12 dicembre 2019
Aggiornato 03:30
Elezioni politiche 2018

Direttamente dal XIX secolo torna il voto di classe: il Pd è diventato il partito delle élite

Un sondaggio del CISE dimostra che l'unico partito per cui la classe sociale rientra come variabile significativa è il PD. Ma al contrario

Il comizio di chiusura della campagna elettorale di Matteo Renzi.
Il comizio di chiusura della campagna elettorale di Matteo Renzi. ANSA

ROMA - Mentre M5S e centrodestra sono impegnati a esplorare le possibilità di formazione di una maggioranza e il Pd a interrogarsi sulla sconfitta, emergono dei dati significativi che aiutano a dare un'interpretazione al risultato elettorale. Risultato che fotografa un'Italia al Nord convinta dal centrodestra, e in particolare dalla Lega di Salvini, che in quell'area rappresenta il partito più di rottura con il sistema, e al Sud speranzosa nel Movimento Cinque Stelle, che in alcuni collegi ha raggiunto picchi del 50%. Di fronte ai due exploit, il Pd sembra ormai destinato a restare residuale partito di opposizione. 

M5S ha vinto nelle zone depresse, la Lega ad alta immigrazione
Andando un po' più a fondo, si scopre che il Movimento CInque Stelle ha vinto nelle zone più depresse economicamente, dove il tasso di disoccupazione è più alto. Parallelamente, le province con il più alto tasso di presenza di immigrati hanno dato il proprio voto alla Lega. Un risultato significativo, perfettamente in linea con una teoria sociologica piuttosto accreditata, proposta per la prima volta dal gruppo di ricerca di Hanspeter Kriesi nel 2006, secondo cui nei paesi dell’Europa Occidentale i cambiamenti nel comportamento elettorale e il successo dei nuovi partiti sarebbero in massima parte legati agli effetti della globalizzazione, economica e culturale, che ha profondamente diviso la società tra vincenti e perdenti. Tra questi, ad esempio, i lavoratori minacciati dalla delocalizzazione - come ci insegna il caso Embraco - o prostrati da paghe continuamente al ribasso.  

(CISE)

Il ritorno della classe sociale
Ed è proprio in questo quadro che, nei comportamenti elettorali, rientra con forza la variabile della classe sociale direttamente dal XIX secolo. E il partito per cui questa variabile - che si pensava ormai sorpassata dalla storia - diventa estremamente significativa è proprio quello che ha perso queste elezioni: il PD. Secondo un'analisi effettuata dal Comitato Italiano Studi Elettorali - LUISS, infatti, il PD si è guadagnato quasi in modo sistematico il voto delle élite socioeconomiche. Il Partito democratico, insomma, in questi anni è indiscutibilmente diventato il partito delle élite. Un dato che avvalora il quadro delineato precedentemente riguardo alla composizione del voto di Lega e Movimento Cinque Stelle. 

Il sondaggio del CISE
In particolare, in uno dei sondaggi condotti dal CISE nella settimane prima del voto, una domanda specifica chiedeva agli intervistati di comunicare la propria classe sociale (così come veniva autopercepita) di appartenenza. Si chiedeva, in particolare, di scegliere, tra varie definizioni, quella che si riteneva più adatta a descrivere la propria classe sociale: classe operaia, classe medio-bassa, classe media, classe medio-alta e classe alta. Altra domanda significativa in questo contesto, quella legata agli standard di vita dove la persona collocava se stessa, su una scala da 1 a 7. I risultati? Tra tutti i partiti, nessuno mostra effetti significativi della classe sociale sulla scelta del voto, tranne, appunto, il PD, per il quale si registra invece una propensione al voto bassa nelle classi sociali basse e medie, maggiore nella classe medio-alta. Le percentuali parlano: il voto ai dem è del 13,1% nella classe operaia, del 19,4% in quella medio-bassa, del 18,3% in quella media, mentre sale al 31,2% in quella medio-alta. È forse su questo che dovrebbe ragionare il PD?