26 maggio 2019
Aggiornato 17:30
Social network

Verga al DiariodelWeb.it: «Cosa può fare il governo Usa contro lo scandalo Facebook»

L'analista internazionale ci parla dello scandalo Cambridge Analytica (e delle possibili contromisure) alla vigilia del discorso di Zuckerberg al Congresso

ROMAEnrico Verga, analista di scenari internazionali, oggi il boss di Facebook, Mark Zuckerberg, si presenta al Congresso degli Stati Uniti per testimoniare sul caso Cambridge Analytica. O dovremmo parlare di scandalo?
Sì, è uno scandalo, come tanti altri. Eppure quello che emerge non è tanto che Cambridge Analytica abbia truccato le elezioni americane, forse quelle canadesi, forse anche la Brexit. Di base, quella era un'app che funzionava legalmente, come tantissime altre, sulla piattaforma di Facebook, raccogliendo i dati per poi farci quello che volevano.

Hai ragione, non ha rubato questi dati, ma chiedeva l'autorizzazione degli utenti. Però questa autorizzazione era stata data per una finalità diversa, poi il famoso signor Kogan ha rivenduto i dati sottobanco.
Facciamo un paragone. Ipotizziamo che Facebook sia la piazza all'interno di un centro commerciale, di proprietà del signor Zuckerberg. Quello è un luogo privato, ma ad uso pubblico, dove c'è traffico. In questa piazza c'è chi compra le merendine o gli elettrodomestici, come in Facebook c'è la pubblicità, quindi il principio è lo stesso. Se ci scappa un morto, il proprietario del centro commerciale chiama la polizia: invece Facebook è sempre stata un po' criptica. E il risultato paradossale è che, passata la tempesta, Facebook potrebbe addirittura avvantaggiarsene.

In che senso?
Zuckerberg sta dicendo che chiuderà tutte le app terze e renderà la sua comunità più sicura. Io personalmente uso Facebook ma non mi ritengo della comunità di Zuckerberg, come non mi ritengo della comunità del Bennett quando vado a fare la spesa. Con questa chiusura rischia di perdere un po' di pubblicità che sfruttavano il suo traffico, come chi distribuisce volantini all'entrata del centro commerciale. Ma chi sarà dentro al supermercato sarà costretto a vendere i suoi prodotti solo attraverso di lui.

Il controllo sarà ancora più stretto. Facebook si vuole proporre come garante, anche se fino ad oggi non lo è stato.
Quello che trovo preoccupante è che questo scandalo non è emerso grazie al signor Zuckerberg, ma perché c'è stata una gola profonda. Se questo non avesse parlato...

...ancora adesso non ne avremmo saputo nulla.
Se io fossi in Putin, oggi che si fa la caccia alle streghe contro di lui perché avrebbe usato dei troll per orientare le elezioni, risponderei: «Prima di venire a cercare in casa mia, guardate i vostri vicini».

Arrivati a questo punto, i buoi sono scappati dalla stalla ormai da 10-15 anni. C'è ancora il margine perché la comunità internazionale imponga delle leggi che i grandi di Internet debbano rispettare, oppure bisogna che gli utenti si rassegnino al fatto che la loro privacy è ormai volata via da tempo e ognuno cerchi di tutelarsi come meglio può?
Il discorso è questo. Questo scandalo non ha detto nulla di nuovo a chi avesse un minimo di conoscenza del mondo dei big data. Ma Cambridge Analytica offre un'opportunità agli utenti, ai mercati, ai politici: una scusa visibile a tutti per percepire la gravità di questi temi. Dunque i governi, che di solito sono piuttosto indolenti o incompetenti, possono veramente sedersi a un tavolo e, a mio avviso finalmente, regolamentare le piattaforme che utilizzano i dati degli utenti. Non solo chi ci campa direttamente, come Facebook o Google, ma anche realtà come Amazon o AirBnb. In un momento in cui, in più, molti governanti ritengono che l'utilizzo improprio dei dati degli elettori abbia alterato anche le elezioni o i referendum.

Ma se chi deve scrivere le leggi sono proprio quei politici che se ne sarebbero avvantaggiati, in campagna elettorale, da Trump a Putin, viene un po' da ridere.
Putin, nella sua personale campagna di rielezione, in realtà ha utilizzato soprattutto un social network totalmente fuori dalla sfera di Facebook, che si chiama VKontakt ed è predominante in Russia. Le elezioni occidentali sono state sicuramente influenzate dai social media, ma in maniera paritaria per un fronte e per l'altro. Uno dei fatti di cui la stampa ha parlato poco è che Cambridge Analytica non ha lavorato solo per Trump, ma per molti politici. Lo stesso Obama ammise di aver utilizzato questo tipo di analisi. E anche la signora Clinton ha speso miliardi di pubblicità, anche sui social media, però ha perso.

Questo è un aggravante. Non avrebbe interesse a mettere dei paletti né Trump, né tantomeno i democratici.
In realtà, avendolo utilizzato probabilmente tutti, potrebbe interessare a tutti o non interessare a nessuno. Un po' come l'equilibrio delle armi atomiche: se tutti le abbiamo, o nessuno le usa, oppure regolamentiamo il loro utilizzo, come è successo. Il problema è che chi le ha usate, in maniera corretta o scorretta, non può prendersela con Facebook, che è come la piazza del supermercato. Se c'era sia chi distribuiva volantini del Pd e di Forza Italia, poi vince il più persuasivo.

Ma il proprietario del supermercato non avrebbe dovuto mettere la sua security a controllare che tutto si svolgesse regolarmente?
In teoria sì.

A questo punto, quindi, le sue responsabilità Zuckerberg se le deve prendere.
A quello che si legge, il signor Zuckerberg andrà davanti al Congresso spiegando che si scusa tanto.

È un po' comodo scusarsi e poi... tutti amici come prima.
Sì e no. Quello che in realtà lui teme fortemente è il governo americano. L'Europa può limitarlo solo nel suo ambito, e lui ha già detto che rispetterà il nuovo regolamento sulla protezione dei dati, la Gdpr: e ci mancherebbe altro. Ma al di fuori dell'Unione europea non deve applicare quei termini. Siamo in un mondo digitale: i miei dati personali sono salvati all'interno di un grande server che ha sede in Europa, o in America?

E se lui decidesse di prenderlo e di spostarlo in Zimbabwe, dove non c'è nessuna di queste leggi, noi cosa faremmo?
Questo è il problema che ancora non si sta affrontando. Gli americani potrebbero imporre a Zuckerberg di seguire determinati standard. Lui si potrebbe trasferire in una nazione al di fuori dell'influenza del governo statunitense, che a parte la Nord Corea non sono molte. Altrimenti arriverebbero le multe. Oppure, e questo è un altro timore di Zuckerberg, grandi multinazionali come Unilever e Procter & Gamble inizierebbero a ritirare la pubblicità, come già sta succedendo. Il modo migliore di colpire Facebook, e questo non è un suggerimento ma solo una constatazione, non è il movimento di persone che si stanno cancellando, e che ne avrà raccolte al più un migliaio. Ma se viene meno la raccolta pubblicitaria, Facebook non ha più modo di generare utile e quindi chiude.