Italia | Governo

Di Maio non vede altro governo all'infuori del suo. E sbaglia

Il candidato pentastellato chiarisce alla stampa estera che il M5s non è disponibile a un governo di tutti, e ribadisce la necessità di responsabilità

Il candidato premier del M5s, Luigi Di Maio alla stampa estera a Roma
Il candidato premier del M5s, Luigi Di Maio alla stampa estera a Roma (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - "Non contempliamo l'idea di un Governo di tutti o istituzionale perché gli italiani hanno votato un candidato premier, una squadra di ministri, un programma e le coperture del programma di una determinata forza politica». Luigi Di Maio convoca una conferenza stampa alla stampa estera a Roma per comunicare, si legge testualmente sul suo profilo Facebook, "importanti novità". "Il nostro obiettivo oggi è andare al governo, non sto considerando l'ipotesi che la legislatura non parta" ha risposto a chi gli chiedeva se la regola del doppio mandato potesse cambiare in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Su una possibile apertura al Pd il leader pentastellato si limita a dire che "i cambi di casacca interessano i singoli parlamentari, qui noi facciamo appello a tutto il Parlamento sui temi. Non sto incoraggiando al cambio di casacca, ci mancherebbe altro, anzi per noi l'assenza di vincolo di mandato andrebbe rivista perché se ne è abusato tantissimo, ma credo fermamente nella democrazia parlamentare. Se al centro ci sono i progetti di legge è giusto che le forze politiche si confrontino sulle leggi e non sulle cariche da dividersi". Di Maio chiarisce che "noi siamo diponibili al dialogo sulle presidenze delle Camere e sugli uffici di presidenza, ma non in un'ottica di governo, perché credo alla divsione tra esecutivo e legislativo". 

Governo con la Lega? "Non tradiremo volontà popolare"
Riguardo alla possibilità di un'alleanza con la Lega la replica è netta: "Non siamo disponibili a tradire la volontà popolare. Non si parla di Lega, Pd, Fi e Leu. Il Movimento è inevitabilmente proiettato al governo del paese, gli altri vengano con proposte e non con posti nei ministeri. Interlocuzione con tutti sui temi, questo vuol dire mettere al centro gli italiani", ha aggiunto. "Non siamo disponibili - ha chiarito Di Maio - a immaginare una squadra di governo, un governo diverso da quello che la volontà popolare ha espresso con quasi il 33%. La seconda forza politica è a oltre 10 punti da noi, la terza a 15 punti, è una grande investitura». La parola chiave è responsabilità. "È singolare - prosegue il candidato premier 5S - che oggi noi ci troviamo a fare appello alle forze politiche che dal 5 marzo non fanno nient'altro che parlare di se stesse, dall'una e dall'altra parte. Non mi rivolgo a qualcuno nello specifico. Noi siamo inevitabilmente proiettati al governo del paese ma siamo disponibili sui temi. Nessuno si è fatto avanti per dire siamo pronti, sento solo parlare di segretari e leader. Mettiamoci al lavoro per l'Italia".

Il ritorno al voto? "Non ci spaventa"
Di Maio riflette anche sulla possibilità paventata da molti di un possibile ritorno alle urne tra qualche mese, strategia che lo stesso Salvini auspica per arrivare più forte che mai e come indiscusso leader di una coalizione, quella del centrodestra, ancora più forte. "E' stato dato un grande segnale a queste elezioni e se i partiti non hanno compreso forse hanno bisogno di un segnale ancora più forte, forse chiedono di tornare a votare? A noi non spaventa, gli italiani saranno ben lieti di dare un segnale ancora più forte». Il M5s in assenza di una maggioranza non lascerà l'Italia nel caos, ribadisce ancora una volta Di Maio, che torna a chiedere "responsabilità a tutte le forze politiche su debito pubblico, precarietà, disoccupazione, tassazione delle imprese, disoccupazione" che "non aspettano le liti di partito. Dobbiamo liberare l'Italia dalle dinamiche di potere interne ai partiti e mettere al centro le questioni degli italiani". 

Basta alleanze, c'è da fare 
"Quando in questi giorni sento dire che M5s vuole allearsi con uno o con l'altro dico che non bisogna parlare dell'uno o dell'altro. Mi sarei aspettato da tutti un contatto su dei temi. C'è - ha aggiunto - la grande opportunità di realizzare ciò che l'Italia aspetta da 30 anni. E invece le forze politiche discutono al loro interno dei loro problemi. Questo è un grande rammarico: non dobbiamo perdere l'opportunità di metterci al lavoro per gli italiani. Chi vuole mettersi al lavoro per l'Italia si faccia avanti, non c'è da fare alleanze ma da mettere sul piatto cose da fare".

"Presidenze Camere non riguardano dinamiche di governo"
Riguardo alle elezioni dei presidenti di Camera e Senato, "che sono figure di garanzia", nulla hanno a che vedere con le consultazioni e le procedure istituzionali che li potranno portare al governo, assicura. "Ho sempre detto che siamo disponbili al dialogo su tutti i passaggi istituzionali per portare M5S al governo, ma le presidenze delle Camere non riguardano le dinamiche di governo. L'individuazione di figure di garanzia per Camera e Senato non devono essere collegate all'alleanza di governo o alle dinamiche di governo perchè per noi sono figure di garanzia che riguardano il Parlamento e sul parlamento si devono ritrovare le forze politiche sui temi".

Politica economica espansiva
Di Maio spiega che il primo viaggio da premier lo farò a Bruxelles: lì vanno rappresentate prima di tutto le esigenze del nostro paese che ha bisogno di difendere le proprie imprese, dice. "Credo molto nel dialogo - ha proseguito - ma soprattutto nella presenza: mentre alcuni Parlamenti europei hanno 45 funzionari, noi ne abbiamo due e uno sta per andare in pensione. Abbiamo bisogno di schierare la squadra in campo per vincere la partita. Abbiamo da fare molto con i funzionari e col corpo diplomatico». Prosegue spiegando le mosse di politica economica:"Ho convocato questa conferenza stampa perchè voglio comunicare ai vostri paesi che le nostre misure economiche saranno sempre ispirate alla stabilità del paese e alla qualità della vita degli italiani, non vogliamo trascinare l'economia dell'Italia nelle diatribe politiche». Il M5s vuole portare avanti una politica economica espansiva ma con l'obiettivo di ridurre il debito, "altrimenti tutte le misure economiche andrebbero solo alimentate con tagli». Serve tagliare quello che non serve e fare grandi investimenti che consentano di avere il gettito per ripagare il debito pubblico. Tocca anche la questione del tetto del 3%, dopo che Salvini ha ribadito che potrebbe pure sforarlo: "In molti dicono che quello del 3 per è un parametro che va superato. Io sarei contento una volta al governo di poter discutere su come rivedere i parametri per gli investimenti, dobbiamo capire quale nuovo parametro inviduare. Noi vogliamo ridurre il debito pubblico ma con politiche espansive non con l'austerity». E sul reddito di cittadinanza: "Con il sostegno al reddito non si danno soldi alle persone per non fare nulla ma significa avviare politiche attive del lavoro che reinseriscano chi perde il lavoro».

L'attacco a Padoan 
A quattro giorni dall'intervista al Corriere della Sera in cui Di Maio individuava il Def come prima occasione di confronto e convergenza innanzitutto col Pd, cambia totalmente registro nei confronti di colui che quel Documento dovrà metterlo a punto e portarlo in Cdm entro il 10 aprile: "Credo che oggi Padoan sia stato molto irresponsabile a trascinare le questioni tra Italia e Bruxelles rispondendo 'non so' a proposito del futuro dell'Italia. E' stata quasi una provocazione, come a dire che 'ora che me vado all'opposizione avveleno i pozzi'». Un attacco che lo allontana ancora di più da una interlocuzione con il Pd. «Le nostre misure economiche saranno sempre ispirate alla stabilità del Paese», ha detto il capo politico del M5s, «non vogliamo trascinare le dinamiche economiche nelle diatribe politiche». Padoan ha detto che questa Italia post voto rappresenta un «elemento di incertezza» in Europa. «Penso che il Pd debba prendere atto dei risultati, cosa che mi pare abbia fatto, e collocarsi all'opposizione. Ci sono altri partiti che hanno vinto e credo sia nel gioco democratico offrire una soluzione di governo al Paese. In questi due giorni ho incontrato Dombrovskis, Moscovici e Centeno per informarli del lavoro che in Italia stiamo facendo sulla scrittura di un documento di quadro macro tendenziale e del fatto che implicitamente, finché non ci sarà un nuovo governo, la Commissione deve attendere l'invio del documento programmatico che è compito nuovo governo redigere». Un documento, ribadisce il titolare del Tesoro, «tendenziale», che «non ha nessun contenuto di policy». Il Parlamento non sarà chiamato ad approvarlo e o meno, ma «voterà una o più risoluzioni e immagino che ogni politico voglia approfittare per dire quali sono le priorità di politica economica di ognuno», continua Padoan. Il che «non significa emendare il documento, ma affiancarlo ad ulteriori documenti di indirizzo che ogni parlamentare riterrà di rendere pubblici».

Capitolo Libia: una grande conferenza di pace
Infine, uno sgaurdo alla politica estera: "La linea di politica estera del Movimento 5 stelle non tende a isolare l'Italia. Il mio primo viaggio da candidato premier è stato negli Usa al dipartimento di Stato: l'Italia con noi resterà nell'Ue, alleata dell'Occidente, resterà all'interno della Nato e lo farà con l'ambizione di cambiare alcune cose che non funzionano». L'idea è quella di "stabilizzare" la Libia con una grande conferenza di pace a Roma coinvolgendo tutti gli attori. Non c'è da stravolgere la politica estera italiana ma da far valere di più questo paese nelle grandi dinamiche internazionali", ha concluso il capo politico M5s.