla finestra nella partita per tentare di formare il nuovo governo. Lo stato maggiore Dem scommette che alla fine Luigi Di Maio e Matteo Salvini troveranno un accordo, ma le varie anime sono in fibrillazione nel caso di un mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico, a cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe chiedere di sondare un eventuale accordo tra M5s e democratici.

Respingere al mittente le aperture del Cav è stato facile. Il leader di Forza Italia, oggi in Molise, si è detto «contrario al no deciso che dice la Lega e dice Fratelli d'Italia alla possibilità di aprire un discorso sul programma al Partito democratico che credo invece, dal punto di vista della responsabilità e della democrazia, sia anni luce davanti ai Cinquestelle». Parole che spaccano il centrodestra («Piuttosto che riportare il Pd al governo faccio tre passi avanti», ha replicato Matteo Salvini) ma che ricompattano il campo Dem.

Un netto stop a Berlusconi è venuto dai renziani. «Salvini - afferma il capogruppo al Senato Andrea Marcucci - stia tranquillo, il Pd non pensa minimamente di poter sostenere un governo della Lega e del centrodestra. Dopo 50 giorni il teatrino messo in piedi da chi ha vinto le elezioni, sta diventando davvero indecoroso». E anche il segretario reggente Maurizio Martina rispedisce l'offerta al mittente. «Quello che abbiamo visto fino a qui - ha scritto su Facebook - è un caos inaccettabile per il Paese da parte delle forze che hanno prevalso il 4 marzo. Hanno raccontato agli italiani che avrebbero fatto tutto facile, tutto subito, tutto nuovo. E invece siamo alla paralisi e alle logiche della vecchia politica. Abbiamo visto 45 giorni di tatticismi esasperati, giochi di posizionamento e ripicche. L'esatto contrario di quello che serve all'Italia che invece ha bisogno del massimo della chiarezza e della serietà».

La situazione si farebbe però ben più complicata nel caso in cui Mattarella giocasse la carta Fico. Non a caso lo stesso Martina oggi ha tenuto a ribadire che i Dem hanno una «posizione chiara», dicendo «a chi pensa di dividerci che questo scenario non esisterà mai». Una puntualizzazione anche «preventiva», in un partito in cui, soprattutto con il passare dei giorni, si affacciano le divisioni sulla possibilità di avviare un dialogo con i pentastellati, superando così la linea ufficiale dell'opposizione in Parlamento. Anche per questo le varie minoranze (in primo luogo l'area di Andrea Orlando e quella di Gianni Cuperlo) ieri hanno chiesto la convocazione di una direzione per discutere della linea, visto il rinvio dell'assemblea. «Il partito deve posizionarsi. Se si chiude il tentativo di accordo in corso dobbiamo capire che profilo di opposizione fare. Se non si chiude bisogna capire come si sta nella fase nuova», ha detto stamani Orlando.

Parole chiare, che rispecchiano una posizione non marginale nel partito, ma i cinque stelle, in particolare l'area che fa riferimento a Fico, più propensa a trattare con il Nazareno, sanno che un governo M5s-Pd potrebbe nascere solo con il via libera di Renzi, che ha la maggioranza dei gruppi parlamentari. Per questo in questi giorni, secondo quanto si apprende da fonti Dem, 'pontieri' pentastellati hanno cercato di aprire un canale di comunicazione con il senatore di Rignano, con messaggi e ambasciate. Senza per il momento riuscire a smuoverlo dalla posizione del no, tanto che ieri, nella e-news, ha ribadito che «tocca ai vincitori delle elezioni e vediamo se saranno in grado di farcela». Si vedrà se, poi, potrà cambiare idea. «Credo che resterà sulla linea del no - dice un esponente Dem vicino all'ex leader -, poi certo se Mattarella lo chiedesse pressantemente, se fosse fondamentale per il Paese, se l'economia crollasse, tutto potrebbe succedere, ma mi pare una prospettiva difficile».