12 dicembre 2018
Aggiornato 00:00

Renzi: mai con M5s o Lega. Le ragioni del no del futuro senatore Matteo

In un'intervista ad Aldo Cazzullo al Corriere della Sera Renzi chiude all'alleanza che qualcuno vorrebbe tra i dem e i grillini
Il segretario uscente del Pd Matteo Renzi
Il segretario uscente del Pd Matteo Renzi (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - "Non esiste governo guidato dai 5 Stelle che possa ottenere il via libera del Pd». In un'intervista ad Aldo Cazzullo al Corriere della Sera Renzi chiude all'alleanza che qualcuno vorrebbe tra i dem e i grillini e anche a un governo di unità nazionale, osservando che "noi purtroppo siamo il quarto gruppo parlamentare, non più il primo: gli appelli alla responsabilità sono sempre utili, ma si rivolgono soprattutto ai gruppi più grandi». Si ricandiderà alle primarie? A quanto pare no: "Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso. Sono stati 4 anni difficili ma belli. Abbiamo fatto uscire l'Italia dalla crisi. Quando finirà la campagna di odio tanti riconosceranno i risultati. Ma la sconfitta impone di voltare pagina. Tocca ad altri. Io darò una mano: noi non siamo quelli non che scendono dal carro, semplicemente perché il carro lo hanno sempre spinto. Continuerò a farlo con il sorriso: non ho rimpianti, non ho rancori». Renzi ribadisce dunque la linea secondo la quale il Pd dovrà stare all'opposizione.

Le ragioni del no al M5s
Non è un problema di "odio" che i grillini hanno seminato, dice. E non è solo un problema di matematica, visto che i numeri non ci sono o sarebbero risicatissimi. I grillini sono un'esperienza politica radicalmente diversa da noi - spiega -. Lo sono sui valori, sulla democrazia interna, sui vaccini, sull«Europa, sul concetto di lavoro e assistenzialismo, di giustizia e giustizialismo. Abbiamo detto che non avremmo mai fatto il governo con gli estremisti, e per noi sono estremisti sia i 5 Stelle che la Lega. L'unico modo che hanno per fare un governo è mettersi insieme, se vogliono». Insomma, aggiunge, "hanno il diritto e forse il dovere di provarci. I sovranisti hanno lo stesso programma su vaccini, Europa, immigrazione, burocrazia, tasse. Facciano il loro governo, se ci riescono. Altrimenti dichiarino il loro fallimento. Noi non faremo da stampella a nessuno e staremo dove ci hanno messo i cittadini: all'opposizione». Una possibilità sarebbe far nascere con l’astensione un governo di centrodestra guidato da una figura meno estremista di Salvini. O no? «No», risponde secco. E sulla possibilità di fondare un partito il segretario uscente mette subito le cose in chiaro: «Di partiti in Italia ce ne sono anche troppi. Io sto nel Pd in mezzo alla mia gente. Me ne vado dalla segreteria, non dal partito».

Dimissioni vere?
Le sue dimissioni "non sono un fake" chiarisce. Dice di aver seguito le indicazioni dello Statuto e dunque sul nuovo segretario deciderà l’assemblea. "Rispetteremo la volontà di quel consesso». Sui nomi non mi esprime, "anche perché sono tutte persone con cui ho lavorato per anni. Io non parlo male di loro; li rispetto, li difendo. E se qualcuno ha cambiato idea su di me, è libero di farlo. Vedo in giro qualche fenomeno spiegare che abbiamo sbagliato tutto; però non riescono a dirci perché, nelle regioni che governano loro, il Pd è andato peggio della media». 

Il Giglio magico non è isolato
Matteo Renzi è rimasto solo dentro al suo partito? «Chi dice questo vive in una realtà parallela. Mai come in queste ore il Pd riceve email e richieste di iscrizione. Nel popolo Pd la stragrande maggioranza sta sulla nostra linea: nessuno vuole fare l’accordo con gli estremisti. Altro che Giglio magico isolato». Qualche dirigente medita il trasformismo? Forse. "Del resto la viltà di oggi fa il paio con la piaggeria di ieri. E se per caso in futuro dovessimo tornare, sarebbe accompagnata dall’opportunismo di domani. I mediocri fanno sempre così: hanno scarsa fantasia, i mediocri. Ma il nodo non è il dibattito interno. Capisco sia importante il nome del nuovo segretario; ma è più importante il nome del nuovo premier. Tutti parlano di noi, nessuno parla della crisi istituzionale in cui ci troviamo». 

Ipotesi elezioni subito?
Sull'opzione elezioni anticipate Renzi ha le idee chiare: «Secondo me nessuno dei due schieramenti vincenti vuole tornare a votare. Prenderebbero la metà dei parlamentari che hanno adesso. Leghisti e grillini sono i più convinti che questa legislatura debba durare 5 anni. Umanamente comprensibile, sia chiaro». Lui ora farà il senatore, come ha già avuto modo di dire diverse volte: "Sono tra i pochi nel Pd ad aver vinto nel proprio collegio. Chi mi conosce davvero non ha di me un’immagine sporcata dalle polemiche. La mia gente sa chi sono; intendo onorare il loro affetto». «Non ho rimpianti" conclude. "Penso che abbiamo fatto bene a fare l’operazione-Palazzo Chigi nel 2014; altrimenti lo tsunami populista sarebbe arrivato con le Europee anziché con le politiche. Oggi il Paese può reggere anche mesi di discussioni tra Di Maio e Salvini, perché l’economia sta molto meglio. Ha visto quelli che in queste ore fanno la fila per avere il reddito di cittadinanza ai Caf? Ci sono anche quelli che si chiedono quanto tempo impiegherà Salvini a cancellare la Fornero o fermare quella che lui ha demagogicamente chiamato l’invasione o fare la tassa unica al 15%. Sono cittadini che chiedono ai leader di rispettare le promesse delle elezioni. Bene. Erano proposte irrealizzabili, ma adesso saranno loro a doverci mettere la faccia». 

La prima proposta da senatore
Intanto, giocando d'anticipo sulla direzione Pd che inizia alle 15, pubblica la sua consueta enews e annuncia la sua prima misura da senatore: un ddl sulle botteghe di vicinato. "Avevo promesso ai miei concittadini di lavorare ad una proposta di legge sui temi delle botteghe, dell'artigianato, dei piccoli negozi di vicinato. Nei prossimi giorni riunirò le associazioni di categoria fiorentine per farmi aiutare a valorizzare i punti più importanti, dalla burocrazia alla sicurezza, dalle tasse alla gestione del web".